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di AMDuemila
Il padre dell’agente ucciso il 5 agosto 1989: “Secondo me ieri il boss ha voluto lanciare dei messaggi, ma non so a chi”

"Invece di parlare a mezze frasi, tra il dire e il non dire, perché Giuseppe Graviano non dice quello che sa realmente? Io sono anche disposto ad andare a trovarlo, se le autorità mi danno l'autorizzazione, e chiederglielo guardandolo dritto negli occhi. Se sa, parli, altrimenti stia zitto. Deve abbattere questo muro di gomma che dura da trent'anni". Sono queste le parole di Vincenzo Agostino, padre dell’agente Nino Agostino, il giovane poliziotto ucciso il 5 agosto 1989 insieme con la moglie Ida, incinta, nei pressi di Palermo, rilasciate all’agenzia Adnkronos, dopo le rivelazioni del boss di Brancaccio Giuseppe Graviano all’udienza di ieri al processo ‘Ndrangheta stragista. Infatti, il boss stragista, oltre a parlare del suo incontro con Silvio Berlusconi mentre era latitante, e poi alcuni accenni sulla sparizione dell’Agenda Rossa di Paolo Borsellino, ha detto al procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo che “se lei mi vorrà ascoltare, le darò elementi per capire chi ha ucciso il poliziotto Agostino”. "Anziché parlare a mezze frasi, ad 'entri ed esci' come diciamo a Palermo - ha detto Agostino - Graviano parli chiaro. Porti le prove di ciò che dice. Senza trincerarsi dietro i non detto. O i forse. Se lui è al corrente di chi ha ucciso mio figlio e mia nuora allora parli, non faccia annunci roboanti". E poi ha aggiunto: "Se Graviano ha una coscienza, racconti le cose come stanno. Non può lanciare la pietra e ritirare la mano. Però voglio anche che porti le prove. Invece così, una volta dice una cosa e poi un'altra. E non diventa attendibile".
Durante l’intervista, il padre dell’agente si è posto delle domande: “Come mai i Graviano in quegli anni avevano tutti quei soldi da riuscire a costruire un albergo di lusso come l'Hotel San Paolo Palace a Palermo?", un albergo a 5 stelle poi confiscato a Cosa nostra. "Chi gli diede i permessi? Lui c'entra nel giro dei servizi segreti? Insomma, ci sono catene e catenelle. Chi gli ha dato il permesso di costruire in via Messina Marine, il suo feudo mafioso? Ci deve dire dove ha preso questi soldi".

agostino nino castelluccio ida

In questo momento, la pretesa di verità da parte di Vincenzo Agostino si fa ancora più forte. "Perché Graviano non parla? Deve portare i fatti, non le mezze parole" ha detto con forza mentre poi ha ricordato sua moglie Augusta Schiera, deceduta lo scorso febbraio, che “voleva la verità”. "Mi aspetto che Giuseppe Graviano dica la verità, la sacrosanta verità. - ha continuato - Io non aspetto altro che verità". E poi ha detto: "Ma i pm glielo chiederanno? Punto interrogativo. Non lo so se gliela faranno questa domanda specifica". E ancora “Bisogna abbattere questo muro di gomma". "I responsabili devono pagare - ha sollecitato Agostino - se Graviano è all'altezza di raccontare queste cose, le dica. Chi deve pagare paghi". "Finalmente oggi abbiamo un paese più libero. Una nazione più linda e pulita. Io ci credo nella giustizia. Perché lo Stato siamo noi. - ha spiegato - Credo nella gioventù che sta crescendo che oggi non ne vuole più sapere di lacci e lacciuoli che sono in giro. I giovani vogliono chiarezza. Se sanno devono parlare".
Con la deposizione di ieri, secondo Agostino, Graviano ha voluto "lanciare dei messaggi" ma "non so a chi o a cosa". "Non so se ha parlato per salvarsi o dire a quelli che sono fuori: 'State attenti, oppure vi trascino dentro pure a voi' - ha continuato Vincenzo Agostino - dice cose che per una nazione sono gravi. Allora chi lo sta interrogando deve andare fino in fondo. I magistrati, se vogliono che noi parenti andiamo a trovare Graviano lo facciamo. Lo andiamo a guardare negli occhi. Se mi danno l'autorizzazione noi ci andiamo a parlare. Io sono disponibile. Se lui sa, deve dire la sacrosanta verità. Come mia moglie si aspettava". Il padre dell’agente Agostino si è poi chiesto anche "chi copriva durante gli anni della latitanza Graviano?". Proprio ieri il boss mafioso di Brancaccio, in videoconferenza, ha ammesso che nel corso della sua lunga latitanza durata quasi dieci anni e interrotta il 27 gennaio 1994 a Milano, "ha fatto la bella vita a Milano, tra teatri, shopping a Montenapoleone". "Chi lo copriva? - si chiede ancora Agostino - Ora deve raccontare le cose per come stanno e io sono disposto a guardarlo negli occhi". Quel 5 agosto 1989 doveva essere un giorno di festa per la famiglia Agostino. Poi due uomini, arrivati in sella a una moto, gli uccisero il figlio e la nuora. Che aspettava un bimbo. Un mistero lungo quasi 31 anni. Di recente Agostino ha chiesto 50 mila euro di risarcimento all'ex poliziotto Guido Paolilli, indagato per favoreggiamento in concorso aggravato nel 2008, procedimento poi archiviato per prescrizione.

Foto © Imagoeconomica

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