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Dopo gli arresti della Dda di Palermo la mafia si è riorganizzata subito per riprendere gli affari

Un ponte collega parte del Sud America alla Sicilia. Un ponte in cui vengono fatti passare migliaia e migliaia di chili di droga che, una volta giunta a bordo di container al porto di Genova e Catania, viene distribuita per la vendita al dettaglio in piazze come quella di Carini o quella dello Zen di Palermo dove il giro di affari supera i 4 mila euro al giorno.
Il canale l’anno scorso ha subito uno stop, ma è già ripartito. A gestire la famiglia mafiosa dello Zen e a sovrintendere al lavoro dei pusher, sulla base dell’ultima indagine della Direzione distrettuale antimafia e dei carabinieri del Nucleo investigativo, sarebbero stati Giuseppe Cusimano e Francesco L’Abbate, entrambi arrestati nel blitz delle scorse settimane.
Il 7 febbraio dell’anno scorso è stato Cusimano, intercettato, a rivelare l’esistenza di questo canale: “Ma lo hai visto a Genova in un veliero che hanno trovato? E a Catania? Due borse piene, piene di cocaina all’aeroporto, picciotti non arriva più niente”.
Quel giorno ci fu un’operazione della guardia di finanza all’aeroporto di Catania. I cartelli del Sud America avevano scelto Fontanarossa per fare giungere in Italia un carico di 386 chili di cocaina partito da Bogotà, in Colombia. Nel documento di viaggio c’era scritto “libri” e i carichi hanno prima fatto tappa a Madrid e Roma. Una volta a Catania i militari del Gico, dello Scico e della Direzione centrale per i servizi antidroga, che hanno tenuto sotto costante osservazione i movimenti del lotto, si sono adoperati per il sequestro. Nei giorni precedenti due emissari dei narcos messicani erano stati fermati a Verona. Poi è toccato agli intermediari arrestati in Spagna.
Alla luce delle intercettazioni di Cusimano e L’Abbate (che si sono fatti strada con l’appoggio di Francesco Paulumeri, piazzato, secondo l’accusa, alla reggenza del mandamento da Calogero Lo Piccolo), la droga era destinata anche alla piazza palermitana. Così come quella trovata, nei mesi precedenti, a bordo di un veliero a Genova. Più di 380 chili di cocaina spedita ancora una volta dalla Colombia. Per quel carico è certo il ruolo della ‘Ndrangheta per l’approvvigionamento della polvere bianca. Il caso dei narcos scesi fino a Catania per la consegna dimostra, però, che alcuni boss siciliani sono in grado di interloquire direttamente con i cartelli sudamericani.
Resta da identificare gli anelli siciliani della catena di distribuzione. Uno potrebbe essere stato Giulio Caporrimo, boss di San Lorenzo tornato di nuovo in carcere. Il 10 gennaio 2020 parlava di un carico di 2.000 chili di droga che era stato sequestrato a Carini specificando che “quattro erano per qua”.
Gli ultimi arresti non hanno bloccato lo spaccio. Si sono subito rimessi all’opera per riorganizzarsi. L’ipotesi è che ci possa essere una regia comune fra i boss di diverse province che importano la droga tutti insieme. Una specie di cartello siciliano che si confronta con quelli oltroeceano.

Fonte: livesicilia.it

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