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colletti bianchi effOperazione della Gdf: avviso di garanzia per un notaio e un ex direttore di banca, 2 mln sequestrati ai boss dell'Acquasanta
di AMDuemila
I Graziano potevano godere della complicità di un avvocato, un notaio e un direttore di banca per riciclare e trasferire beni. Questo quanto emergerebbe dall'ultima operazione della Guardia di Finanza a Palermo.
Nicolò Riccobene, noto avvocato palermitano, è stato infatti sospeso dall'albo professionale perchè accusato dalla Procura di Palermo per favoreggiamento ai Graziano, i capimafia del quartiere Acquasanta. Per Riccobene, 72 anni, i pm avevano chiesto gli arresti domiciliari ma il Gip Fabrizio La Cascia ha ritenuto sufficiente vietare l'esercizio della professione legale ribadendo però nell'ordinanza i gravi indizi di colpevolezza.
Nello specifico l'avvocato è accusato di “avere consapevolmente e fattivamente contribuito al sostegno ed al rafforzamento dell'associazione mafiosa, svolgendo in particolare la funzione di intermediario tra i vari sodali - anche quando erano in carcere - in merito alle somme di denaro da destinare al sostentamento della famiglia mafiosa”. In sostanza Riccobene avrebbe aiutato i Graziano a recuperare dei soldi gestiti dall'avvocato Marcello Marcatajo, morto lo scorso aprile mentre era indagato per riciclaggio dei soldi dei boss. Marcatajo infatti, secondo la ricostruzione della procura riceveva ordini dal boss Vincenzo Graziano per la gestione del patrimonio. Quello stesso boss accusato di aver procurato e conservato l'esplosivo per l'attentato al pm Nino Di Matteo e per il quale, secondo l'accusa, Riccobene avrebbe addirittura fatto da “messaggero”.
Le indagini che hanno portato all'operazione della Guardia di Finanza, sono scaturite da alcune perquisizioni ed intercettazioni in merito all'indagine sull'avvocato Marcatajo.
Nell'inchiesta, coordinata dai magistrati Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene, Amelia Luise, Annamaria Picozzi, Siro De Flammineis e Vittorio Teresi, sono indagate 30 persone.
Tra queste anche il notaio Tommaso Drago e l'ex direttore di banca Massimo Sarzana, entrambi hanno ricevuto un avviso di garanzia. Drago è indagato per falso in quanto, per facilitare il riciclaggio avrebbe compiuto atti ideologicamente falsi (una compravendita immobiliare e relativo mutuo collegato), attestando l'identità del soggetto acquirente l'immobile e beneficiario del mutuo, risultato di fatto inesistente. Sarzana, che all'epoca dirigeva un'agenzia dell'ex Banca di Roma, è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti dal 2007 al 2008 “il bancario ha deliberato l'erogazione di 14 finanziamenti, per la maggior parte dell'importo di 250.000 euro ciascuno, consentendo alla famiglia mafiosa dei Graziano di accedere al credito per 3.310.000 euro, sulla base di falsa documentazione fiscale attestante la percezione di redditi inesistenti, per simulare il regolare acquisto di unità immobiliari che in realtà erano già nella disponibilità della famiglia”. Permettendo così a Francesco e Vincenzo Graziano di immettere “nel circuito legale una serie di immobili - acquistati nel tempo con i proventi illeciti dall'associazione mafiosa - attraverso la ripetuta cessione dei beni attraverso fittizie compravendite tra parenti e prestanome”.
Ecco che i finanzieri del nucleo speciale della polizia valutaria hanno quindi sequestrato beni per circa 2 milioni di euro ai Graziano. Per i quali il Gip ha inoltre disposto il divieto di dimora nella provincia di Palermo. Chiesto invece l'obbligo di dimora per Gaetano Giampino, pedina dei costruttori accusato di riciclaggio con l'aggravante di aver commesso i fatti al fine di agevolare l'attività dell'associazione mafiosa.
"L'indagine - ha detto la Guardia di Finanza - ha ancora una volta dimostrato l'esistenza di un legame molto stretto tra l'organizzazione mafiosa e i colletti bianchi appartenenti alle diverse categorie professionali che sembrano essere transitati da una posizione di mero asservimento alle finalità criminali ad un ruolo sempre più intraneo alla struttura mafiosa, al punto da confondersi pienamente con essa''.

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