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ilardo luigi scena crimineIeri la requisitoria dei pg
di Karim El Sadi
Al processo d’appello per l’omicidio del confidente Luigi Ilardo, che si sta celebrando davanti ai giudici della terza sezione d’appello di Corte d’Assise, Elisabetta Messina, a latere Sabina Lattanzio, i sostituti procuratori generali Sabrina Gambino e Concetta Ledda hanno chiesto la conferma dell’esito del processo di primo grado che ha visto la condanna all’ergastolo nei confronti di esecutori e mandanti del delitto avvenuto la sera del 10 maggio 1996. Nello specifico la richiesta è stata avanzata nei confronti dei capi mafia Giuseppe Madonia (difeso dall’avvocato Francesco Antille) e Vincenzo Santapaola, accusati di essere stati i mandanti dell’ordine di esecuzione, del boss Maurizio Zuccaro, indicato dagli inquirenti come l’organizzatore dell’omicidio (difeso dall’avvocato Giuseppe Rapisarda), e di Orazio Benedetto Cocimano, accusato di essere uno dei killer di Ilardo. Il prossimo lunedì 21 gennaio sarà la volta dei legali degli imputati ad intervenire al processo prima delle eventuali repliche finali e della sentenza.

Il caso Ilardo
Dalla fine del 1993, una volta uscito dal carcere, Luigi Ilardo, boss di Vallelunga e cugino di Giuseppepiddu Madonia, iniziò a collaborare con la DIA diventando confidente stretto del colonnello dei carabinieri Michele Riccio, con il nome in codice “Oriente". La sua collaborazione consentì alle forze dell’ordine di catturare, nel corso di 3 anni, boss di “prima classe” appartenenti a diverse famiglie mafiose delle province di Messina, Catania e Caltanissetta. Tra questi anche il boss di Santapaola-Ercolano Enzo Aiello. Con il suo aiuto, insieme al colonnello Riccio, si sarebbe potuto catturare, il 31 ottobre 1995, il superlatitante Bernardo Provenzano 11 anni prima della sua cattura effettiva (l’11 aprile 2006). Ilardo era riuscito ad incontrarsi a Mezzojuso, in una masseria, con il capomafia corleonese. Nonostante l’informazione, però, i carabinieri del Ros, guidati dall’ex generale Mario Mori e dal colonnello Mauro Obinu, decisero di non effettuare il blitz. Per questo episodio venne istituito nei confronti di questi ultimi un processo a loro carico in cui vennero assolti “perché il fatto non costituisce reato”. Nel maggio 1996 Ilardo disse di voler intraprendere ufficialmente una collaborazione con la giustizia e a Roma incontrò anche i Procuratori capi di Palermo e Caltanissetta. Le sue dichiarazioni sarebbero state verbalizzate in un incontro successivo ma non vi fu il tempo. La sera del 10 maggio del 1996 Ilardo venne raggiunto da colpi d’arma da fuoco mentre si trovava sotto casa. Ad ordinare l’assassinio Giuseppe Madonia e Vincenzo Turi" Santapaola. Secondo la ricostruzione dei giudici, dalle motivazioni della sentenza di primo grado del processo, emerge che sullo sfondo del delitto vi sono state false accuse, come il coinvolgimento di Ilardo nell’omicidio dell’avvocato Serafino Famà o il fatto che si fosse intascato i soldi dell’estorsione alle Acciaierie Megara, mentre la condanna a morte è stata emessa perché era un “confidente”. Quella notizia si era diffusa all’interno di Cosa nostra. Il collaboratore di giustizia Nino Giuffrè ha raccontato che la notizia fu portata anche a Bernardo Provenzano che “aveva deciso la sua uccisione, chiedendo a lui di occuparsene”.
Anche di quel progetto parla la Corte d’assise evidenziando come non sia andato in porto in quanto, nel frattempo, era partito l’ordine dal carcere di Giuseppe Madonia. Il capomafia nisseno “chiedeva l’eliminazione di Ilardo, che era stato nel frattempo isolato all’interno della compagine criminale”. Pochi giorni dopo il suo assassinio Luigi Ilardo si sarebbe dovuto costituire in maniera ufficiale per diventare collaboratore di giustizia. Ciò che resta inspiegato anche da questo processo è come cosa nostra catanese venne a sapere della volontà di Ilardo di collaborare. Il pentito Giuffrè nel 2014, parlò di una fuga da ambienti giudiziari nisseni, ed anche il colonnello Michele Riccio confermò la cosa parlando di una fuga di notizie. Ma ad oggi ancora nessuno sembra in grado di sapere con esattezza chi e come avesse avvisato i capi mafia di cosa nostra della decisione di Ilardo e della sua collaborazione con la giustizia.

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