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di AMDuemila
Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha emesso un nuovo provvedimento d'arresto

Torna in carcere uno dei sequestratori del piccolo Giuseppe Di Matteo, Franco Cataldo. Il tribunale di Sorveglianza di Milano ha ordinato un nuovo arresto per l'ergastolano di 85 anni, condannato per concorso nel sequestro Di Matteo rapito e poi sciolto nell’acido, a cui gli erano stati concessi i domiciliari in seguito alla circolare del Dap sulle misure da adottare nei penitenziari in piena emergenza Coronavirus. I carabinieri di Palermo, in esecuzione a un provvedimento della Corte d’Appello del capoluogo siciliano, hanno bussato a casa sua e lo hanno portato nel carcere Pagliarelli per essere trasferito in quello di Opera, dove Cataldo stava già scontando la pena prima del lockdown. Il nome di Cataldo era nella lista dei mafiosi da riportare dietro le sbarre stilata dal nuovo vice capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Roberto Tartaglia, in applicazione del decreto antimafia del guardasigilli Alfonso Bonafede approvato in Consiglio dei ministri lo scorso 9 maggio. Il decreto concede al Dap potere di iniziativa nell'indicare ai magistrati di Sorveglianza (i quali obbligatoriamente dovranno rivalutare in 15 giorni la posizione del detenuto) soluzioni sanitarie idonee che consentano il rientro negli istituti di pena dei boss scarcerati per motivi di salute. A tornare in carcere oltre a Cataldo, ieri è stato uno dei colonnelli di Bernardo Provenzano, Franco Bonura e nei prossimi giorni sarà rivalutata la posizione del boss dei Casalesi Pasquale Zagaria.
Cataldo, in stretti rapporti con il boss e oggi collaboratore di giustizia Giovanni Brusca, lo 'scannascristiani' di Cosa Nostra condannato per un centinaio di omicidi, è stato arrestato con altri mafiosi dopo la scoperta, a San Giuseppe Jato nel palermitano, del bunker sotterraneo dove era stato segregato il figlio del pentito Santino Di Matteo detto 'Mezzanasca'. Il bambino fu ammazzato per ritorsione nei confronti del padre, la cui collaborazione con la giustizia permise una svolta nelle indagini sulle stragi di Capaci e Via d'Amelio, costate la vita ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e alle rispettive scorte. Si tratta di uno tra gli episodi più atroci della storia della mafia siciliana: il cadavere del piccolo Di Matteo, strangolato, venne liquefatto in una vasca di acido nitrico una settimana prima di compiere 15 anni, dopo 779 giorni di prigionia.

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