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Questa mattina a Catania e provincia, su delega di questa Direzione distrettuale antimafia è stata data esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Catania nei confronti di 18 indagati e a un provvedimento di fermo di indiziato di delitto emesso dal pubblico ministero a carico di altri 2 soggetti. Tutte ritenute responsabili, a vario titolo, di concorso in estorsione continuata, commessa con l'aggravante del metodo mafioso per aver chiesto il 'pizzo' a commercianti e imprenditori. Le misure di custodia cautelare, 13 in carcere e 5 ai domiciliari, sono state applicate su quelli che la Procura ritiene essere esponenti di punta del gruppo di San Giovanni Galermo e del clan Assinnata di Paternò, facenti parte della famiglia di Cosa nostra catanese 'Santapaola- Ercolano'. Le indagini, partite dalla segnalazione di una vittima, hanno dimostrato le richieste estorsive da parte del clan operante nel quartiere San Giovanni Galermo, a Catania, nei confronti di due imprenditori, padre e figlio, proprietari di una nota catena di supermercati.
Alle vittime, inizialmente titolari di un punto vendita aperto nel 2001 ad Aci Sant'Antonio (Catania), gli estorsori hanno detto che avrebbero fatto saltare in aria il locale in caso di mancato pagamento. Da allora gli imprenditori hanno versato mensilmente prima 350 euro, diventati poi 700, 1000 e infine 1500 dopo l'apertura di altri due punti vendita a Valcorrente e Misterbianco (Catania) e di un bar tabacchi nel quartiere di San Giorgio a Catania. Inoltre, secondo gli investigatori i fermati pretendevano dalle vittime dai 500 ai 1000 euro in occasione delle festività pasquali e natalizie, insieme a ceste regalo e champagne dal valore di diverse centinaia di euro. A seguito dell'arresto di alcuni affiliati al clan, le donne hanno sostituito i propri congiunti nella riscossione delle 'rate mensili' e nelle estorsioni. In particolare Rita Spartà, moglie di Salvatore Guerrieri, e la sorella Francesca Spartà, moglie di Salvatore Basile, sarebbero state incaricate dai mariti di provvedere a ritirare il pizzo, mentre Strano Maria Antonietta (per cui sono stati riconosciuti dal gip i gravi indizi di colpevolezza ma non le esigenze cautelari), moglie di Roberto Marino, avrebbe ricevuto 'le rate' direttamente a casa. Dopo una pausa forzata dei pagamenti durante il lockdown, secondo gli inquirenti Francesca Spartà, subito dopo lo scorso ferragosto, si sarebbe recata in un punto vendita per chiedere alla vittima di riprendere subito i pagamenti e il versamento degli arretrati, avvisando il titolare dell'esercizio commerciale che da quel momento non era più protetto da rapine e danneggiamenti. Il giorno successivo lo stesso supermercato aveva subito una rapina da parte di tre uomini con il volto coperto e armati di pistola. Al commerciante, secondo gli investigatori, sono state chieste somme di denaro per aver effettuato una spedizione punitiva (non andata a buon fine) nei confronti dell'autore di uno scippo ai danni di una congiunta dei denuncianti.

Foto © Imagoeconomica

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