di Aaron Pettinari - Foto e Video
I pm: "Solidi contatti con New York. Asse torna palermocentrico"

E' l'immagine di una Cosa nostra che per proiettarsi verso il futuro guarda al passato quella che emerge dall'ultima operazione contro Cosa nostra, "New Connection", che oggi ha portato all'arresto di 19 persone, tra boss e gregari, appartenenti al mandamento di Passo di Rigano. Un mandamento storico, nella geografia di Cosa nostra, anche noto come il regno incontrastato della famiglia Inzerillo, strettamente collegata con quella dei Bontade negli anni Ottanta, con collegamenti fortissimi con gli Stati Uniti d'America. E ancora oggi, nel 2020, quei legami erano tornati con forza così come il controllo sul territorio dopo il lungo esilio, imposto dai corleonesi di Totò Riina, alla fine della guerra di mafia.
"E' stato colpito un territorio particolarmente importante per Cosa nostra quale è Passo di Rigano che comprende le 'famiglie' mafiose di Torretta, Boccadifalco e Uditore - ha commentato il Procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi - Abbiamo accertato che erano tornati a svolgere le attività criminali coloro che si erano dovuti allontanare dopo l'esilio imposto da Riina". "Successivamente alla scomparsa di Riina vi è stato un tentativo avanzato di ricostituzione della commissione provinciale di cosa nostra e questi soggetti, principalmente gli Inzerillo, sono stati invitati a rientrare nell'alta gerarchia mafiosa. Un invito che viene accettato, seppur parzialmente. Gli Inzerillo - ha aggiunto riferendosi agli esponenti della 'famiglia' esiliata da Riina - non hanno voluto partecipare alla riunione in cui si è deliberata la ricostituzione della Commissione di Cosa nostra. Al posto loro è andato Giovanni Buscemi, formale capo mandamento di Passo di Rigano. Gli Inzerillo, come emerge dalle intercettazioni, temevano che i nuovi componenti dell'organismo di vertice della Mafia non avrebbero retto a eventuali arresti e si sarebbero pentiti". Quanto agli affari illeciti scoperti, Lo Voi ha specificato che "il clan svolgeva le sue attività classiche: estorsioni, intestazioni fittizie di beni, le scommesse e i giochi online".
"Nel provvedimento del gip - ha ancora detto Lo Voi - è stato predisposto l'arresto di soggetti che operano nel territorio di Torretta, quelli che avevano stretto contatto con gli Stati Uniti. Coinvolto è anche il sindaco che si sarebbe messo a disposizione della famiglia mafiosa per favori di vario genere". Particolarmente importante, per questa operazione, la collaborazione con le autorità giudiziarie americane che hanno eseguito, a seguito di una rogatoria, una serie di perquisizioni negli Usa. "L'esito di queste perquisizioni si avrà nelle prossime ore - ha spiegato il Procuratore capo - Anche da quegli elementi contiamo di ricavare ulteriori spunti investigativi".

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Il Questore di Palermo, Renato Cortese


Non tocchiamo la legislazione antimafia
E' stato poi il Procuratore aggiunto Salvatore De Luca a prendere la parola anche per lanciare un allarme sulle possibili modifiche della legislazione antimafia: "Sarebbe un errore gravissimo modificare una legislazione antimafia che è tra le migliori del mondo". "La nostra legislazione antimafia è la migliore del mondo - ha proseguito - e ho avuto conferma dopo tre conversazioni avute con il Procuratore di New York. Mi sono reso conto di quali difficoltà e quali problemi debbano affrontare i giudici e pm americani nel trattare la materia mafia che viene trattata come qualunque altra organizzazione. Quindi, sarebbe un errore gravissimo modificare una legislazione che funziona così bene e ci sono dei cardini come il 416 bis e il 41 bis e la normativa sulle intercettazioni".
Parlando dell'operazione ha aggiunto: "Vengono fuori grandi conferme. L'asse è tornato palermocentrico, era stato proposto a Tommaso Inzerillodi essere formalmente inserito in commissione ma rifiuta. Sono inoltre emersi contatti di rilievo con famiglia mafiosa dei Gambino di NY tenuti da Zito con Thomas Gambino e Frank Calì (deceduto, ndr), ritenuti da Fbi soggetti di estremo rilievo criminale. Tommaso Inzerillo è particolarmente preoccupato dall'omicidio di Frankie Boy e tenta di acquisire informazioni direttamente su questo evento. Inoltre l'inchiesta ha anche svelato contatti finanziari tra i clan di Passo di Rigano e quello dei Gambino di New York attraverso flussi di carte di credito al portatore e denaro contante".
Su Facebook anche il pm Tartaglia, oggi alla Commissione parlamentare antimafia nazionale, che assieme a De Luca ed ai sostituti Amelia Luise, Francesco Gualtieri, Giuseppe Antoci ha coordinato le indagini, ha commentato: "La rivoluzione all'interno di Cosa Nostra ha atteso la morte di Salvatore Riina. Ormai possiamo dirlo con certezza. Prima la riorganizzazione della Commissione provinciale (subito stroncata dalle indagini della Dda di Palermo), con l'inedita e importantissima novità dell'assenza di Corleone dal collegio dei capi-mandamento, dopo decenni di dominio incontrastato". "Ora la ricostituzione di un asse privilegiato tra Palermo e New York, grazie alla valorizzazione di quei mafiosi - gli Inzerillo su tutti - che proprio Riina aveva voluto morti o esiliati a vita - ha scritto ancora Tartaglia - Anche questo tentativo è stato immediatamente stroncato, con l'arresto dei vecchi (Rosario Gambino, su cui aveva lavorato già Giovanni Falcone) e dei nuovi (Alessandro Mannino, che volevano "banchiere"). Insomma, la rivoluzione c'è stata ed ha sgretolato decenni di dominio corleonese, con tentativi convergenti di tornare alla vecchia Cosa Nostra, per alcuni versi ancora più infida perché più silenziosa e subdola". Infine ha concluso: "Ma questa rivoluzione è stata spenta sul nascere, grazie al lavoro - cui mi onoro di aver contribuito - di tanti magistrati, dei Carabinieri e della Polizia di Stato".

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Il capo della Squadra Mobile di Palermo, Rodolfo Ruperti


Secondo quanto riferito dal direttore della Dac (Direzione centrale anticrimine) della polizia, Francesco Messina con questo blitz si è evidenziata la "capacità della struttura mafiosa di rigenerarsi". Gli indagati, secondo gli inquirenti, dopo l'esilio negli Usa voluto dai Corleonesi di Totò Riina negli anni Ottanta, sono stati "capaci di superare questa situazione - ha evidenziato Messina a margine della conferenza stampa in Procura - e di rigovernare una parte del territorio palermitano". Secondo Messina "gli 'scappati' non sono più 'scappati' e si è di fronte a una reintroduzione degli Inzerillo nel panorama di Cosa nostra palermitana. Si tratta di soggetti - ha specificato il capo della Dac - che hanno ripreso una posizione importante, come tutta Cosa nostra palermitana, rispetto ai cosiddetti 'viddani'". A chi gli chiedeva dei rapporti tra Cosa nostra americana e la mafia palermitana, Messina ha risposto: "C'è un interscambio di informazioni, consulenze e favori per la gestione di singoli affari, in questo momento limitato alla famiglia Gambino e agli Inzerillo - ha spiegato - ma in questo caso un ruolo molto importante lo gioca l'elemento parentale".
Secondo il Questore di Palermo, Renato Cortese, anche lui intervenuto alla conferenza stampa in Procura, con l'operazione si dimostra che "oggi i 'perdenti' sono tornati tentando di riprendere il potere, ma non ci sono riusciti, perché oggi sono veramente perdenti davanti a uno Stato che dimostra in ogni occasione di essere coerente, coeso e di rappresentare l'unica presenza autoritaria e autorevole sul territorio. Il blitz di oggi, che cade a due giorni dall'anniversario della strage di via D'Amelio, rende ancora una volta merito alle intuizioni di Falcone e Borsellino e degli investigatori come Boris Giulianoche degli Inzerillo si occuparono già quasi 40 anni fa". Alla conferenza stampa ha partecipato anche il capo della Mobile Rodolfo Ruperti, che insieme all'Fbi, ha condotto l'inchiesta.
"Questa attività ci inorgoglisce, mi complimento con la Squadra che ha svolto questa operazione in un territorio particolarmente difficile". Il Capo della Mobile ha poi parlato del ruolo di Tommaso Inzerillo, cugino di Totuccio Inzerillo, boss ucciso dai Corleonesi di Totò Riina nella guerra di mafia degli anni '80: "Masino Inzerilloha mediato in diverse situazioni. Il caso più singolare è quello di un medico che, a seguito di una vertenza fatta da una sua ex assistente, gli aveva chiesto aiuto per 'sistemare' la faccenda". Segno chiaro di come anche la cosiddetta Palermo bene, riconoscesse al capomafia un ruolo di rilievo all'interno della Comunità.

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Il direttore della Dac (Direzione centrale anticrimine) della Polizia, Francesco Messina

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