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Gratteri: “Il mafioso pensa sempre di più all’economia quindi deve avere a che fare con l’informatica”

Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra stanno puntando ancora una volta a trasformare Palermo in una grande piazza di spaccio. A rimetterci sono inevitabilmente gli strati più poveri e meno protetti della popolazione come i ragazzi di 12 anni residenti nei quartieri più poveri, i quali sotto la pressione di una condizione sociale al limite della sopravvivenza iniziano a sniffare già da giovanissimi i cristalli di cocaina.

Le Forze dell’Ordine, ha riportato ‘la Repubblica’, hanno eseguito centocinquanta arresti per droga nell’arco di cento giorni nel capoluogo siciliano, segno evidente dell’intenzione delle mafie di espandere il mercato e di aprire (o ripristinare) le piazze di spaccio, da sempre punti vitali per l’illecito arricchimento.

I Carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno stimato che lo scorso anno sono state consumate oltre una tonnellata di cocaina, due tonnellate fra hashish e marijuana e quattrocento chili di crack. A questi dati si sommano anche quelli della prefettura: nel 2021 sono stati 553 i chili di sostanza stupefacente sequestrata.

I proventi finiscono tutti nelle tasche delle famiglie mafiose di Cosa Nostra le quali trattano gli acquisti dei carichi di cocaina con i calabresi e con la malavita campana per hashish e marijuana - custodita  nei depositi di Ballarò, dello Zen e di Pagliarelli - per poi cedere ai referenti delle singole piazze l’attività di spaccio. L’unica droga ad essere a “chilometro zero” è il crack poiché prodotta in laboratori improvvisati allo Sperone e spacciata fuori dalle “cucine”, fra i palazzoni di Brancaccio o a Ballarò.

La droga tuttavia non è il solo problema. Il “boccone ghiotto” che offre il narcotraffico in termini di guadagni ha fatto nascere anche delle faide tra i clan che avrebbero potuto coinvolgere anche persone innocenti. Una di queste guerre ad esempio è stata stroncata grazie al blitz dei militari della Compagnia di Carini, coordinata dal procuratore aggiunto della Dda Paolo Guido e dal sostituto Giorgia Spiri, conclusosi con 17 arresti per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacente, spaccio e detenzione di droga, azzerando così due gang che si contendevano le piazze di spaccio di cocaina, hashish e marijuana nei paesi della costa nord.

Una guerra, riportano gli inquirenti, indirizzata ad ottenere il controllo di un business che in quella zona vale oltre mezzo milione di euro all’anno. Zona rimasta senza “un governo criminale” dopo la cattura di Alessandro Bono, uno dei capi del narcotraffico palermitano condannato a 20 anni nel gennaio del 2021.

Nello specifico i capi delle due organizzazioni, Andrea Giambanco e Giuseppe Mannino, avevano iniziato nell’estate del 2018 il conflitto per il controllo delle piazze di spaccio. In quel periodo infatti un uomo di Mannino era stato ucciso a colpi di pistola mentre un altro era stato ferito alle gambe.

Ai 17 arresti di giovedì inoltre si vanno a sommare i 12 eseguiti martedì scorso a Borgetto, ma soprattutto in città con le operazioni allo Sperone (57 arresti), Vucciria (7 in carcere), Passo di Rigano (12 in manette), Pagliarelli (8 fermati), Partanna, Borgo Nuovo e Ballarò (31 misure cautelari) e infine, 25 misure cautelari in carcere o ai domiciliari eseguite dalla polizia alla Noce, allo Sperone e a Bagheria.

Tecno-narcotraffico
Oggi non esiste più il mafioso che abbiamo conosciuto finora. Oggi il mafioso spara sempre meno, è sempre meno, apparentemente, violento però pensa molto agli affari, pensa molto all’economia e quindi, per forza di cose, deve avere a che fare con l’economia e con l’informatica”. Così si era espresso il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri durante la trasmissione Rai, Play Digital.

I mafiosi - ha spiegato Gratteri - hanno molti soldi e si rivolgono al mondo delle professioni per fare transazioni sofisticate, transazioni all’estero, per fare investimenti dove è necessario anche saper interagire via web”. L’élite della ‘Ndrangheta non disdegna neanche l’uso dei bitcoin, la moneta virtuale che garantisce anonimato e transazioni sofisticate.

Più volte - ha spiegato il magistrato - in alcune indagini abbiamo visto gli ‘ndranghetisti, soprattutto i trafficati di cocaina, dire ai colombiani ‘vi paghiamo con bitcoin’. Ma i colombiani non vogliono ancora essere pagati con bitcoin, hanno ritrosia. Però l’élite della ‘Ndrangheta è già pronta con la moneta elettronica”. “Ancora non c’è la perfetta percezione di questo nuovo step della ‘Ndrangheta - ha affermato Gratteri -. Ma abbiamo l’élite delle forze dell’ordine che hanno chiaro questo fenomeno. Il problema è farlo capire a chi ha il potere decisionale di fare riforme normative che servono per contrastare questa nuova frontiera. Questo tema è tabù per l’Europa perché i Paesi del centro e nord Europa non ne voglio sentire parlare: in nome della privacy loro accettano che in Stati come Germania, Belgio e Olanda ci siano le mafie. Questi Paesi non aggrediscono le mafie in modo invasivo, con la tecnologia. Non vogliono che le forze dell’ordine siano ancora più penetranti e invasive con le intercettazioni ambientali o con i trojan. Molti Paesi d’Europa pensano che le mafie non siano così presenti come diciamo noi perché le mafie lì non sparano ma vendono cocaina e, con quei soldi, comprano tutto ciò che è in vendita.

Quindi per gli addetti ai lavori e per l’opinione pubblica le mafie non sono un problema. Ma le mafie sono intelligenti e furbe, hanno capito bene la lezione della strage di Duisburg, e quindi quegli errori non li faranno più. Pensi che la Germania è il Paese a più alta densità ‘ndranghetistica dopo l’Italia, perché è il Paese più ricco è c’è una legislazione che non contrasta il riciclaggio in nome della privacy”. Dalle parole del magistrato di Catanzaro si può dedurre che il connubio tra tecnologia informatica e traffico di droga ha notevolmente aumentato le capacità delle grandi organizzazioni criminali di gestire il trasporto e la vendita della sostanza stupefacente. Si potrebbe parlare a questo punto di “tecno - narcotraffico”, un nuovo modus operandi criminale in cui sono stati eliminati le componenti tradizionali come i ‘pizzini’ e “i numeri in codice” per fare spazio a cripto - comunicazioni tali da rappresentare una sfida anche per le Forze dell’Ordine. La scena è dominata dai moderni software per cellulari, sistemi di comunicazione di ultima generazione in grado di cancellare telefonate e messaggi automaticamente quando l’accesso del cellulare viene forzato. Questi sistemi informatici hanno tenuto occupate le polizie di mezzo mondo, dall’Fbi a Europol, e i migliori investigatori d’Italia.  Oltre ai cellulari e ai moderni sistemi di comunicazione Cosa Nostra sta puntando anche a superare l’intermediazione della ‘Ndrangheta con i cartelli colombiani per la fornitura della cocaina, puntando su delle fidate linee di pagamento aperte ai produttori di droga in Colombia.

Europol, nel marzo scorso, era riuscita a bucare una rete molto frequentata dai criminali italiani, si chiama “Sky Ecc”, un network con 70 mila utenti. Inoltre un po’ di tempo prima era stata sferrata un’altra offensiva contro la rete “EncroChat” in cui gli utenti pagavano 2000 euro  al mese per usufruire dei servizi di comunicazione criptati.

Nel mirino degli inquirenti erano finite anche le  PlayStation trovate in casa del nipote prediletto di Matteo Messina Denaro, Francesco Guttadauro perché nel gioco preferito di Matteo c’era una chat con cui comunicare in tutta sicurezza con altri utenti. Inoltre gli investigatori qualche anno fa avevano passato al setaccio il computer della sorella di Matteo, Patrizia, perché c’era il sospetto che comunicasse via Facebook col fratello.

Foto: it.depositphotos.com

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