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caporrimo carminatiFava: “Come è possibile? Chiederò spiegazioni ad Orlando”
di Aaron Pettinari
"I magistrati non hanno capito che gli piscio in testa se voglio”, parola di Massimo Carminati. Il “guercio” (chiamato così per via dell'occhio occhio perso in seguito a una sparatoria con la Digos), ex Nar amico e compagno di scuola di Giusva Fioravanti, accusato di avere legami con la Banda della Magliana, è attualmente detenuto nel carcere di Parma sotto regime di 41 bis.
Nei giorni scorsi L’Espresso ha pubblicato il contenuto di alcune intercettazioni in cui il “Signore” del “Mondo di mezzo” si trova a dialogare durante l’ora d’aria con Giulio Caporrimo, boss di Cosa Nostra ed ex capomandamento di San Lorenzo.
“Quando avevo 16 anni – spiega al suo interlocutore in uno stralcio delle conversazioni pubblicate dal settimanale L'Espressoandavo in giro armato di pistola, quando poi i miei amici sono morti tutti ammazzati, io mi sono specializzato in quello che loro dicono e mi accusano, ma non hanno capito che gli piscio in testa se voglio". Caporrimo, come sottolineano gli investigatori nella relazione depositata agli atti del processo, non commenta quanto detto dal suo compagno di passeggio.
Ma l’ex Nar in carcere parla di varie cose. Viene intercettato mentre parla anche di politica e dei politici. Con spavalderia, dialogando con un familiare, spiega di essere sicuro di uscire indenne dal processo su Mafia Capitale: "La 'cosa' scema, perché ormai i commenti so’ finiti...". E poi ancora: "All’inizio avevano preso una direzione, e invece adesso la “cosa” gli sta anda’ più da un’altra parte. Mo stanno impicciati....e una volta libero vado avanti per st’autostrada".
Al di là delle parole di Carminati resta anche da capire come possa essere possibile che un criminale di tale levatura si trovi a trascorrere l’ora di socialità con un boss altrettanto pericoloso come Caporrimo, non solo successore dei Lo Piccolo e di Liga su San Lorenzo, ma anche accentratore di potere (come dimostrato dal summit con le altre famiglie organizzato nel 2011 a Villa Pensabene -  e in contatto con le famiglie trapanesi dopo aver trascorso, in passato, anche un periodo di detenzione con Epifanio Agate, figlio del potentissimo capomafia Mariano. Ed oggi, è noto, che nell’intero territorio trapanese a comandare altri non è che il superlatitante Matteo Messina Denaro. Quali sono i criteri che portano alla scelta dei compagni d’ora d’aria? A porsi la domanda è anche il vicepresidente della Commissione nazionale antimafia Claudio Fava: “Come è potuto accadere che Massimo Carminati, imputato principale nel processo per mafia capitale, si ritrovi nel supercarcere di Parma a condividere le sue ore di socialità con un capomafia direttamente legato al latitante Matteo Messina Denaro? Giulio Caporrimo, capo della famiglia di San Lorenzo e uomo di fiducia di Messina Denaro, raccoglie in carcere le confidenze, i progetti e le minacce di Carminati, nonostante il regime del 41 bis dovrebbe impedire proprio questo tipo di contiguità. E' una svista? Una sottovalutazione? Un'altra, dopo le lunghe confidenze scambiate in carcere tra Riina e Lorusso? Lo chiederemo al ministro della giustizia”.

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