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Balsamo al 43° anniversario: “Vittima di quell’attacco allo Stato lanciato da Cosa Nostra”

Il capo della squadra mobile di Palermo Boris Giuliano fu una delle “prime persone a credere fino in fondo della cooperazione giudiziaria internazionale. Ha indagato sul traffico internazionale di stupefacenti proprio nel momento in cui si verificava quella enorme accumulazione di ricchezza” per Cosa Nostra “che ha preceduto di poco la stagione del terrorismo mafioso”. Giuliano fu vittima di “quell’attacco allo Stato lanciato da Cosa Nostra e in particolare dai corleonesi”. “Non ci deve mai abbandonare il pensiero di dare continuità al suo lavoro”.
È stato così che il presidente del Tribunale di Palermo Antonio Balsamo ha ricordato il capo della squadra mobile Boris Giuliano durante la cerimonia commemorativa tenutasi oggi in via Francesco Paolo Di Blasi. Tra i presenti anche il vice sindaca Carolina Varchi, Umberto Santino, Antonio Vullo, Lia Sava (procuratrice generale di Palermo), Annamaria Palma (avvocato generale di Palermo) e Matteo Frasca (presidente della Corte d'Appello di Palermo).
Dopo la deposizione della corona di si è svolta la messa presso la Cappella della Soledad, in Salita Manganelli, in Piazza della Vittoria.
Giorgio Boris Giuliano, fu assassinato il 21 luglio 1979 nel “Bar Lux” in via Di Blasi mentre era alla cassa per poi uscire. Fu in quel momento che il killer di Cosa nostra, Leoluca Bagarella, cognato del Capo dei Capi Totò Riina, lo fulminò con alcuni colpi d’arma da fuoco.
Fu così che uno degli investigatori più innovativi del tempo perse la vita, proprio per il fatto che era andato a scavare in quei meandri di Cosa nostra ancora sconosciuti e che dovevano restare nascosti. Proprio per questo suo nuovo metodo di investigazione, Giuliano iniziò anche a collaborare con l’FBI e la DEA negli Stati Uniti, cosa che qualche anno dopo continuò a fare il magistrato Giovanni Falcone.
Boris Giuliano fu uno dei primi investigatori pionieri che scoprirono il traffico internazionale di droga tra la Sicilia e gli Usa. Il capo della Mobile diede un forte impulso di modernità alla lotta al crimine organizzato, che al tempo non era ancora dotato di strumenti normativi per combatterlo. Uno degli elementi introdotti nel metodo d’indagine fu proprio il lavoro di squadra. Infatti, il gruppo d'èlite era formato da Tonino De Luca, Paolo Moscarelli e Vincenzo Boncoraglio tutti poliziotti volenterosi, ognuno con un compito preciso e ben delineato così da non intralciarsi o scontrarsi nel corso delle indagini o delle operazioni. Ogni funzionario all'interno della squadra mobile era responsabile di un settore della criminalità organizzata controllati dall'occhio attento del “maresciallo”, (così veniva chiamato Boris ndr). Una sua intuizione che diede una importante svolta al metodo investigativo fu costruire una mappatura delle famiglie mafiose basandosi su omicidi nei vari quartieri e nelle periferie. Oltre al traffico di droga, Giuliano investigò anche sui casi dei giornalisti Mauro De Mauro e Mario Francese, e del segretario provinciale di Palermo della DC, Michele Reina. Successivamente indagò anche sul caso del boss Giuseppe Di Cristina.
Nelle indagini sul traffico di droga internazionale, all'aeroporto Punta Raisi di Palermo vennero trovate, da alcuni agenti di polizia, due valigie contenenti 500mila dollari, la parcella pagata da famiglie mafiose d'oltreoceano a quelle sicule per l'eroina. Pochi giorni dopo, all'aeroporto di New York furono rinvenute delle valigie con una partita ingente di eroina proveniente da Punta Raisi per un valore stimato di 10 miliardi di dollari. Secondo Giuliano questo duplice ritrovamento fu una conferma del narcotraffico che evidenziò il collegamento tra famiglie mafiose siciliane come i Bontade, gli Spatola, gli Inzerillo e i Gambino e famiglie mafiose negli U.S.A.
Furono proprio queste le indagini che costarono la vita a Giuliano. Ma nonostante la sua morte il suo patrimonio investigativo continua ad esistere e portato avanti da chi è venuto dopo di lui.

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