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Il generale dell'Arma Arturo Guarino: "Spaccio di stupefacenti costante fonte di finanziamento di Cosa nostra"

I carabinieri della compagnia di Partinico e del nucleo investigativo del gruppo di Monreale in collaborazione con la Direzione Investigativa Antimafia hanno eseguito nella provincia di Palermo e contestualmente a Trapani, Latina, Napoli, Roma, Milano, Reggio Calabria, Cagliari e Nuoro un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 85 persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di droga, reati in materia di armi, estorsione e corruzione. Tra le persone fermate, 63 sono state portate in carcere, 8 agli arresti domiciliari e 4 sottoposte a obblighi di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria. L'ordinanza è stata firmata dal gip del tribunale di Palermo su richiesta dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia locale. L'operazione è scaturita dalle indagini iniziate nel novembre del 2017 su Ottavio Lo Cricchio, imprenditore del settore vinicolo, e Michele Vitale, esponente della famiglia mafiosa dei Vitale, storici capi di Cosa Nostra del mandamento mafioso di Partinico i quali, secondo gli investigatori della Dia, hanno prodotto marijuana in larga scala nelle campagne di Partinico. Infatti, nell'ottobre 2018 gli inquirenti hanno trovato in contrada Suvaro e in contrada Milioti una piantagione da 3.300 piante e due capannoni di stoccaggio dove erano in essiccazione sei tonnellate di droga pronta per essere confezionata e immessa nel mercato. Inoltre, sempre secondo gli inquirenti la famiglia mafiosa dei Vitale acquistava anche grosse partite di cocaina dalla 'ndrina dei Pesce di Rosarno in provincia di Reggio Calabria.
Nonostante nel corso dell'attività d'indagine che ha portato all'esecuzione dell'operazione odierna non ci sia stato nessun collaboratore di giustizia che abbia contribuito, in tre anni e mezzo gli inquirenti hanno ricostruito le dinamiche criminali nel mandamento mafioso di Partinico e scoperto cinque associazioni a delinquere finalizzate al traffico ed alla produzione di stupefacenti, capeggiate da personaggi già condannati per associazione mafiosa. In particolare, secondo le ricostruzioni degli investigatori, il primo gruppo era guidato da Michele Vitale, 53 anni e un gradino più sotto Giuseppe Lombardo, Pietro Virga e Ottavio Lo Cricchio, i quali gestivano altri quindici uomini per la coltivazione e la vendita di marijuana e per lo spaccio di cocaina. Il secondo gruppo invece era promosso e diretto dai fratelli Maurizio e Antonino Primavera e poteva contare su Federico e Simone Purpura, Giuseppe e Biagio Imperiale. La terza associazione di trafficanti di droga era capeggiata dai fratelli Gioacchino e Raffaele Guida, da Massimo Ferrara e Angelo Cucinella che con altri 14 sodali gestivano soprattutto le piazze di Palermo città. Il quarto raggruppamento criminale faceva riferimento a Michele Casarrubia e a sua madre Antonina Vitale che con altri cinque spacciatori rifornivano di hashish, cocaina e marijuana le piazze della provincia di Palermo. L'ultima associazione a delinquere era promossa dal boss Nicola Lombardo, genero dello storico capo - mandamento di Partinico Leonardo Vitale, già condannato in via definitiva per associazione mafiosa e dal suo braccio destro Nunzio Cassarà. Lombardo oltre al traffico di droga reggeva anche il mandamento mafioso di Partinico ed era deputato alla risoluzione di controversie tra privati in virtù del suo "prestigio criminale".





Gli investigatori infatti hanno registrato con dalle microspie nell'agosto del 2017 un episodio in cui un cittadino si rivolge al boss tramite un altro mafioso per chiedergli di prendere provvedimenti contro un vigilante di una discoteca di Balestrate che aveva malmenato il figlio la notte di Ferragosto procurandogli 30 giorni di prognosi. Inoltre anche in un'altra circostanza è stato documentato l'intervento di Lombardo in una lite tra due imprenditori locali la quale ha avuto origine dalla violazione degli accordi per la concessione d'uso di alcune macchinette del caffè. E poi ancora il capomafia era stato anche chiamato in causa per l'individuazione dei responsabili di un furto commesso in un negozio gestito da cinesi come anche in un'altra occasione era intervenuto per rendere possibile il recupero di un mezzo agricolo rubato a un uomo d'onore e per l'ottenimento di un risarcimento in favore di un agricoltore le cui colture erano state danneggiate dal pascolo di animali condotti da un pastore.
Ma la sua influenza, come riportato dalle indagini, si estendeva anche dentro il carcere. Infatti il boss aveva come uomo fidato nel Pagliarelli un agente della polizia penitenziaria di Palermo a cui i magistrati della Dda hanno contestato il reato di corruzione aggravata. Il secondino infatti si sarebbe messo a disposizione del boss per eseguire alcuni lavori dentro la struttura di detenzione come ad esempio permettere gli scambi di lettere fra Lombardo e Francesco Nania - l'ex boss a capo del mandamento di Partinico, arrestato nel febbraio 2018 - oppure fornendo informazioni sulle attività di intercettazione all'interno del carcere. L'agente infedele in cambio di questi suoi servizi avrebbe ricevuto dal capomafia Lombardo, tramite un suo braccio destro, generi alimentari (ricotta, arance, carne di capretto), capi di abbigliamento (felpe, tute), il lavaggio mensile dell'auto e l'acquisto di carburante ad un prezzo inferiore a quello di mercato.
I cinque gruppi criminali dediti al narcotraffico erano in grado di gestire le piazze di spaccio della Sicilia occidentale e si rifornivano di cocaina e hashish dalla Camorra a Napoli, dalla Ndrangheta a Milano e dai Casamonica a Roma. I carichi di stupefacente potevano arrivare come valore complessivo anche a 700 mila euro.
"Il traffico e lo spaccio di stupefacenti è una delle costanti fonti di finanziamento di Cosa nostra e togliere le fonti di finanziamento significa togliere il bacino di galleggiamento alla mafia, renderla più povera e quindi incapace di agire" ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Palermo, generale Arturo Guarino, ribadendo che "l'area di Partinico è una zona della provincia particolarmente critica sotto il profilo dell'ordine e della sicurezza pubblica".
Secondo gli inquirenti il gruppo Guida comprava la cocaina nel Lazio per mezzo dei corrieri Alessio Antonacci e Stefano Carocci ma aveva i suoi agganci anche a Napoli in accordo con clan camorristici locali soprattutto con i fratelli Giovanni e Raffaele Visiello dell'omonima famiglia di Torre Annunziata. L'hashish, invece, i gruppi criminali lo facevano arrivare da Palermo e il referente dei cinque gruppi era Marco Marcenò. Tuttavia gli affari più importanti avvenivano nella Capitale e a Milano in cui Michele Casarruba aveva trattato nel novembre 2018 l'acquisto di una ingente quantità di cocaina con Consiglio Di Guglielmi, per tutti "Claudio Casamonica", uno dei capi del clan romano morto per Covid alcuni mesi fa. All'incontro, interamente registrato dai carabinieri aveva partecipato anche l'allora collaboratrice di giustizia Giusy Vitale (in passato reggente del mandamento di Partinico e al momento fuori dal programma di protezione) una degli arrestati di questa mattina, la quale in quell'occasione e successivamente anche in altre, come riportato dagli inquirenti, aveva comprato cocaina da fornitori "calabresi" di Milano e Bergamo.

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