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riina ciancimino bn cIl figlio di don Vito: “Sei codardo come tuo papà”
di Aaron Pettinari
“Sono Massimo Ciancimino, anche io figlio di un mafioso Corleonese, a differenza Tua mi sono vergognato, sono altresì fiero di avere fatto catturare quell'animale di tuo padre”. E' così che inizia il post che Massimo Ciancimino ha pubblicato sulla bacheca Facebook di Giuseppe Salvatore Riina. Un commento, per l'esattezza, alla presentazione di quest'ultimo del suo libro.
“Vedi piccolo Riina - prosegue l'accusa del figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo - Te puoi andare solo in trasmissioni come quella condotta da Vespa, in altre non avresti avuto simili ed indegne opportunità di elogiare la mentalità tipicamente omertosa. Sei codardo come tuo papà, lo conosco. Un pupazzo criminale. Se avesse le palle accetterebbe un confronto con me al processo trattativa, già so che che non lo farà mai, mai avuto fegato”. Ed infine la promessa “Combatterò la mafia e gente come voi finché avrò vita”. Pochi minuti ed il post scompare, probabilmente cancellato dallo stesso figlio del Capo dei capi. E in tutta risposta Massimo Ciancimino, oggi imputato e teste al processo trattativa Stato-mafia, riscrive nuovamente: “Vigliacco”.

Una sorta di scambio a distanza dove il non detto, ancora una volta, ha il suo peso. Non si può che rimarcare la differenza totale delle scelte fatte dai due figli di mafiosi. Se Salvo Riina non ha mai preso le distanze dall'universo mafioso (lui stesso già condannato per associazione mafiosa a 8 anni e 10 mesi), Ciancimino jr da tempo ha scelto di percorrere una via diversa, contribuendo direttamente a svelare pezzi importanti di quel dialogo tra Stato e mafia che si consumava mentre l'Italia veniva dilaniata dalle bombe. Ed oggi, nonostante le minacce ricevute e l'assenza di un servizio di tutela, continua a ribadire in aula ogni accusa. Dichiarazioni, le sue, che hanno fatto tornare la memoria a una lunga serie di “smemorati di Stato”, arrivati a parlare di certi fatti solo dopo aver sentito le parole del figlio di don Vito e del pentito Gaspare Spatuzza. Il problema non è stato vedere Riina jr in tv, ma come quell'intervista a “Porta a Porta” (trasmessa, si è appreso, soltanto dopo lo "sta bene" del terzogenito del capomafia corleonese) è stata condotta. E il contributo di verità per ricostruire quegli anni bui delle stragi, da parte di Riina jr, è stato pari a zero. Un aspetto che politici come Maurizio Gasparri vogliono ignorare. E' per questo che il paragone tra posizioni dei due figli di mafiosi non è concettualmente concepibile.

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