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Colpita a Catania una consorteria criminale legata ai Santapaola-Ercolano e Matteo Messina Denaro

Esercizio abusivo di gioco e scommesse, evasione fiscale, truffa aggravata, autoriciclaggio, condotte aggravate dalla finalità di favorire gli interessi del clan Santapaola-Ercolano. Sono i reati per cui questa mattina a Catania, durante l’operazione “Doppio gioco”, 23 soggetti sono stati sottoposti a misure personali restrittive da un’ordinanza del Gip di Catania su richiesta della Dda: 12 destinatarie di custodia cautelare in carcere, due agli arresti domiciliari e nove alla misura interdittiva dell'esercizio dell'attività commerciale. L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Catania, dal Comando Provinciale della Guardia di finanza della provincia etnea (con la collaborazione e il supporto dello SCICO - Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata), ha riguardato sia il territorio nazionale (Sicilia, Emilia-Romagna e Puglia) sia quello europeo (Germania, Polonia e Malta).
Le indagini, svolte dai militari appartenenti al Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catania – si legge nel comunicato stampa della Procura Distrettuale della Repubblica – hanno tratto origine dall’approfondimento di una segnalazione di operazione sospetta e hanno riguardato il sistema di illecita raccolta e gestione delle scommesse sportive ‘on line’, oltre che delle attività volte al riciclaggio dei relativi proventi”. In particolare, è stato accertato che “la consorteria criminale ha in primo luogo ideato su internet un’apposita piattaforma di gioco (denominata ‘RAISEBET24.COM’)”. La proprietà di quest’ultima, non essendo autorizzata ad operare in Italia, è stata attribuita ad una società maltese “al fine di occultare il legame con il territorio nazionale e le connessioni con la criminalità organizzata”, ha riportato la Dda di Catania. Successivamente, la consorteria criminale ha organizzato una raccolta illecita di scommesse “da banco” sull’intero territorio nazionale, avvalendosi di una rete di agenzie, collegate alla piattaforma “RAISEBET24.COM”, che fungevano da centri di trasmissione dati.
Il totale della raccolta delle scommesse – secondo l’analisi dell’operatività del sito internet verso cui affluivano le puntate - è stata pari a 32 milioni di euro, mentre la società maltese, che in realtà ha operato come stabile organizzazione sul territorio nazionale, ha evaso le imposte sui redditi per oltre 30 milioni di euro”. Gli ingenti introiti delle scommesse, raccolte nelle varie agenzie dislocate lungo tutto il territorio nazionale, e i proventi dell’evasione (complessivamente pari a 62 milioni di euro) “sono poi affluiti nei conti della società maltese e, da lì, ulteriormente riciclati nell’acquisito di terreni, fabbricati, società in Italia (Puglia ed Emilia-Romagna) e in Germania”, si legge nel rapporto della Dda etnea. Da sottolineare sono anche i riscontri effettuati dal Nucleo PEF di Catania, che “hanno consentito, tra l’altro, di sottoporre a sequestro quasi 180 mila euro in contanti, occultati nel doppio fondo di un’autovettura”.
Con l’operazione odierna, dunque, è stato sottoposto a sequestro il rilevante patrimonio dell’associazione, costituito da: “Disponibilità finanziarie, disponibili su conti correnti in Italia, Malta e Polonia, per un valore di 62 milioni di euro – si legge nel comunicato stampa della Procura di Catania -; fabbricati e terreni in Emilia-Romagna e Puglia; e, inoltre, una società in Germania, operante nel settore della ristorazione”. Per un valore complessivo di 80 milioni di euro.
L’attività investigativa in questione - conclude la Dda - si inquadra nel più ampio quadro delle azioni svolte da questa Procura e dalla Guardia di Finanza volte al contrasto sotto il profilo economico-finanziario, delle associazioni a delinquere di tipo mafioso, al fine di evitare i tentativi, sempre più pericolosi, di inquinamento del tessuto imprenditoriale, e di partecipazione al capitale di imprese sane, anche profittando delle difficoltà legate al periodo di contrazione economica”.





Pericolo maltese anche nella relazione della Dia
L’operazione “Doppio gioco” ha dunque evidenziato una serie di “asset” criminali tra la Provincia etnea e l’Isola di Malta. Ma, ad essere sinceri, non c’è da stupirsi. Il pericolo rappresentato da questo “ponte economico mediterraneo” è stato già ampiamente denunciato anche nella Relazione semestrale della Dia (presentata recentemente al Parlamento), in merito all'analisi della presenza (e degli affari) della criminalità organizzata italiana all’estero e alle sue relazioni internazionali. In merito alle attività di cooperazione bilaterale (in particolare sul fronte europeo) tra la criminalità “nostrana” e Malta, infatti, va sottolineato come “le procedure semplificate previste dal diritto societario dello Stato di Malta hanno indirettamente originato opportunità per le mafie italiane di riciclare ingenti capitali – ha scritto la Dia nella Relazione semestrale -. Ciò è avvenuto, negli ultimi anni, e segnatamente nel settore del gioco d’azzardo e delle scommesse”. Un monito, questo, (come ciò che è emerso dall’operazione odierna) da non sottovalutare in vista dell’aumento delle scommesse online dimostrato, tra l’altro, dall’Agipronews (agenzia di stampa periodica telematica che si occupa del mondo dei giochi a pronostico e delle scommesse) secondo cui: “Con la pandemia l'offerta online registra un aumento della spesa del 39% a quota 2,5 miliardi”.

Oltre ai Santapaola-Ercolano, anche Matteo Messina Denaro
Dall'inchiesta coordinata dalla Dda di Catania (che ha indagato in totale 339 persone), è emerso anche il nome del latitante di Cosa nostra Matteo Messina Denaro. Tra i destinatari di custodia cautelare in carcere dell’operazione “Doppio gioco”, infatti, compaiono i nomi di Carmelo e Giuseppe Gabriele Placenti, i quali “avrebbero fornito il ‘know - how’ nell'organizzazione dei sistemi di giochi e scommesse clandestine on line anche a Francesco Guttadauro, il nipote del superlatitante”, hanno detto gli investigatori della Guardia di finanza durante la conferenza stampa odierna tenutasi a Catania.
Durante le indagini sono stati accertati contatti tra i Placenti e Guttadauro a seguito dei quali vi sarebbe stata anche una espansione delle attività di giochi e scommesse anche nella Sicilia Occidentale gestita da Cosa nostra. I fratelli, infatti, avrebbero fornito a queste organizzazioni le metodologie per mettere in piedi l’intera attività economica. Da altri procedimenti penali è anche emerso come Francesco Guttadauro (all’epoca privo di un’attività imprenditoriale nel mondo delle scommesse) si sarebbe rivolto ai due fratelli dopo aver saputo che erano in possesso della metodologia per svolgere l'attività imprenditoriale.
L'operazione 'Doppio gioco' - hanno sottolineato in conferenza stampa gli investigatori - è da considerarsi gemella dell'operazione 'Revolution bet', nella quale furono coinvolti i fratelli Placenti e con la quale nel 2018 fu smantellata una rete criminale di stampo mafioso che si interessava delle scommesse online”. Insomma, con l’inchiesta odierna emerge nuovamente come Messina Denaro e Santapaola-Ercolano (tra le famiglie al vertice di Cosa nostra), siano collegati e rappresentino ancora oggi il fulcro del potere della criminalità organizzata in Sicilia e non solo.

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