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Anche dietro le sbarre, il boss di un gruppo criminale continuava, secondo la magistratura, a dare ordini per gestire i suoi traffici illeciti, usando i familiari come tramite durante i colloqui in carcere.
I carabinieri di Reggio Calabria, insieme ad altre squadre dell’Arma, hanno messo in atto un’operazione ordinata dal giudice, su richiesta della Procura guidata da Giuseppe Borrelli. Quindici persone sono finite in carcere, altre tre agli arresti domiciliari, accusate di far parte di un’organizzazione dedita al traffico di droga, con reati legati a stupefacenti, armi e persino un caso di estorsione. Le indagini, iniziate a giugno 2023 e concluse a maggio 2024, si sono concentrate su un gruppo criminale attivo a Catona, nella periferia nord di Reggio Calabria. Tutto è partito da alcuni movimenti sospetti notati dai carabinieri vicino alla casa di quello che, secondo il giudice, era il capo del gruppo, nipote di un big della ‘Ndrangheta di Archi. 
Grazie a telecamere, intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre a vari sequestri di droga, i militari hanno smascherato un’organizzazione che spacciava cocaina, marijuana e hashish. Il gruppo, ben strutturato, operava a Catona ma aveva agganci anche nella piana di Gioia Tauro e in Sicilia. Tra i membri, sempre secondo gli inquirenti, c’era persino un minorenne che vendeva droga, anche a clienti minorenni. Il boss, con i suoi contatti nel mondo criminale, garantiva un flusso costante di stupefacenti, che venivano stoccati in case abbandonate o appartamenti affittati, usati come basi per lo spaccio. 
Le indagini hanno portato alla luce anche una piantagione di cannabis indica a Catona, con circa 400 piante già raccolte e 25 ancora in crescita, oltre a un deposito usato come laboratorio per preparare e confezionare la droga. I guadagni dello spaccio? Divisi tra i membri secondo le indicazioni del capo, che si occupava anche di sostenere economicamente uno dei suoi uomini, finito nei guai dopo essere stato beccato con un bel po’ di droga. 
Il gruppo aveva un controllo ferreo su Catona: una rete di vedette teneva d’occhio le strade vicino alla casa del boss per garantire che lo spaccio filasse liscio, e avvisaglie telefoniche partivano non appena qualcuno si accorgeva della presenza dei carabinieri. 

Foto © Imagoeconomica 

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