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Costretto ad andarsene dopo aver denunciato i suoi estorsori. “Forse la mafia ha vinto, vivo all’estero per riavere la mia vita”

Vincenzo Conticello, l’ex titolare dell’Antica Focacceria San Francesco di Palermo che, nel settembre del 2007 decise di accusare pubblicamente i suoi estorsori, oggi, intervistato da Adnkronos, con amarezza, parla di vittoria della mafia sullo Stato e ricorda i motivi che lo hanno costretto a trasferirsi negli Stati Uniti.

Io sono stato lasciato completamente solo, lo Stato mi ha persino chiesto i soldi con gli interessi - ha dichiarato l’imprenditore -. Ora vivo negli Stati Uniti, lontano da tutto. Lontano dalla mia città, Palermo, che ho lasciato con molta amarezza. A malincuore oggi devo dire che forse ha vinto la mafia».

Durante il processo nel settembre del 2007, alla richiesta del pm Francesco Del Bene di indicare la persona che gli aveva chiesto il pizzo, Conticello, davanti alle telecamere da lui stesso autorizzate, con coraggio e determinazione aveva risposto: “E' quel signore lì, quello seduto e che ha accanto le stampelle. Allora non aveva le stampelle e si allontanò con il suo ciclomotore, del quale io presi il numero di targa”.

Con grande coraggio e fiducia nelle istituzioni, Conticello, in quella stessa aula di tribunale che ospitava il presidente onorario della Federazione antiracket Tano Grasso e i ragazzi di “Addiopizzo”, indicava Giovanni Di Salvo, Francolino Spadaro (figlio del boss della Kalsa Tommaso, ndr) e Lorenzo D’Aleo, come i diretti responsabili dell’estorsione realizzata ai danni della storica focacceria di Palermo.

Oggi, Vincenzo Conticello, dopo che gli è stato tolto il servizio di scorta nel 2018 e dopo un breve periodo nel Nord Italia, ha deciso di trascorrere il resto della sua vita “lontano da tutto”, negli Stati Uniti.

Pochi giorni fa, intervistato da Adnkronos durante la commemorazione di Libero Grassi, ucciso dalla mafia il 29 agosto del ‘91, ha dichiarato: “Oggi vivo all’estero perché ho creduto che fosse il modo migliore per cercare di riprendere la mia vita in mano e potere essere una persona normale.” - continua - “A un certo punto lo Stato ha deciso che la mafia è finita e che non avevo più bisogno della scorta. Nel momento in cui le persone che ho accusato sono tutte fuori, sono rimasto molto colpito dalla decisione dello Stato di togliermi la scorta”.

Riprendendo le dichiarazioni fatte nei giorni precedenti da “Addiopizzo” nel merito di chi decide di pagare il pizzo perché “non sono vittime della mafia ma conniventi di Cosa nostra”, Conticello ha sottolineato: “Sono perfettamente d’accordo, ne sono convinto. Chiunque paghi, anche poco, sta finanziando Cosa nostra. Certamente occorrono degli strumenti legislativi nuovi. Le forze dell’ordine e i magistrati dovrebbero farsi bastare le denunce, senza esporre le persone mettendo a rischio le loro vite. Io, ad esempio, non sono stato risarcito per i danni che ho subito, tranne per i danni morali”.

Descrivendo la storica inadempienza e la profonda inettitudine dello Stato verso i suoi cittadini, Vincenzo Conticello ha condiviso le sorti riservate a lui e alla sua focacceria: “La focacceria San Francesco ha avuto per sei anni lo sgravio fiscale in quanto vittima di mafia e dopo sei anni ci è stato richiesto non solo il valore della sospensione ma anche interessi, more e accessori, quasi a raddoppiare l’intera cifra.” - prosegue - “Mi viene da pensare che se la mafia voleva 50 mila euro l’anno senza ipoteche e pignoramenti, forse si comportava meglio di uno Stato che doveva tutelare un cittadino. Alla fine è successo quello che voleva la mafia”.

Fonte: La Sicilia

Foto d'archivio © Imagoeconomica

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