Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

L'intervento all'apertura dell'Anno giudiziario: "Csm trasformato in centro di potere. Ora impegno è voltare pagina"

Rivolgo al Presidente della Corte d'appello, al Procuratore generale, al Presidente della Regione, ai Presidenti del Consiglio degli ordini degli avvocati che sono presenti, ai rappresentanti delle forze dell'ordine e tutti colori che stanno seguendo questa cerimonia anche da remoto, il saluto del Csm che oggi ho l'onore di rappresentare.
Non nascondo che avverto emozione a trovarmi in un palazzo di giustizia in cui, dal 1992 al 1999, magistrato di prima nomina, ho ricoperto l'incarico di sostituto procuratore della repubblica. Non posso non ricordare il periodo che vissero gli uffici giudiziari nisseni in quel contesto di poco successivo alle stragi di Capaci e via d'Amelio.
Questi uffici, non solo per la competenza ad indagare e giudicare su quegli eventi delittuosi così complessi, ma ancor prima per l'allora recente previsione del sistema ordinamentale delle direzioni distrettuali antimafia, si trovarono improvvisamente catapultati da una dimensione di normalità ad una di importanza e rilevanza nazionale e internazionale; senza però essere messi nella condizione di poter immediatamente sostenere un peso così gravoso.
Eppure, grazie allo sforzo immane di molti magistrati, inquirenti e giudicanti spesso giovani di prima nomina, tra mille difficoltà, in un cammino disseminato di trappole, gli uffici di questo distretto contribuirono in maniera decisiva alla prima reazione dello Stato alla più grave offensiva mafiosa alle istituzioni democratiche che la storia della Repubblica ricordi.
Non solo con le indagini ed i processi per le stragi, i cui esiti parzialmente ribaltati da sentenze di revisione delle condanne inflitte ad alcuni imputati hanno invece per numerosissimi altri prodotto condanne definitive mai messe in discussione, ma anche con vicende processuali altrettanto delicate e complesse: quelle relative all'omicidio del giudice Saetta e del figlio Stefano; all'omicidio del giudice Livatino; alla riapertura dell'inchiesta e al nuovo processo sulla strage Chinnici; al primo maxi processo alle cosche mafiose del nisseno, denominato "Leopardo"; ai processi per i centinaia di omicidi scaturiti dalla guerra di mafia nel gelese. Da allora l'impegno e la centralità degli uffici giudiziari del distretto non sono mai venuti meno.
Sono stati compiuti ulteriori e importanti passi in avanti nel contrasto alla criminalità mafiosa e sono state, negli ultimi anni, individuate pericolose sacche di illegalità e di abuso consolidatesi anche all'interno delle istituzioni sul simulacro di una fasulla e strumentale antimafia di facciata.
Quando qualche settimana fa il Comitato di presidenza del Consiglio superiore della magistratura ha chiesto a ciascun consigliere di indicare una preferenza sulla sede distrettuale nella quale partecipare alla cerimonia di inaugurazione non ho avuto dubbi, ho indicato subito Caltanissetta.
Non per un motivo meramente affettivo. Ma perché sento il bisogno di rappresentare la vicinanza istituzionale ai magistrati che con inchieste e processi, che hanno riguardato violenti e spesso occulti attacchi al cuore della nostra democrazia, hanno contribuito a preservare l'integrità del nostro assetto democratico.
Dovete essere orgogliosi di lavorare in questi uffici e dovete avvertirne il peso e la responsabilità che ne derivano.
Intendo rappresentarvi la consapevolezza dell'intensità degli sforzi che ancora dovranno essere fatti nella direzione della ricerca di mandanti e moventi ulteriori, anche e soprattutto esterni alla criminalità mafiosa in senso stretto, delle stragi del 1992.
Sarete chiamati a lavorare con impegno, coraggio, costanza, umiltà, intelligenza, senza tentennamenti, senza arretramenti e senza assecondare la pericolosa logica, alimentata oggi da più parti, della rassegnazione a considerare impresa impossibile quella di colmare le evidenti lacune di verità che ancora residuano.
Il vostro sarà un lavoro duro e difficile che vi esporrà a prevedibili attacchi e delegittimazioni e rischi di ogni tipo.
Ecco perché avete una ragione in più, avete tutto il diritto di percepire l'organo di Autogoverno della magistratura come vostro baluardo. Ecco perché dovete pretendere che il Csm funga da scudo contro quegli attacchi che all'indipendenza della magistratura, e di ciascun magistrato, vengono mossi dall'esterno e dall'intento dell'ordine giudiziario.

Il Consiglio superiore della magistratura si sta impegnando con i fatti a cambiare pagina.
Dobbiamo combattere per debellare per sempre quelle logiche che lo avevano trasformato in un centro di potere lontano quando addirittura non ostile a magistrati più liberi indipendenti e coraggiosi.
Quello appena trascorso non è stato un anno facile. Il Consiglio superiore sta ancora affrontando l'onda lunga dei fatti emersi dall'inchiesta della Procura di Perugia.
Fatti e situazioni che ci devono indignare ma che non ci possono sorprendere.
Non dobbiamo essere ipocriti. Essi rappresentano la fotografia nitida di una patologia che rischia di minare l'intero sistema della magistratura.
Una malattia che solennemente si era diffusa come un cancro, con la prevalenza di logiche di clientelismo, di appartenenza correntista o di cordata, collateralismo con la politica. Un sistema malato che si è financo estrinsecato in scelte giudiziarie dettate più dall'opportunità che dalla doverosità dell'agire. Un sistema che non esitava ad adoperarsi per isolare e neutralizzare i magistrati che non lo assecondavano.
Logiche perverse che hanno allontanato il Consiglio dalla funzione immaginata dal legislatore costituente, e alimentate fuori dal Csm da comportamenti di troppi magistrati sempre più pervasi dal male oscuro del carrierismo e della folle corsa a incarichi direttivi.
Ciò che è emerso ha provocato un grave discredito nella magistratura, ma nello stesso tempo, ne sono convinto, costituisce un'occasione irripetibile per ripartire con un nuovo spirito. Il Csm sta cercando di intraprendere un percorso di reale cambiamento prima che altri, mossi dal malcelato intento di ridimensionare il controllo di legalità della magistratura, cambino loro le regole e le volgano, magari iniziando dalla separazione delle carriere dei pm da quella dei giudici, in direzione di una compressione definitiva delle prerogative costituzionali di autonomia e indipendenza. Il Csm sta tentando di incamminarsi sulla strada del rinnovamento e sulla strada del riscatto. Una strada impervia ed in salita che passa necessariamente dall'affrancamento di ogni singolo consigliere da condizionamenti correnti, o comunque esterni. E passa anche dal doloroso, ma indispensabile approfondimento, per i diversi aspetti di competenza consiliare, dall'enorme mole di documenti trasmessi dall'autorità giudiziaria di Perugia. Il recupero di credibilità e autorevolezza della magistratura non può prescindere dalla cooperazione di ciascun magistrato. Se si continuasse a ritenere accettabile ciò che è sempre avvenuto, come se sempre dovesse avvenire; se non ci sarà a livello individuale una rivalsa forte e diffusa dell'etica di magistrati ogni sforzo sarebbe vano.

(...)

Anche in un contesto così difficile, e per certi versi drammatico, il Consiglio nel 2020 ha svolto un'attività di cui cercherò di tracciare le linee fondamentali per estrema sintesi.
Di fronte all'insorgere dell'emergenza pandemica il Consiglio ha moltiplicato i propri sforzi nel fornire agli uffici giudiziari, innanzi tutto, soluzioni organizzative idonee ad ovviare alla situazione emergenziale.

Il consiglio ha adottato una serie di risoluzioni dirette a fornire ai dirigenti degli uffici giudiziari soluzioni organizzative volte a contemperare le esigenze di tutela della salute con lo svolgimento dell'attività giudiziaria. Ha elaborato linee guida che hanno suggerito ai dirigenti l'adozione di provvedimenti riguardanti i magistrati, il personale amministrativo e l'avvocatura.

Le linee guida hanno affrontato molteplici problematiche: la stabilità dei provvedimenti organizzativi adottati, la gestione delle udienze penali, la trattazione delle udienze civili mediante il ricorso del deposito telematico dei provvedimenti, le indicazioni da adottare per i magistrati in condizioni di fragilità e per quelli in quarantena o isolamento fiduciario.
Si è previsto, altresì, al fine di venire incontro alle inevitabili difficoltà dei dirigenti, la sospensione o la proroga dei termini per l'adozione dei programmi di gestione, ovvero dei nuovi progetti tabellari e dei nuovi progetti organizzartivi.
L'attività del consiglio è comunque andata avanti senza soluzioni di continuità. Per quanto riguarda l’attività concernente lo status dei magistrati, il consiglio ha affrontato, al tramite della prima commissione, numerose pratiche aventi ad oggetto l'accertamento dei presupposti per dare eventualmente luogo al trasferimento d'ufficio per incompatibilità funzionale dei magistrati.

(...)

Sono convinto, Signor presidente, che il suo richiamo al male oscuro del carrierismo, vada accompagnato anche da un'ulteriore riflessione su quella che è stata, negli ultimi anni e decenni, una tendenza che secondo me va contro lo spirito della Costituzione e delle norme costituzionali, alla gerarchizzazione degli uffici, e soprattutto alla gerarchizzazzione degli uffici di procura, e in questo senso di assoluto rilievo appare l'opera di profonda revisione della precedente normativa consiliare in tema degli uffici requirenti; la quale, nel solco della circolare del 2017, è stata elaborata nell'ottica di salvaguardare la garanzia di un'esercizio imparziale di un'azione penale e la speditezza, ma anche e soprattuto la pari dignità dei magistrati dell'ufficio di Procura.
La complessa rivisitazione degli uffici requirenti si è mossa secondo alcune direttrici di fondo: l'interpello è stato delineato come strumento indefettibile per l'assegnazione dei magistrati ai gruppi di lavoro, per l'assegnazione degli incarichi di coordinamento dei procuratori aggiunti e per gli incarichi di collaborazione. E' stato riaffermato il metodo partecipato per l'adozione del progetto organizzativo. Nell'ambito di una più precisa regolamentazione delle funzioni semidirettive è stato previsto inoltre l'obbligo di svolgimento per i procuratori aggiunti, l'obbligo di una quota di lavoro giudiziario in senso stretto così come il divieto di esonero per i magistrati con funzione di collaborazione non titolari di funzioni sei direttive.
Nell'ottica di trasparenza e imparzialità dell'attività del dirigente è stata riaffermata la previsione di espressi criteri per la designazione degli affari, la co-assegniazione e l'autoassegnazzione. E la necessità per il procuratore, per il dirigente, di specifica motivazione in caso di deroga ai criteri automatici di assegnazione.

(...)

Il consiglio ha evidenziato le numerose e complesse questioni legate alla introduzione, per la prima volta nella storia repubblicana, di un ufficio requirente di matrice europea all'intento dell’ordinamento giudiziario italiano.
Il consiglio ha segnalato evidenti criticità legati innanzi tutto alla mancata previsione di disposizioni relative all'inquadramento ordinamentale del magistrato italiano eventualmente nominato Procuratore capo Europeo.

Si è evidenziato come la scelta di collocare fuori ruolo il procuratore europeo italiano, costituisca un'evidente abulia rispetto al nostro complessivo assetto ordimamentale.
Si tratta infatti di un organo, incardinato nell'istituzione Euro unitaria, e tuttavia destinato a poter svolgere attività propriamente giudiziaria in Italia, di regola invece precluda a magistrati collocati fuori ruolo.
In relazione poi ai cosiddetti procuratori europei delegati il parere ha evidenziato le numerose problematiche sottese alla perdurante incertezza sul loro numero, alla mancata previsione di modifica delle piante organiche e al contestuale svolgimento, da parte dei procuratori europei delegati, di funzioni di merito e di legittimità, nel nostro assetto ordinamentale, viceversa, nettamente distinto.

I limiti di tempo non consentono un'ulteriore illustrazione di attività del consiglio.
Vorrei chiudere il mio intervento con una riflessione ed una speranza.
La magistratura sta vivendo un periodo buio, pervasa da scandali e forti tensioni. Non dobbiamo avere paura di affrontare la situazione con rigore, attenzione per le garanzie di tutti, ma senza sconti per nessuno. Negare, minimizzare e archiviare frettolosamente questa triste vicenda, questa triste pagina, sarebbe un ulteriore e fatale errore.
La speranza. Resteremo consapevoli ed orgogliosi, anche in memoria dei nostri morti, della fondamentale importanza che la magistratura ha avuto, ha assunto e continuerà ad avere, e ad assumere assunto, nella difesa dei diretti e delle libertà costituzionali di ogni cittadino.
Resteremo consapevoli dell'impareggiabile bellezza di servire il Paese con la toga sulle spalle, forti soltanto, soltanto della nostra autonomia e indipendenza da ogni altro potere.

Foto © Imagoeconomica

ARTICOLI CORRELATI

Dalla ricerca della verità sulle stragi al rinnovamento del Csm

''Storia al bivio: o classe dirigente si responsabilizza o sarà il fallimento''

Lia Sava: ''Su ricerca verità sulle stragi non arretreremo''

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy