Nella missiva c’erano anche formule matematiche

Una lettera contenenti frasi accompagnate da formule matematiche è stata inviata tempo addietro dalla madre al boss stragista di Brancaccio, Filippo Graviano.
Di fronte alla possibilità di possibili presenze di messaggi in codice quella missiva è stata ritenuta pericolosa dal magistrato di Sorveglianza dell'Aquila e per questo è stata trattenuta dal carcere.
A quel punto il capomafia decise di fare ricorso al Tribunale di Sorveglianza dell’Aquila. I giudici, però, disposero che l'unica parte della lettera che poteva essere recapitata al detenuto sarebbe stata proprio quella con gli esercizi di matematica, ritenendo che gli eventuali messaggi criptici si nascondessero nel resto della comunicazione.
I legali di Graviano, a quel punto, replicarono con un ricorso in Cassazione e la risposta è senza appello: si tratta di un provvedimento legittimo. Come ha scritto la giornalista Sandra Figliuolo sul sito di PalermoToday, la settima sezione della Cassazione ha rigettato il ricorso del boss di Brancaccio condannandolo a versare 3 mila euro alla Cassa delle ammende.
Secondo il presidente del collegio Giacomo Rocchi "le censure sono manifestamente infondate e generiche" perché "nulla vieta - si legge nell'ordinanza - al tribunale di Sorveglianza di confermare il trattenimento della corrispondenza per ragioni diverse da quelle indicate dal magistrato di Sorveglianza e precisamente per i 'riferimenti a date e persone che potrebbero veicolare messaggi in codice comprensibili al solo destinatario'".
È bene ricordare che a Filippo Graviano - condannato all'ergastolo per le stragi di mafia del '92 e del '93 e per l'uccisione di don Pino Puglisi -, la Prima sezione penale della Cassazione nel mese di luglio ha negato il permesso premio ritenendo che alla dichiarazione di dissociazione sottoscritta dal detenuto “non aveva fatto seguito una collaborazione con gli inquirenti”, e che Graviano aveva anche “mantenuto i rapporti con i familiari, tra i quali vi erano anche soggetti pure coinvolti in logiche associative". Nel verdetto relativo all'udienza dello scorso 6 luglio gli ermellini hanno ritenuto corretta l'ordinanza emessa dai giudici aquilani con la quale il 9 febbraio 2022 era stata respinta la richiesta di permesso premio avanzata dal boss. Secondo i supremi giudici, infine, il Tribunale di sorveglianza "ha dato conto della valutazione negativa compiuta, giustificandola con motivazione in questa sede non censurabile". "La considerazione dei gravissimi reati commessi è stata unita al rilievo che non ne era seguita una effettiva presa di distanza ed anzi - ha scritto la Cassazione - erano stati mantenuti i contatti con i familiari pure già coinvolti nel medesimo contesto di criminalità organizzata". "Dati che, letti alla luce della carente rivisitazione critica dei gravissimi reati commessi, non hanno consentito di valorizzare la pur regolare condotta carceraria e il percorso scolastico", concludeva il verdetto.

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