La strage di via d'Amelio, in cui persero la vita il magistrato Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta sarebbe collegata con la strage di via dei Georgofili a Firenze: "Entrambi gli attentati facevano parte di una strategia, quella che ha portato al colpo di Stato per mano di Cosa Nostra".
Così ha detto a 'La Nazione' Salvatore Borsellino, fondatore del movimento delle Agende Rosse e fratello del giudice ucciso il 19 luglio 1922.
"Georgofili, via d'Amelio, Capaci e via Palestro sono l'emanazione diretta della trattativa Stato - Mafia. Quella trattativa che, secondo una recente sentenza (Corte di Cassazione di fine aprile ndr), non costituisce reato. Resta un velo di mistero a coprire queste pagine nere del Paese", ha detto Borsellino ricordando che sono trent'anni che va avanti la sua battaglia "per avere giustizia. Ma, come per via d'Amelio, credo che anche per la strage dei Georgofili ci siano troppi punti oscuri che non troveranno mai la luce. Nel processo di allora non si è scavato a fondo: manca la testimonianza del portiere che aveva visto due uomini con una borsa, non viene citata la presenza di una donna, e altri tasselli fondamentali sono stati del tutto ignorati. Cose che capitano quando sono coinvolti pezzi deviati dei servizi".
Secondo il fondatore delle Agende Rosse a compiere le stragi "non sono state solo mani mafiose, e tra l'altro non è mai successo che in attentati preparati solo ed esclusivamente dalla mafia abbiamo partecipato delle donne, come invece si è verificato in via dei Georgofili".
Fonte: La Nazione
Foto © Paolo Bassani
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