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di AMDuemila
Fermati anche un consigliere e un ex consigliere. Dalle intercettazioni spunta il nome del deputato regionale Pullara che si autosospende

"Per me Pullara è buono. La gente che vuole mangiare buoni sono. Almeno sai che se ci vai per una cosa prende e te la fa”. Sono queste le parole del boss Angelo Occhipinti, 64 anni, secondo l'accusa "reggente" della cosca di Licata, fermato ieri all’interno del blitz denominato “Assedio” condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento che hanno eseguito sette fermi, mentre parlava del deputato regionale Carmelo Pullara. "C'è stata una cosa senza che ci sono andato - ha continuato il boss - il 20 maggio del 2018 e gli ho detto che si deve mettere da parte e si è messo da parte. Angiolè che ti devo dire tutte cose? Pullara è buono perché è 'mangiataro' (ingordo ndr) vuole mangiare con sette forchette". L’inchiesta è coordinata dal procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Paolo Guido e dai pm Claudio Camilleri e Gery Ferrara. Secondo le intercettazioni il deputato, eletto alle ultime regionali, era “a disposizione” della cosca capeggiata da Occhipinti. Dopo il deposito delle intercettazioni, Pullara ha deciso di autosospendersi dal proprio incarico della Commissione antimafia: "Apprendo dalla stampa quanto accaduto in merito al blitz dei Carabinieri avvenuto la notte scorsa a Licata e Campobello di Licata. Nel ribadire, come ho sempre fatto, la piena e totale fiducia nella Magistratura, mi dispiaccio del tritacarne mediatico attivato nei miei confronti, sono completamente estraneo ai fatti che apprendo dai mass media stamane e lontano per cultura e agire quotidiano (privato e pubblico) ad ambienti e contatti mafiosi”. E ancora: “Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia, nè comunicazione alcuna da parte degli organi preposti alle indagini: leggo dalla stampa che si farebbe il mio nome in una intercettazione ove tale Occhipinti asserirebbe che sono a disposizione di questo o quel soggetto che non conosco nè ho mai incontrato. Proprio per il rispetto massimo che ho per le istituzioni mi sospendo immediatamente dalla Commissione Antimafia della quale faccio parte in Ars, rammaricandomi ancora una volta della gratuità della pressa mediatica nella quale un uomo come me deve ritrovarsi senza accusa alcuna e senza condanna alcuna". "Una gogna - ha concluso il deputato - alla quale viene esposto (e non è la prima volta) un politico come me, che ha sempre servito le istituzioni pubbliche, da burocrate e da politico, con impegno e serietà costruendo un'immagine positiva e a tutt'oggi in crescita". Sulla vicenda è ancora intervenuto il presidente della Commissione antimafia, Claudio Fava: “Lo ringrazio per essersi autosospeso con una nota prima privata, poi formale e mi auguro che la Procura chiuda l’indagine con celerità e determinazione. È un altro episodio che ci preoccupa e ci interroga sulle fragilità della politica siciliana”. Il 22 maggio 2018, due giorni dopo la data citata da Occhipinti, la Commissione antimafia ha eletto i due vicepresidenti e il segretario, e ciò potrebbe far ritenere che il capomafia aveva intenzione di condizionare quel voto, ma Fava ha escluso che Pullara fosse candidato a una delle due cariche di vertice: “Mi sono astenuto e l’elezione si è svolta in modo del tutto lineare”.

La “cortesia” a Giuseppe Riina
Il boss aveva messo su un vero e proprio bunker dotato di jammer per disturbare eventuali intercettazioni telefoniche ed ambientali, trovato durante la perquisizione insieme ad armi e circa 30 mila euro. In un’altra conversazione il capomafia di Licata ha detto a un suo uomo che “davanti a questo ragazzo (Giuseppe Salvatore Riina, figlio del capo dei capi, ndr) ci togliamo tutti il cappello”. Infatti, l’interlocutore del boss, Massimo Tilocca, quando era in carcere avrebbe ricevuto da Riina jr l’ordine di “stuccare” un infame licatese soprannominato “u gelese”, e cioè Vincenzo Sorprendente.

Fermato un consigliere comunale di Licata
Il provvedimento di fermo è scattato anche nei confronti del consigliere comunale di Licata Giuseppe Scozzari, eletto nel giugno 2018, e un ex consigliere comunale, che, si sarebbe rivolto, anche altri politici, a Occhipinti per ricevere favori. Inoltre, durante le indagini sono stati filmati anche summit ed incontri tra i vertici e gli affiliati della cosca mafiosa. Addirittura, è stata anche accertata un’estorsione per lavori edili realizzati in Germania. Gli inquirenti hanno anche documentato gli interessi nel settore delle slot machine, attraverso una compiacente società di distribuzione di apparati elettronici da gioco.

In foto: Giuseppe Salvatore Riina, figlio del capo dei capi di Cosa nostra, Totò

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