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di Aaron Pettinari
"Accordo sui collegamenti Sicilia-Calabria per far passare gli autotrasporti"

Lunedì scorso, a Reggio Calabria, si è tenuta una nuova udienza del processo Breakfast, che vede imputati, tra gli altri, l'ex ministro Claudio Scajola e Chiara Rizzo, moglie di Amedeo Matacena, accusati di avere favorito la fuga dall'Italia di quest'ultimo. Matacena, infatti, ancora oggi vive latitante a Dubai per sottrarsi alla condanna definitiva a tre anni di galera per concorso esterno in associazione di ’Ndrangheta.
Ad essere ascoltato come teste è stato il collaboratore di giustizia Biagio Grasso, imprenditore nel campo dell'edilizia che da vittima è divenuto una persona vicina alla mafia di Barcellona Pozzo di Gotto ed anche uomo di fiducia del nipote di Nitto Santapaola, Enzo Romeo. Rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo ha parlato dei rapporti tra la criminalità organizzata siciliana e quella calabrese sia per quanto concerne la realizzazione del ponte sullo stretto ma anche su altri lavori sulla statale Jonica in Calabria. "Avevamo preso il controllo di una ditta che aveva vinto l'appalto - ha riferito - così entrammo in contatto con i clan calabresi di Barbaro e dei Farao per avvertirli che la ditta era di nostra proprietà. Ma Romeo conosceva anche i De Stefano di Reggio Calabria e altre famiglie. Il progetto del ponte? Il discorso con loro era unico ma viene da accordi stabiliti in anni precedenti tra le famiglie di Reggio Calabria e la Sicilia. Le opere di movimento terra, le infrastrutture primarie, dovevano essere gestite da aziende collegate alla criminalità organizzata sui due versanti. E si doveva dialogare con la General Contractor per gli appalti. Si andava avanti con un gruppo unico e compatto".
Parlando del gruppo Ercolano-Santapaola il teste ha spiegato che si tratta di "una mafia molto evoluta rispetto altri clan perché le loro metodologie sono diverse. I Santapola difficilmente esercitavano la forza intimidatoria, se non strettamente necessario. Ed anche la gestione dei rapporti con gli ambienti politici e di altre associazioni sono diversi. Con chi eravamo in contatto? Il gruppo Santapaola aveva rapporti con amministratori, personaggi delle forze dell'ordine, avevamo talpe all'interno del tribunale, eravamo in contatto con investigatori, con gente della massoneria e a livello nazionale con persone che avevano agganci con la Camera dei Deputati".

I traghettamenti sullo stretto di Messina
Successivamente il pentito ha approfondito gli affari dei clan ed i particolari interessi sui trasporti. "Di queste attività me ne parlano sia Enzo Ercolano che Enzo Romeo. C'era una società, se non ricordo male la Sam (società autotrasporti marittimi) realizzata tramite prestanome in partnership con l'onorevole Matacena. Lui metteva a disposizione le navi e loro garantivano il flusso degli autotrasporti. Ma i rapporti tra Ercolano e Matacena erano precedenti alla mia frequentazione, quindi prima del 2010. C'erano introiti importanti per il trasporto del gommato sui vettori marittimi grazie ad Ecobonus forniti dalla Regione Sicilia. E mi fu detto che Ercolano aveva un rapporto privilegiato con l'ex presidente della Regione Lombardo".
I discorsi sugli Ercolano risalirebbero al periodo degli arresti del blitz Caronte e in quella occasione gli sarebbe stato detto anche che Ercolano era vicino al movimento politico dei Forconi.
Il teste ha anche detto di aver saputo, tramite Enzo Romeo, che Matacena "aveva rapporti con la criminalità su tutta la Calabria e che su di lui erano confluiti i voti quando è stato candidato in Forza Italia. Ma anche la famiglia Romeo aveva rapporti precedenti con gli armatori Matacena. Ciccio Romeo aveva rapporti con Matacena padre che poi furono trasferiti al figlio". Tuttavia Bigio Russo non ha mai incontrato il politico di Forza Italia, neanche quando si era recato a Dubai per gestire altri affari per conto della famiglia mafiosa ("Io in quegli anni frequentavo Dubai e nacque un discorso con Ercolano Romeo. E si parlò anche di Matacena che era latitante in quel posto").

La Supercupola
Parlando dei rapporti tra le varie organizzazioni criminali il collaboratore ha anche riferito dell'esistenza di un accordo super partes tra 'Ndrangheta, Mafia e probabilmente anche la Camorra: "C'era una supercupola che andava a gestire tutta la tipologia di rapporti e le scelte imprenditoriali e criminali sui territori. Questo mi fu detto da Enzo anche se non in maniera approfondita. Mi disse che in un periodo Riina era in grado di gestire le scelte anche della parte calabrese della 'Ndrangheta. Quale? Quello prima delle stragi del 1992. In Calabria c'erano varie famiglie, dalla parte Siciliana i capi indiscussi erano Riina, i Santapaola, Messina Denaro".

I rapporti con la massoneria
A domanda del pm il teste ha poi parlato dei rapporti con il mondo della massoneria. "Questi rapporti potevano essere messi in essere in coesione con quelli che avevamo con i politici ma anche con le altre organizzazioni criminali. Romeo mi disse che sia lo zio che uno dei cugini o facevano parte di una loggia o erano vicini ad un imprenditore che era vicino a una loggia. La famiglia Santapaola-Ercolano aveva rapporti primi con la parte massonica. Io non sono mai stato affiliato ma ho avuto contatti. Mentre in Calabria, sempre riferitomi da Enzo Romeo, i rapporti sono più stretti con le 'ndrine. Addirittura anche degli 'ndranghetisti sono massoni".
Sempre parlando della massoneria ha anche raccontato che Carmelo D'Amico, ex killer e capomafia a Barcellona Pozzo di Gotto, gli disse "che a Barcellona c'era una loggia collegata con la mafia e che aveva personaggi collegati ai tribunali e alle istituzioni". Ad inizio udienza doveva essere sentito Francesco Caruso, ma quest'ultimo si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Il processo è stato poi rinviato al prossimo 6 maggio.

Foto © Imagoeconomica

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