Una caserma dei Carabinieri asservita alla locale di ‘Ndrangheta che dominava la Val di Cembra (Trentino) - la politica locale e il settore dell’estrazione e lavorazione del porfido - e che insabbiò il caso di un lavoratore cinese picchiato dal clan.
In particolare i membri dell’Arma sono accusati di omessa denuncia e omissione di soccorso, con l'aggravante "di aver così agito al fine di agevolare l'attività dell'associazione criminosa ex art. 416 bis”.
L’impianto accusatorio arriverà domani in Tribunale con la celebrazione dell’udienza preliminare: in tutto sono stati chiesti 15 rinvii a giudizio dopo la conclusione dell'inchiesta "Perfido 2", che chiama in causa il connubio tra boss calabresi travestiti da imprenditori, amministratori pubblici e uomini delle forze dell'ordine.
Si tratta d’una storia molto particolare che ha segnato profondamente il territorio: il 2 dicembre del 2014, nel paese di Lona Lases, un operaio cinese di nome Hu Xupai, minatore pagato a cottimo nelle cave del porfido, decise di reclamare i suoi diritti chiedendo che gli venissero dati i 34 mila euro di paga arretrata. Ottenne un appuntamento in un impianto estrattivo dove tre macedoni in combutta con il clan lo minacciarono e lo pestarono a sangue almeno per un’ora. Dopodiché lo trascinarono in un container e lo legarono ad una sedia.
I tre macedoni successivamente chiamarono i Carabinieri denunciando di aver scoperto un ladro: sul posto arrivò la pattuglia composta da Nunzio Cipolla e Fabrizio Amato; trovano il povero Hu Xupai con gli occhi chiusi, il volto tumefatto, i denti spaccati e le mani legate.
Ma anziché prestargli soccorso lo ammanettarono e lo portarono in caserma. Le condizioni dell’operaio peggiorarono al punto che il comandante Roberto Dandrea chiamò un suo amico infermiere volontario chiedendogli di allertare il 118.
Quando i sanitari arrivano, si resero subito conto che Xupai era stato picchiato.
Ma il comandante spiegò loro che l'uomo era “caduto in un dirupo". Hu Xupai passò 20 giorni di prognosi; la mandibola gli resterà menomata a vita.
Tuttavia i tre macedoni non vennero denunciati dai carabinieri. Fu lo stesso operaio vittima del pestaggio a raccontare tutto alla Procura. Tra 2018 e 2019 i tre aggressori saranno condannati in via definitiva a 2 anni e 8 mesi di reclusione.
Ora si dovranno vagliare le condotte dei militari.
Nella richiesta di rinvio a giudizio, si legge che il comandante Dandrea "agiva come concorrente esterno dell'associazione criminale", di fatto "intervenendo in prima persona e con gli altri militari della stazione ed adoperandosi con ogni mezzo ogni qualvolta il suo intervento fosse richiesto dagli imprenditori calabresi", oltretutto "non denunciando i metodi violenti e intimidatori da costoro attuati", oltre che "non indagandoli e non perseguendoli per i delitti commessi”:
“È una vicenda dai tratti così crudi da suscitare un moto di iniziale incredulità in chiunque ne venga a conoscenza - spiega l'avvocato Sara Donini, legale di Xupai, che si è costituito parte civile, in un articolo de ‘l’Avvenire’ - se è venuta alla luce lo si deve alla tenacia del compianto avvocato Giampiero Mattei, che mi ha preceduto. Il mio rammarico, anche come cittadina, è però quello di assistere ad un processo nel quale il decorso del tempo avrà la meglio: i reati contestati ai membri dell'Arma sono infatti destinati a cadere in prescrizione ed alcuni lo sono già. Una giustizia mutilata. Resta la speranza che questa triste storia possa portare nuova consapevolezza anche in Trentino”.
La protesta del Coordinamento Lavoro Porfido: "Troppe parole vuote" contro la mafia
Mentre le sale di giustizia si preparano per accogliere il processo il Coordinamento Lavoro Porfido di Albiano, in un comunicato del 16 luglio 2025, ha lanciato un grido d’allarme contro l’inerzia istituzionale e le scelte giudiziarie nel contrasto alla ‘Ndrangheta nel settore del porfido trentino. “Abbiamo sentito in questi mesi e sentiamo in questi giorni troppe parole vuote”, denuncia il Coordinamento, sottolineando che “non è con esse che si contrasta l’agire mafioso e si rende onore a coloro che hanno perso la vita nel contrastarlo”. Al centro della critica, il secondo troncone del processo “Perfido”, che indaga la presenza mafiosa nel distretto minerario della provincia, responsabile del “grave degrado delle condizioni di lavoro” e di “ricatti e pesante sfruttamento” per decine di lavoratori.
“Un processo, quello che si sta avviando, che vede imputati per la prima volta alcuni ex sindaci ma soprattutto, sia pur con grave ritardo, il comandante e due carabinieri in servizio presso la Stazione di Albiano quando, il 2 dicembre 2014, in un cantiere di Lases un operaio cinese fu vittima di “sequestro e pestaggio”, al quale prese parte anche uno dei due imputati ai quali è stato concesso il patteggiamento, con una condanna stabilita escludendo immotivatamente la recidiva!” Si legge nel comunicato.
Il Coordinamento contesta i recenti patteggiamenti del 23 maggio 2025, concessi davanti al Gip di Rovereto, che avrebbero “derubricato i capi d’imputazione” e previsto “riduzioni ingiustificate delle condanne”, lasciando “nell’ombra” personaggi di spicco. Inoltre, viene denunciata la mancata costituzione di parte civile del Comune di Albiano, nonostante la richiesta di oltre 30 cittadini, definendo “gravissimo” il comportamento del sindaco, che ha ignorato lo Statuto comunale, preferendo una decisione informale, in spregio alle “regole democratiche”. In vista del 19 luglio, il Coordinamento rinnova il proprio impegno “in difesa dei diritti dei lavoratori” e degli “spazi democratici” garantiti dalla Costituzione.
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