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greco leandro lopiccolo calogerodi Aaron Pettinari - Video/Foto
"Le regole di Cosa nostra? Custodite a Corleone"

"Questo è un ragazzino, anche se, cioè lui sembra che c’ha un vecchio dentro, ma è un ragazzo". Così il neo pentito Francesco Colletti, 49enne ex capo mandamento di Villabate, descrive ai pm l'ascesa di Leandro Greco al vertice del mandamento di Ciaculli. La sua collaborazione con la giustizia, unita a quella di Filippo Bisconti, ex boss di Belmonte Mezzagno, potrebbe creare un vero e proprio terremoto all'interno della consorteria mafiosa di Palermo. E' anche grazie alle loro dichiarazioni che è stato maggiormente delineato il ruolo dei due parenti d'arte finiti in manette nell'operazione di ieri che ha preso sviluppo da "Cupola 2.0". Oltre a Greco, infatti, è stato arrestato Calogero Lo Piccolo, una "garanzia" per il mandamento mafioso di San Lorenzo-Tommaso Natale e le famiglie vicine, oltre a Giovanni Sirchia, Giuseppe Serio, Erasmo Lo Bello, Pietro Lo Sicco e Carmelo Cacocciola. Sentito dai magistrati il 21 dicembre 2018, Colletti ha confermato l'esistenza di un progetto di riorganizzazione della Commissione provinciale, promosso proprio da Greco che si faceva chiamare "Michele", probabilmente in onore del nonno, detto il "Papa" che per anni era stato proprio al vertice della Commissione fino al suo arresto nel 1986.
"Michele Greco mi dice che ci abbiamo..., dobbiamo fare un appuntamento, poi mi faceva sapere e in quest’appuntamento dovevano partecipare i capi mandamento di Palermo, che comunque io qualcuno conoscevo e qualcuno non conoscevo personalmente - ha detto ai pm - è un ragazzino anche se c’ha un vecchio dentro... Non parla male, e il cervello ce l’ha... ho sempre pensato che si era messo in testa che doveva essere capo di questa commissione".



E' molto probabile che il giovane Greco avesse le giuste "amicizie" all'interno delle altre famiglie. Il fratello, Emilio Nicolò, si era sposato con la figlia di Gregorio Di Giovanni, capo mafia di Porta Nuova e altro membro della commissione provinciale di Cosa Nostra.
Poi c'erano le opportunità. Nel 2013 Giovanni Di Giacomo, parlando in carcere con il fratello Giuseppe che sarebbe stato da lì a poco assassinato, fece un riferimento al giovane Greco commentando anche la possibile ascesa di Ciaculli rispetto a Brancaccio perché nello storico mandamento dei Graviano il referente Pietro Tagliavia era controllato dalle forze dell'ordine. Certo è che tenuto conto del peso che Brancaccio ha avuto in seno a Cosa nostra negli anni delle stragi, e non solo, appare difficile credere quantomeno che non vi sia stato uno "sta bene" da parte degli storici capimafia, attualmente detenuti al 41 bis.

Le regole di Cosa nostra
L'ex boss di Villabate, che nelle intercettazioni registrate mentre dialogava con il suo autista aveva già svelato agli inquirenti l'avvenuto incontro, ha poi descritto tutti i contorni di quella riunione con i vertici delle famiglie palermitane. C'erano quasi tutti. Era presente Settimo Mineo, della famiglia di Pagliarelli e già arrestato lo scorso dicembre, ed anche Gregorio Di Giovanni.
"Michele Greco prendeva spesso parola dicendo che dobbiamo fare le cose serie, dobbiamo organizzarci in modo che solo noi che ci riuniamo e ci riuniremo dobbiamo sapere le cose - ha riferito Colletti -. Queste erano le regole principali se qualcuno fa una cosa senza l'autorizzazione del suo capo mandamento può essere messo fuori".
Un elenco di regole che sarebbe "conservato" documentalmente a Corleone: "Bisogna rispettare le regole antiche - ha aggiunto - e a quanto pare queste regole qualcuno le custodisce e credo che sia Corleone. Io credo che queste regole sono custodite a Corleone". Dunque non è poi così distante dal passato questa nuova mafia 2.0 che punta sui giovani rampolli per ricostruire le proprie fondamenta e portare avanti nuovi affari. "In che senso custodite? Che c'è un qualcosa di scritto?", hanno chiesto i pm. E Colletti ha risposto: "Sì, sì, sì. Ripeto io sono nuovo di certe situazioni, però io le dico che in quell'appuntamento il Bisconti (Filippo Bisconti, boss di Misilmeri ndr) gli ha detto al Greco (capomafia di Ciaculli ndr): 'Tu non puoi dire questo deve partecipare e questo non deve partecipare, non parlare di regole perché le regole, quelle scritte, si devono mantenere e le regole sono datate, non lo so di quanto centinai di anni'. Queste regole non, non so chi le abbia, però ci sono pure scritte queste regole e comunque che il Bisconti conosce".

lopiccolo greco

Divisioni
In quell'incontro del 29 maggio fu anche stabilito che si sarebbero fatte altre riunioni successivamente ("Dovevamo fare successivamente una riunione ogni due mesi, un mese sì e un mese no innanzitutto per conoscerci tutti quanti") anche perché mancavano figure di spicco come lo stesso Bisconti che con una scusa (disse di aver avuto timore di essere seguito) non si presentò. Ieri i pm hanno evidenziato il fatto aggiungendo che lo stesso Bisconti, che le scorse settimane ha iniziato a collaborare con la giustizia, ha detto di "temere" la Commissione. Non solo. Vi erano due correnti di pensiero differenti su come la stessa avrebbe dovuto essere impostata. Ciò significa che vi era una frattura in seno all'organizzazione criminale? Probabilmente le ulteriori indagini potranno chiarire anche questi aspetti ma intanto colpisce il fatto che giusto i due soggetti che erano in disaccordo con Greco (Bisconti e Colletti) hanno deciso di "saltare il fosso". Ma qual era il piano del giovane rampollo di Ciaculli?
Greco avrebbe tentato di affermare l'egemonia dei clan palermitani a discapito delle famiglie dei paesi tentando di imporre una visione palermocentrica creando anche il ruolo del "supervisore" dei mandamenti di provincia. Un atteggiamento che neppure il boss Gregorio Di Giovanni, che divenne anche parente del nipote del "Papa", sarebbe riuscito a giustificare. Bastava questo per generare un contrasto? Del resto lo stesso Bisconti, a detta di Colletti, era il "rappresentante" della provincia ("il Bisconti mi diceva che qualsiasi cosa avessi di bisogno dovevo parlare con lui per quanto riguarda la provincia... Era risaputa che si doveva parlare col Bisconti perché lui si occupava dei mandamenti dei paesi"). Questo potrebbe significare che c'era dell'altro. Ed è lo stesso Colletti a confermare il dato: “Il Greco mi dice, prima tutti gli elogi, sei una brava persona, bla, bla, bla, mi dice che nel prossimo appuntamento di settembre io non dovevo partecipare, non te la prendere, non è una cosa nei tuoi confronti. In quale confronti è? Se mi stai dicendo che io non devo partecipare, prima mi hai assillato per sistemare sta famiglia (riferito al clan di Villabate) che non volevamo assolutamente. La spiegazione che mi dà è che, visto che il Bisconti doveva portare i rappresentanti dei paesi, non potevamo fare delle riunioni dieci persone, venti persone, quindici persone, non so quant'erano, questo..., il numero non lo so, però lui mi dice: non possiamo, cioè non ci sono le condizioni, così ci facciamo arrestare tutti quanti". Quella proposta, però, non fu accolta positivamente dal Colletti anche perché Greco, nel prospettare il problema propose anche la soluzione: "Facciamo in modo che tu, visto che sei di un paese, ti fai rappresentare o da me o da decidere tu da qualcuno di questo gruppo, ti fai rappresentare, quando finiscono le riunioni la persona che ha rappresentato il tuo mandamento ti dirà le situazioni. Ci sono rimasto male ed era lampante. Questa cosa non mi è piaciuta perché mi è sembrata una cosa contro di me... Ho detto ma che sta succedendo? C'è qualche cosa che non va".



Il ritorno dei Lo Piccolo
A differenza di Greco, Calogero Lo Piccolo non era alla prima esperienza in Cosa nostra. Era già stato condannato per mafia ed era tornato in libertà nell'aprile 2018 dopo aver scontato la propria pena. Gli inquirenti lo monitoravano da tempo e le indagini hanno dimostrato come, nonostante la lunga assenza, non avesse affatto perso il proprio ruolo all'interno del mandamento.

Estorsioni: a Mondello il monopolio sulla fornitura del pesce
L'inchiesta, oltre a confermare le dinamiche della nuova Commissione, ha svelato alcune estorsioni e il tentativo di uno degli arrestati di imporsi come unico rivenditore di pesce nei ristoranti di Mondello, frazione balneare di Palermo, e Sferracavallo. Così è emerso che Giuseppe Serio, uno degli arrestati, si imponeva sugli altri commercianti promuovendo gli interessi della ditta ufficialmente intestata ad un parente.
"Tu... tu a Mondello frutti di mare non ne puoi vendere, qua frutti di mare non ne devi vendere. Vai dove devi andare e ti informi” diceva ad un altro rivenditore. E alla domanda di quest'ultimo su cosa avrebbe dovuto fare "per campare" Serio ribatteva: “Io sono stato in carcere. E adesso ci sono io”. Gli inquirenti, nel frattempo, grazie alle intercettazioni, registravano tutto.
Ma gli affari della famiglia dei Lo Piccolo andavano anche oltre. Ad occuparsi delle estorsioni sarebbero stati Cacocciola e Lo Sicco, imprenditori nel settore edile. Secondo l'accusa avrebbero fornito informazioni preliminari sui cantieri e le ditte del settore del movimento terra che operavano tra Isola delle Femmine e Capaci. Dalle indagini è anche emerso che la percentuale da versare alla cosca sarebbe stata del tre per cento. Ma c'è anche dell'altro. Il Procuratore capo Lo Voi e l'aggiunto De Luca hanno detto che le nuove indagini volgeranno lo sguardo anche "fuori Cosa nostra". Il terremoto scatenato dalle dichiarazioni di Colletti e Bisconti potrebbe portare a nuovi scossoni.



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