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di trapani mariangela c ansaNel mirino i mandamenti di San Lorenzo e Resuttana
di AMDuemila - Video
Oltre 200 carabinieri di Palermo, su delega della Procura distrettuale di Palermo, hanno arrestato 25 persone accusate di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento, favoreggiamento personale, ricettazione.
L'inchiesta, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e dall'aggiunto Salvo De Luca della Dda di Palermo, ha ricostruito assetti e dinamiche delle famiglie mafiose di "San Lorenzo", "Partanna Mondello", "Tommaso Natale" e "Pallavicino/Zen" (tutte appartenenti al mandamento di "San Lorenzo") e della famiglia mafiosa di "Resuttana". Al blitz hanno partecipato 2 elicotteri del 9° Elinucleo di Boccadifalco, 5 unità cinofile del Nucleo di Palermo Villagrazia, i militari del 12° Reggimento Carabinieri Sicilia e dello Squadrone Eliportato Carabinieri "Cacciatori Sicilia".



Dall'indagine emerge come Cosa nostra, per quanto indebolita dai risultati investigativi e giudiziari, mantenga la capacità di intimidazione e controllo del territorio riuscendo ancora a costringere i commercianti ad accettare l'imposizione del pizzo. Emerso anche il progetto di un nuovo omicidio: nel mirino Giovanni Niosi, uomo d'onore già arrestato in passato. Mestiere ufficiale vigile del fuoco, fedelissimo del boss Salvatore Lo Piccolo, Niosi doveva morire perché aveva deciso di patteggiare una condanna, scelta ritenuta dai mafiosi disdicevole. A salvargli la vita sarebbe stata poi la mediazione dei vertici mafiosi del clan di Porta Nuova. Niosi nel 2002 aveva interpretato il ruolo di un mafioso in una delle puntate di Blu Notte di Carlo Lucarelli dedicata alla strage di Capaci.

La donna che reggeva le sorti del clan
Secondo le inchieste c'era una donna alla guida del mandamento mafioso palermitano di Resuttana. Si tratta di Maria Angela Di Trapani, figlia del capomafia Ciccio Di Trapani, sorella del mafioso Nicola e moglie dello storico boss Salvino Madonia, killer dell’imprenditore Libero Grassi.
Già in passato alcuni collaboratori di giustizia avevano parlato del ruolo della Di Trapani, tanto che la donna venne arrestata nel 2008. Secondo gli inquirenti reggeva le sorti del clan mentre il marito, pluriergastolano, era detenuto al 41 bis, riuscendo a portare all'esterno gli ordini che il boss mandava ai suoi dal carcere. Condannata a 8 anni, ha scontato la pena.



La donna era soprannominata in famiglia "a picciridda", (la piccolina, ndr). In una intercettazione il fratello ne parla con tenerezza: "Maria Angela ha sofferto da picciridda" perché - questo il suo racconto - durante la latitanza del padre "a scuola non c'è più andata per amore di mio padre e di me... perché se ne è voluta venire con noi". La Di Trapani sfruttava i colloqui in carcere col marito e i cognati Nino e Giuseppe, entrambi ergastolani, per mantenere i contatti dei familiari col mandamento di Resuttana, guidato dai Madonia dai tempi in cui a comandare era il suocero di Maria Angela, Francesco.
Dall'inchiesta dell'Arma viene fuori il ruolo attuale della donna, che avrebbe preso le redini del clan, e il peso che la famiglia Madonia continua ad avere in Cosa nostra.



Tra le decisioni veicolate all'esterno grazie al contributo della Di Trapani, secondo gli inquirenti che l'arrestarono nel 2008, ci sarebbe stata quella di eliminare l'allora reggente di San Lorenzo Giovanni Bonanno, che, oltre a fare la cresta sulle casse del clan, avrebbe messo in giro la voce che il figlio di Maria Angela e Salvino Madonia, Francesco, fosse frutto di un tradimento e non di un concepimento in provetta. Un affronto che non poteva restare impunito. "La risposta che tu devi dare a Salvo è che quello non c'è più" diceva Nino Madonia a Maria Angela, che poi avrebbe trasmesso il messaggio al marito. Bonanno scomparve nel gennaio 2006 e un mese dopo il boss Salvatore Lo Piccolo scriveva un pizzino a Bernardo Provenzano, ancora latitante: "Purtroppo non c'è stato modo di scegliere altre soluzioni. E a questo punto abbiamo dovuto prendere questa amara decisione".



Maria Angela Di Trapani non è la prima donna boss di Cosa nostra: il caso più recente è quello di Patrizia Messina Denaro, sorella del boss latitante Matteo Messina Denaro, arrestata nel 2013. Per gli inquirenti, "svolgeva un ruolo di raccordo con il fratello per scambi d'informazioni e per il coordinamento delle risorse economiche".

Foto © Ansa

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