È il sicario Giovanni Rapisarda - conosciuto come Sansuneddu - ad essere diventato collaboratore di giustizia.
Il suo nome è legato alla sanguinosa guerra tra i Santapaola e i Cappello. Una faida che portò all’omicidio dell’imprenditore di abbigliamento Giuseppe Scaringi avvenuto il 23 novembre 1993. Il commerciante catanese stava percorrendo il viale Marco Polo quando a bordo della sua Mercedes gli scaricarono addosso 13 colpi di pistola calibro 9×21. Servirono più di dieci anni per identificare la mano armata.
Nel 2006 scattò il blitz San Berillo Nuovo e i poliziotti notificarono in carcere a Rapisarda l’ordinanza proprio per l’omicidio del titolare della nota catena di negozi d’abbigliamento. Dalle carte giudiziarie dell’epoca e dalle fonti aperte emerge che l’imprenditore sarebbe stato ritenuto dalla famiglia catanese di Cosa nostra troppo “vicino” ai rivali Cappello. Da lì sarebbe nata la condanna a morte.
Rapisarda, dopo anni trascorsi in carcere da ergastolano, ha deciso di collaborare con la giustizia riempiendo pagine di verbali ora in mano alla magistratura.
Sino all’anno scorso continuava ancora ad impartire direttive dal carcere: l’anno scorso il killer era finito al centro di un’operazione anti-estorsione. Assieme a moglie e figli aveva messo sotto scacco un imprenditore di Belpasso specializzato nella lavorazione ed estrazione della pietra lavica. Un pizzo milionario. Rapisarda, secondo gli investigatori, avrebbe dato ai familiari direttive dal carcere, addirittura redigendo lettere intimidatorie da consegnare alla vittima.

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