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di Karim El Sadi
L'ex killer di Brancaccio: "L'ho fatto arrestare io, è legatissimo ai corleonesi che vogliono vendicarsi"
E sulle scarcerazioni dei boss assicura: "Hanno festeggiato"

Novembre 2019, il pentito di Cosa nostra Pasquale Di Filippo telefona preoccupato a Il Fatto Quotidiano. "Leoluca Bagarella (in foto) si è fatto l'ergastolo perché io l'ho fatto arrestare - dice al giornalista Marco Lillo - Ora ho paura perché so che in questi 24 anni di carcere al 41-bis non ha pensato ad altro che a me e se dovesse uscire in permesso verrà a cercarmi”.
Era il periodo in cui l'Italia subiva l'ennesimo schiaffo dalla Corte di Strasburgo con la discussa sentenza che permetteva anche ai boss irriducibili di poter accedere a permessi premio. Da quella telefonata sono passati alcuni mesi. Bagarella è rimasto in cella in isolamento, e l'Italia è nel pieno di una pendemia senza precedenti, ma quella paura non è andata via. Anzi, si è fatta ancor più concreta perché questa volta dalle carceri qualcuno che gliel'ha giurata è uscito sul serio. Si tratta di Nino Sacco, "componente del triumvirato che reggeva il mandamento di Brancaccio", in pratica un altro degli uomini di Cosa nostra che Pasquale Di Filippo ha fatto arrestare negli anni con la sua collaborazione con la giustizia avviata nel 1995. Nino Sacco è tra i 376 boss che nell'ultimo mese e mezzo sono tornati a casa perché secondo i giudici in carcere erano maggiormente esposti a rischio contagio da Covid-19. "Adesso, ho paura. - dice l'ex killer sempre al telefono ma questa volta a Repubblica - Perché io ho raccontato tanti segreti di quel capomafia, ho svelato che era uno dei fidati di Leoluca Bagarella, il cognato di Salvatore Riina". "Sacco è legatissimo ai Corleonesi - aggiunge - che mi hanno condannato a morte. E quella sentenza non è stata mai revocata". Nel corso della sua telefonata Di Filippo afferma inoltre che a suo dire "i boss di Palermo hanno di sicuro festeggiato per quelle scarcerazioni. So come ragionano, sono stato anche io un mafioso. Hanno festeggiato per la disorganizzazione dell’antimafia". Secondo il pentito, così come Nino Sacco è riuscito ad ottenere i domiciliari, anche altri potrebbero avere successo. "Loro le proveranno tutte - assicura - perché fanno questo di mestiere: approfittare delle occasioni per trarre il massimo del vantaggio. Ecco perché le istituzioni, in cui ho piena fiducia, devono recuperare al più presto, facendo capire che si è trattato solo di un momento di confusione e di disorganizzazione".
Sempre su questo punto il collaboratore di gustizia afferma che tutto ciò "non sarebbe dovuto accadere". "Perché Cosa nostra vive anche di segnali. E questo è stato davvero brutto. Davanti ai mafiosi non si indietreggia, mai. Altrimenti - conclude - ti fregano, un’altra volta".

Foto © Letizia Battaglia

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