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Maria Grazia Mazzola intervista l’ex procuratore aggiunto di Palermo per il Tg1

La strage di via d’Amelio “non sarebbe stata completa se non fosse sparita l’agenda rossa”, perché sarebbero stati individuati immediatamente “i veri mandanti e i veri esecutori materiali”. A parlare è l’ex procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi - oggi presidente del Centro Studi Paolo e Rita Borsellino -, raggiunto in occasione del trentennale della strage di via d’Amelio dall’inviata del Tg1Maria Grazia Mazzola, alla quale ha aggiunto: “Tutta l’attività che è stata compiuta dopo l’esplosione della bomba era stata preparata prima”.
Sulla strage sono stati celebrati processi e condotto indagini da polizia e magistratura. Risultato: “14 anni di depistaggi sull’orrore di via d’Amelio”, commenta la Mazzola in apertura del servizio.
Tutto cambia nel ’94, quando il falso pentito Vincenzo Scarantino, dal carcere, si autoaccusa della strage e mescola le carte tra vero, falso e verosimile. Prende forma il depistaggio di Stato. Scarantino, ha ricordato la giornalista, “è gestito dal pool del capo della squadra mobile Arnaldo La Barbera”. Poi anni dopo arrivano le accuse del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza che ribalta le menzogne e accusa il clan di Brancaccio nelle vesti dei Graviano: “veri autori della strage”.
Infine la Mazzola commenta con Teresi l’esito della sentenza pronunciata pochi giorni fa dal Tribunale di Caltanissetta nell’ambito del processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via d’Amelio, la cui corte (presieduta da Francesco D'Arrigo), ha fatto cadere l’aggravante mafiosa nei confronti di Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei: i tre ex poliziotti del pool stragi comandato dal prefetto Arnaldo La Barbera, imputati di calunnia per aver indotto il falso pentito Vincenzo Scarantino a mettere a verbale bugie e ad accusare ingiustamente degli innocenti, che poi furono condannati all’ergastolo per la strage. Come risultato, i reati contestati a Bo e Mattei sono stati dichiarati prescritti, mentre Ribaudo è stato assolto “perché il fatto non costituisce reato”. Respinta, dunque, la tesi della procura di Caltanissetta, che parlava di “un depistaggio gigantesco” e “inaudito” che “ha coperto alleanze mafiose di alto livello” e aveva chiesto condanne a pene altissime.
Quest’ultima sentenza che ha deliberato la prescrizione dei reati per alcuni degli imputati - commenta Vittorio Teresi - non esclude l’esistenza del depistaggio, perché non c’è un’assoluzione nel merito”. “Ma - si chiede l’ex procuratore aggiunto -, perché cade l’aggravante di mafia? Nei confronti di chi è stato fatto questo colossale depistaggio? Per favorire chi?”. Domande, queste, che attendono ancora risposte.

Guarda l'intervista del Tg1 dal minuto 20

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