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di Davide de Bari
La sentenza per il tenente colonnello Marco Alfio Zappalà sarà emessa il prossimo 27 febbraio

Rinviato a giudizio l’ex sindaco di Castelvetrano, Antonio Vaccarino, massone ed ex uomo dei servizi segreti, arrestato il 16 aprile dello scorso anno, assieme al tenente colonnello Marco Zappalà, carabiniere in servizio alla Direzione Investigativa Antimafia di Caltanissetta, e Giuseppe Barcellona, appuntato dell’Arma di Castelvetrano, nell'ambito delle indagini sul latitante Matteo Messina Denaro. Il provvedimento è stato disposto dal Gup di Palermo, Antonella Tesoriere, che ha accolto la richiesta dei pm della Dda di Palermo che lo accusano di concorso in rivelazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento personale con l'aggravante mafiosa. Secondo i magistrati, Vaccarino avrebbe ricevuto un'intercettazione riservata dal tenente colonnello Zappalà. A sua volta l'ex primo cittadino - noto per aver intrattenuto una corrispondenza con Messina Denaro per conto del Sisde (il servizio segreto civile) con il nome in codice ‘Svetonio’ - avrebbe dato al boss mafioso Vincenzo Santangelo le trascrizioni di un dialogo tra due indagati, intercettati, in cui si facevano commenti negativi sullo stesso Santangelo, reo di non aver fatto pagare il funerale del pentito Lorenzo Ciamarosa ai familiari, e si parlava del possibile nascondiglio del super boss.
L’ex sindaco di Castelvetrano, già sotto l’attenzione degli investigatori, sarebbe poi finito nell’inchiesta quando i magistrati hanno captato l’arrivo di una mail. Secondo le indagini il giorno seguente Vaccarino si sarebbe incontrato con Santangelo e gli avrebbe rivelato parte del contenuto della conversazione intercettata in cui si fa il suo nome (“Con l’uso che tu sai di doverne fare”).
In passato, Vaccarino, era stato indagato dalla Procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa dopo averlo intercettato casualmente nel corso delle indagini sul latitante trapanese. Così emerse che nel 2007 era stato ingaggiato dal Sisde allora diretto dal generale Mario Mori (condannato in primo grado insieme agli ufficiali dei carabinieri Subranni, De Donno all’interno del processo sulla Trattativa Stato-Mafia) per un'operazione riservata. Infatti Vaccarino, per qualche tempo, intrattenne una corrispondenza fatta di pizzini proprio con Messina Denaro. Lui spiegò che quello scambio di missive era finalizzato “per provare a giungere alla sua cattura”, e Mori confermò che era un infiltrato. Così l’inchiesta venne archiviata.
"Questo processo ha assunto un atteggiamento persecutorio che nulla ha a che vedere con la giustizia", ha detto in seguito al rinvio a giudizio Vaccarino che negli anni novanta venne condannato per traffico di droga, sentenza per cui è tuttora in corso il processo di revisione dinanzi il Tribunale di Catania. Inoltre, dopo l'arresto del 16 aprile 2019, venne scarcerato su disposizione del Riesame, ma a dicembre la Cassazione - su ricorso dei pm della Dda di Palermo - ha annullato con rinvio il provvedimento.
Per quanto riguarda il tenente colonnello Marco Alfio Zappalà, accusato di rivelazione del segreto d'ufficio in concorso con Vaccarino e istigazione all'accesso abusivo ad un sistema informatico, che ha scelto il rito abbreviato, è stata chiesta la condanna a 5 anni, la sentenza sarà emessa il prossimo 27 febbraio.

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