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3 conf stampadi Aaron Pettinari - Foto e Video
"Le indagini si muovono anche sui rapporti fuori Cosa nostra"

La Cupola 2.0? Un progetto fallito a causa degli arresti che hanno poi "prodotto" le collaborazioni con la giustizia di due vertici della Commissione provinciale antimafia come Francesco Colletti, boss di Villabate, e Filippo Bisconti, capomafia di Belmonte Mezzagno.
Secondo il Procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, due collaborazioni che, seppur nella fase iniziale, possono offrire importantissimi sviluppi in quanto entrambi "conoscono molto di Cosa nostra ma anche di 'fuori' Cosa nostra". "Le due collaborazioni con la giustizia che si sono realizzate peraltro in tempi record a solo un mese dall'arresto dei boss - ha detto Lo Voi durante la conferenza stampa - testimoniano il fallimento di un progetto. Bisconti e Colletti collaborano perché il progetto di ricostituzione della Commissione è fallito e loro devono constatare l'assenza di una prospettiva nel futuro". "Le indagini hanno dimostrato che qualunque tentativo di riorganizzazione tentato nel tempo è fallito - ha spiegato commentando gli arresti odierni - Il futuro non è lì, devono capirlo gli uomini di cosa nostra". I due nuovi pentiti hanno dato un contributo fondamentale all'indagine. Il Procuratore capo di Palermo ha sottolineato la collaborazione di polizia e carabinieri che sinergicamente hanno condotto l'inchiesta con il coordinamento della Dda di Palermo. "I due pentiti hanno confermato il progetto di riorganizzazione di Cosa nostra - ha proseguito - Questo dimostra che non si trattava di una 'mezza cupoletta' ma qualcosa di più concreto. I soggetti mafiosi coinvolti sono di un lignaggio mafioso importante". Ma non c'è solo questo. Bisconti ha spiegato agli inquirenti che il progetto di riorganizzazione di Cosa nostra non era così pienamente condiviso, quantomeno nelle modalità, tanto che con una scusa si rifiutò di andare al summit del 29 maggio.


La Commissione Oligarchica
"La figura di Leandro Greco,al contrario di quella di Lo Piccolo, è una novità assoluta per gli inquirenti - ha dichiarato il procuratore aggiunto di Palermo, Salvatore De Luca - Il nipote di Greco è diventato capo dal 2013-2014 di uno dei tre mandamenti più ricchi e organizzati di Palermo, a soli 23 anni. Un unicum. Uno dei due pentiti che hanno collaborato all'inchiesta lo ha descritto come uno che ha la mentalità di un vecchio nel corpo di un giovane. Cioè nonostante la giovane età è molto 'attrezzato', rispettato e riconosciuto quanto a cultura mafiosa. Bisconti è stato assente perché aveva timore della pericolosità della Commissione provinciale dove c'era uno scontro di poter tra l'asse Bisconti-Colletti e quello più forte, Mineo-Greco-Di Giovanni e molto probabilmente Lo Piccolo. Il progetto del giovane Greco era quello di tagliare fuori i mandamenti di paese che dovevano essere rappresentati dai mandamenti di città. In questo modo c'era l'idea di creare una Commissione oligarchica e palermocentrica dominata da due o tre figure. Altro elemento di novità è la figura di un Supervisore. Cioè un capo mandamento che ha potere decisionale su un altro mandamento che è in quel momento privo del capo mandamento nominato. In questo senso anche c'erano questioni da risolvere".

lopiccolo greco

In foto da sinistra: Calogero Lo Piccolo e Leandro Greco


Questo significa che in Cosa nostra vi erano due fazioni pronte ad usare anche l'uso della forza? Certo non è un caso che a collaborare con la giustizia siano proprio i due soggetti che avrebbero manifestato qualche rimostranza contro l'idea di Commissione del giovane Greco. Secondo quanto riferito dagli inquirenti vi sarebbero state animate discussioni a riguardo con riunioni sia prima che dopo quella comprovata del 29 maggio scorso. Una di queste si sarebbe tenuta anche alla Magione. De Luca ha anche detto che il mandamento si è spostato da Brancaccio verso Ciaculli, anche se le ricostruzioni sulle evoluzioni interne di Cosa nostra sono ancora al vaglio degli inquirenti e potranno essere chiarite con l'apporto dei nuovi collaboratori di giustizia (difficile pensare che i Graviano in proposito non abbiano avuto nulla da dire, ndr). "Ciaculli, assieme a Pagliarelli e Porta Nuova è uno dei più potenti e pericolosi mandamenti della provincia di Palermo. E' un mandamento organizzato e ricco per i traffici di droga ed è anche armato. C'era l'urgenza di fermarli in quanto c'erano anche i sintomi di un pericolo di fuga da parte di Lo Piccolo e Greco".



Alla conferenza stampa hanno partecipato anche il comandante provinciale dell'Arma Antonio Di Stasio e il capo della Mobile di Palermo Rodolfo Ruperti. "Con questa operazione abbiamo assicurato alla giustizia altri capi mandamento - ha detto il colonnello Di Stasio - Questa operazione non costituisce un puzzle finale ma offre un quadro iniziale per proseguire con l'attività investigativa. Ciaculli e Tommaso Natale sono tornati ad essere mandamenti più importanti con soggetti che hanno preso in mano le redini seguendo quel vincolo familiare".
"Durante le indagini abbiamo avuto intercettazioni chiare che dimostravano come Lo Piccolo avesse il ruolo di comando - ha detto Ruperti - Ad esempio richiamava anche figure appartenenti a famiglie vicine come quella di Capaci, quando Erasmo Lo Bello agiva con metodi più bruschi nella gestione degli affari".

Foto © ACFB

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