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Presentato il libro di Fisichella "Una città in pugno"

Ardita: "Tema dell'informazione centrale per ricostruire alcun tappe rilevanti della storia criminale e amministrativa della città"

Una pubblicazione coraggiosa che arriva in un momento storico in cui Mario Sanfilippo Ciancio si trova a processo con un'accusa pesante: concorso esterno in associazione mafiosa.
Anche per questo raccontare la sua storia di imprenditore di successo, editore, padrone di radio, tv e giornali, di grande proprietario terriero e promotore di grandi centri commerciali diventa rivoluzionario.
Il libro scritto da Antonio Fisichella "Una città in pugno. Informazioni, affari, politica e mafia: Catania al tempo di Mario Ciancio. Una storia italiana" offre un'analisi importante proprio in questa direzione. E' stato presentato ieri pomeriggio a Catania, all'interno di Palazzo Platamone.
All'evento organizzato con collaborazione del Comune di Catania, di Libera, Associazione Memoria e Futuro, UDI Catania, CittàInsieme, Fondazione Giuseppe Fava, Generazioni Future Sicilia, Comitato Popolare AnticoCorso Catania, accanto all'autore hanno partecipato il consigliere togato del Csm Sebastiano Ardita, Isaia Sales (saggista e politico italiano) e Antonio Ortoleva (come coordinatore).
Un'occasione per riflettere su quanto avvenuto negli ultimi cinquant'anni in una delle più grandi città d'Italia e del Mezzogiorno e a lungo considerata la "Milano del Sud".
Proprio Ardita, che nei suoi libri ha ripercorso vari aspetti delle evoluzioni dei fenomeni criminali in città ha evidenziato come la prospettiva dell'informazione sia centrale per ricostruire alcun tappe rilevanti della storia criminale e amministrativa della città. E ciò avviene attraverso il racconto delle tappe per le quali si sviluppa la situazione di monopolio informativo a Catania, nella gestione del gruppo editoriale de La Sicilia guidato da Mario Ciancio.
"Dentro la storia c'è Catania - spiega il consigliere togato del Csm - con le sue vicende storiche e amministrative recenti e con qualche cenno al passato che ci ricordano che Catania ha vissuto storie diverse fino ad arrivare alla storia di 'giovani turchi' che si impossessano della città e ne fanno ciò che vogliono in un contesto nel quale gli interlocutori non sono soltanto i famosi 'cavalieri del lavoro', di cui si è parlato a lungo, e non soltanto la dimensione criminale organizzata della mafia catanese di Cosa nostra e di Santapaola, ma sono tutti coloro i quali consolidano un potere unitario. Catania è una realtà in cui esiste una compattezza della gestione del potere: potere pubblico, potere economico e criminale che si guardano, in certi casi fingono di controllarsi, ma in realtà co-gestiscono la città con profili diversi".
Tra i pregi evidenziati dunque, viene individuato nell'approfondimento del rapporto e l'interazione tra l'informazione ed i fenomeni pubblici, finanziari e criminali.
Nell'intervento di Isaia Sales, economista presso l'università "Suor Orsola" di Napoli e prefettore del volume, ha tracciato un'analisi storica dell'evoluzione politico-economica del Paese anche riflettendo sul presente: "L'Italia è una di quelle Nazioni che ha un patrimonio che non sfrutta, ha un capitale che non utilizza ed una riserva di energia, economica e sociale, che non valorizza pienamente. Se l'Italia oggi è una Nazione importante nel mondo immaginiamo come sarebbe con un Sud che ha le stesse opportunità e condizioni economico e sociali del centro Nord. E qui ci troviamo in una parte d'Italia che non ha le stesse opportunità dell'altra. E la storia dimostra che una Nazione che non utilizza una parte del suo capitale è destinata a non avere sul piano interazione un ruolo".


Fisichella da parte sua ha spiegato cosa debba stendersi con la terminologia di Sistema Catania: "Noi ci troviamo di fronte ad una triade fatta da pezzi del mondo degli affari e dell'imprenditoria, pezzi della politica de delle istituzioni, e criminalità organizzata. Parti che in qualche modo riescono a determinare le direttive di sviluppo di un'intera città. A Catania avviene una grande eccezione: che in questo ponte di comando della città c'è anche l'editore-diretto di un grande giornale in regime di monopolio. Qua sta l'unicità del modello Catania. Anche qui è la forza e la coerenza, per molti versi inesistente da altre parti. Cioè il luogo di potere catanese, dalla prima alla seconda modernizzazione, anche per il cambio di guardia all'interno della democrazia cristiana, vede l'ascesa di una nuova generazione politica. E questo nuovo blocco di potere assume una coerenza ed una forza indescrivibile, con un pezzo di imprenditoria che viene selezionata a monte e con un'opera certosina, che si abbevera e si nutre di appalti pubblici e che fanno parte dell'establishment e che al suo interno ha sin dalle origini un pezzo fondamentale di Cosa nostra catanese". Fisichella ha quindi ribadito l'esistenza di un unico blocco di potere unico "che integra insieme istituzioni, l'imprenditoria, la politica ed i giornali. Un sistema modernissimo, realizzabile, esportabile e perfettamente riproducibile".
Proprio quella convivenza tra varie consorterie ha da sempre contraddistinto lo sviluppo della mafia a Catania. Una mafia di cui si è sempre parlato poco. Proprio per questo motivo, ha evidenziato Ardita, "diventa fondamentale lo sviluppo di una coscienza critica, analizzando e sviluppando analisi dei mali della città, in modo da creare anticorpi, che parte dalla cultura".
Ed è da qui che si riparte per non "addormentarsi" di fronte a quello che accade attorno ad ogni cittadino.
Per questo diventa importante conoscere. Ed incontri come quelli di ieri, o libri come quelli di Ardita e Fisichella, rappresentano un punto di partenza.

Foto © ACFB

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