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Negli ultimi giorni, la primula rossa di Castelvetrano è stato presente in cima ai "trend topic" dei social per buco nell'acqua del blitz olandese concluso con l'arresto di un turista inglese scambiato per il superlatitante.
Come raccontato martedì da la Repubblica, l’inchiesta partita dalla procura di Trento ha portato solo grande imbarazzo e malumori nell’antimafia, per il mancato coordinamento con la procura di Palermo e con i reparti centrali di polizia e carabinieri che conducono l’inchiesta sulla Primula rossa. Eppure, raccontano che a Trento magistrati e finanzieri della sezione di polizia giudiziaria erano sicuri della loro pista, nata nell’ambito di un’indagine sul riciclaggio internazionale. Alla polizia olandese era stata data un’indicazione precisa, relativa a una persona e a un appuntamento al ristorante. Ma quell’inglese di Liverpool ammanettato dai reparti speciali non era Messina Denaro. A prova di questo, oltre al test del DNA che è stato ripetuto più volte, il legale del cittadino inglese, l'avvocato Leon Van Kleef, ha dichiarato che il suo assistito era già stato "condannato in Inghilterra negli anni '90" schedato con "le sue impronte digitali".
Cosa sia realmente andato storto ancora non si sa con sicurezza e il superlatitante continua a essere a piede libero.

Le tracce lasciate dall'ultimo dei corleonesi
Messina Denaro
è un fantasma ormai dal 1993. L’ultimo che con certezza l’ha visto era il suo amico fidato e complice Vincenzo Sinacori, oggi collaboratore di giustizia, durante un incontro nel 1997. Un’altra certezza nel mare delle false piste e dei depistaggi spazzati via dalla procura di Palermo riguarda il momento in cui Messina Denaro ha interrotto le sue comunicazioni attraverso i pizzini, era l’estate del 2015. Quattro anni dopo emergono ancora delle tracce, la principale pista per provare ad arrivare al latitante.
Il 2 maggio 2019 due mafiosi stavano parlando di una proposta d’affari arrivata da un emissario del clan Gambino di New York quando, all’improvviso, restano in silenzio per venti secondi. I carabinieri del Ros, che indagavano su Cosa nostra agrigentina, sentono il rumore leggero di una penna che scivola su un foglio. Poi, uno dei mafiosi ha sussurrato il nome del fantasma: "Messina Denaro". E ancora: "Iddu… la mamma del nipote, che è di qua… è mia commare". A parlare era Giancarlo Buggea, boss di Canicattì; con lui c’era Simone Castello, mafioso palermitano, un tempo fidato postino di Bernardo Provenzano. Entrambi erano nello studio legale dell’avvocatessa Angela Porcello, pure lei finita in manette nel febbraio scorso con l’accusa di aver fatto parte del clan di Canicattì. Per il pool di magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Guidao era attivo un canale di comunicazione con il latitante, "segreto ed efficiente".
Un canale attraverso cui fargli sapere solo le cose importanti. Il 13 gennaio 2020 era arrivata un’altra intercettazione nello studio dell’avvocatessa poi arrestata: il mafioso Antonio Chiazza aveva chiesto a Buggea: "Quelli di Trapani lo sanno dov’è?". "Minchia, non lo sanno? Lo sanno" ha risposto Buggea. Chiazza fa riferimento a "sua madre" e Buggea ripete, "sua madre". Chiazza poi ha aggiunto: "Io gli ho visto fare un gesto… noialtri con Matteo glielo dovremmo dire… ci volevano altri due che ci andavano". Per gli investigatori, la donna citata nelle due intercettazioni "può identificarsi nella madre di Luca Bellomo, Maria Insalaco, morta a Canicattì il 12 aprile 2019". Bellomo - in carcere dal novembre 2015 dove sta scontando una condanna a 10 anni e 10 mesi - è nipote acquisito di Messina Denaro, per avere sposato la nipote, Lorenza Guttadauro.
Bellomo ufficialmente era un imprenditore rampante spesso in viaggio fra la Colombia, la Francia e l’Albania (la sua ditta forniva tovagliati ai migliori alberghi della città) ma secondo la procura di Palermo avrebbe finanziato la latitanza del padrino. Oltretutto sono rimasti nel mistero i motivi dei suoi frequenti viaggi in Sud America.
I luoghi in cui potrebbe rifugiarsi Matteo Messina Denaro quindi potrebbero essere molto lontani dalla Sicilia. O forse no?

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