Il nuovo libro del giornalista de L'Espresso Gianfrancesco Turano
Luogotenente di Silvio Berlusconi in Calabria e amico affettuoso di Marcello Dell’Utri, l'ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena (59 anni), figlio dell'omonimo imprenditore calabrese noto per aver dato inizio al traghettamento degli scafi nello Stretto di Messina, morì da latitante a Dubai, in fuga da una condanna definitiva del 2013 a cinque anni e quattro mesi (ridotti in Cassazione a tre anni nel 2014) di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. La causa, secondo quanto si è appreso, sarebbe da attribuire a un infarto.
Amedeo Matacena junior seguì le orme del padre: traghetti, politica e relazioni controverse. La sua morte a Dubai, avvenuta il 16 settembre 2022, è ancora oggetto di un'indagine della Procura di Reggio Calabria, guidata dal procuratore aggiunto facente funzioni Giuseppe Lombardo.
Di lui non rimangono che una scia di testamenti olografi, un patrimonio nascosto chissà dove, quadri d'autore sottratti in casa dell'ex Miss Italia, passaporti nigeriani e tante, tante domande. Matacena aveva già detto di non voler tornare in Italia una volta estinta la pena per mancata esecuzione. Tuttavia, una sua collaborazione con la giustizia, se mai avesse deciso di intraprenderla, avrebbe potuto svelare le connessioni tra ‘Ndrangheta, Cosa Nostra e altre mafie, con i Sistemi Criminali e con la cosiddetta “mafia invisibile”, cioè con quelle parti deviate della massoneria, dei servizi segreti e dell’alta finanza.
Amedeo Matacena
La sua morte - tutt'altro che chiara - e la sua vita sono diventate ora un romanzo noir, scritto dal giornalista de L'Espresso Gianfrancesco Turano. Il titolo è I buoni non esistono (Sem). “Sono anch’io di Reggio Calabria e conosco bene le vicende legate alla saga Matacena,” ha raccontato Turano in un articolo de Il Venerdì di Repubblica. “Quando Amedeo junior è morto - si legge - appena tre mesi dopo la madre, ho cercato di capire cosa fosse successo a Dubai e mi sono imbattuto in questa signora che l’ex deputato aveva sposato in gran segreto con un rito nuziale africano. Mancava poco al rientro di Matacena in Italia, visto che dopo dieci anni la condanna sarebbe andata in prescrizione e lui avrebbe recuperato gran parte del suo patrimonio sequestrato. Parlo di quello ufficiale, perché si dice che gran parte dei soldi sarebbero custoditi in qualche paradiso fiscale.”
Nel romanzo, un ex poliziotto, Mariano Greco, diventa un investigatore privato a Milano che si interesserà del politico e armatore Ranieri Averardi, latitante a Dubai dopo una condanna per collusione mafiosa, sospettato dal fratello di aver ucciso la madre per impossessarsi dell’eredità familiare.
Sulle tracce di Ranieri, la cui latitanza ha tutta l’aria di un dolce esilio all’ombra delle palme emiratine, l’ex poliziotto intuisce presto che la situazione è ben più torbida di una faida tra fratelli, e a riaffiorare saranno le trame criminali che l’oscuro deputato si porta dietro. A completare il quadro c’è la giovane e conturbante Arminia. Per rendere un favore a un vecchio amico veterano dei servizi e allontanare la ragazza da loschi giri, Mariano ha dovuto prenderla sotto la sua ala, eleggendola a improbabile assistente. Adesso, però, inizia a provare per lei un’inopportuna attrazione. Tra Milano, Dubai e Roma, Greco e Arminia dovranno addentrarsi in un intreccio di relazioni ambigue, giochi di potere e fiumi di denaro sporco, dal quale sarà difficile uscire puliti.
Fonte: Repubblica
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