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madonia piddu c ansaA Catania prosegue il processo sul delitto
di Aaron Pettinari
“L’omicidio Ilardo? Una cosa interna, nell’ambito della stesa famiglia di Gino. E ci fu detto di farci gli affari nostri. Fu poi Priviteraa dirmi che era una cosa partita da Piddu Madonia”. E’ il collaboratore di giustizia Giacomo Cosenza, ex componente del gruppo di Orazio Privitera, ad essere sentito di fronte alla Corte d’assise di Catania, presieduta da Rosario Cuteri, nell’ambito del processo per l’omicidio di Luigi Ilardo, assassinato il 10 maggio 1996.
Alla scorsa udienza furono acquisiti i suoi verbali al dibattimento ed oggi si è proceduto con l’audizione del dichiarante, sentito come testimone assistito.
“Orazio Privitera - ha detto - mi disse che è stata una cosa partita da Piddu Madonia però sono stati Zuccaro e gli altri… c’è stato il benestare di Madonia e sono stati a farlo Zuccaro con i suoi ragazzi.. si parlava in giro che Ilardo si mangiava soldi delle estorsioni. Poi nel 2001 abbiamo saputo che Ilardo stava facendo il confidente”.
Il pentito, rispondendo alle domande del pm Pasquale Pacificoo, è tornato a parlare del giorno antecedente al delitto: “Quel giorno eravamo insieme a pranzo io, Gino Ilardo, suo padre e Alfio Aiello… Gino doveva poi venire con noi ma ha avuto un impegno ed è andato via con la mercedes caricandoci su due fusti di olio per casa presi in un furto”. Per quanto riguarda la sera del delitto Cosenza ha ricordato che “arrivò una telefonata di Pippo Biondo, al telefono di Alfio Aiello dicendo ‘vieni di corsa che è caduto Gino Ilardo’… ma quando ci dissero è caduto non pensavamo mai che era stato ammazzato o era morto, pensavamo magari fosse stato investito, pensavamo ad un incidente. Siamo scesi e ci venne incontro Biondo dicendo di andare via perché era piano di carabinieri e che Ilardo era stato ucciso”.
Le ragioni di quell’omicidio furono poi chiarite al Cosenza durante una riunione a Ragusa dove avrebbero partecipato anche persone di Gela e Caltanissetta. “E’ lì che ci venne detto che era stata una cosa interna - ha aggiunto - E che noi dovevamo farci gli affari nostri. Poi tempo dopo alla figlia più piccola di Ilardo, Nitto Santapaola fece arrivare le sue condoglianze per far sapere che non c’entrava nulla”.

Cosenza ha anche parlato di altre raccomandazioni ricevute dallo stesso Privitera: “mi disse di starmene lontano, ‘quello che vogliono fare fanno, a te non interessa niente’, mi disse… è una cosa partita da Piddu Madonia”. Accuse che, secondo l’avvocato Flavio Sinatra, non aveva mai fatto nei precedenti verbali. Sotto accusa nel processo ci sono i capimafia Giuseppe Madonia e Vincenzo Santapaola, in qualità di mandanti; il boss Maurizio Zuccaro come organizzatore e Orazio Benedetto Cocimano come esecutore materiale. All'omicidio avrebbero preso parte anche Maurizio Signorino e Pietro Giuffrida, entrambi poi deceduti.

Zone d’ombra
Dietro all’omicidio Ilardo, al di là delle modalità di esecuzione, presenta non poche “zone d’ombra”. Un alone di mistero che è stato citato nell’ordinanza di custodia cautelare (emessa dal Gip di Catania nel 2013) per l’uccisione del confidente di Michele Riccio.
“Un primo aspetto inquietante - si legge nell’ordinanza - è infatti costituito dalla tempistica dell’omicidio: l’Ilardo è stato infatti ucciso non appena rientrato da Roma, con una sollecitudine tale da precedere addirittura il consenso definitivo all’operazione da parte di Provenzano e con un dispiego di risorse del tutto insolito, tenuto conto che il relativo ordine aveva raggiunto contestualmente quantomeno tre esponenti di rilievo, ovvero il La Causa, lo Zuccaro ed il Quattroluni (come concordemente affermato dai collaboranti); ciò in quanto il delitto medesimo doveva necessariamente avvenire prima che l’Ilardo ritornasse a Roma per formalizzare definitivamente ed ufficialmente la sua collaborazione con l’Autorità Giudiziaria allontanandosi definitivamente da Catania, ovvero nel brevissimo lasso di tempo in cui costui si sarebbe trattenuto nella città”. Per il giudice Rizza è evidente che l’omicidio Ilardo “è stato commesso non solo e non tanto per l’attività di ‘confidente’ dallo stesso sino a quel momento svolta, ma anche (e soprattutto) per evitare che costui iniziasse a collaborare con la giustizia, con l’ulteriore conseguenza, logicamente ineludibile, che proprio di tale intenzione della vittima, concretizzatasi appena otto giorni prima dell’omicidio, erano stati informati i mandanti dello stesso, e che in tale ristrettissimo arco temporale (dal 2 al 10 maggio) il delitto era stato progettato, organizzato ed eseguito…”.
Ed è questo uno dei punti che la Procura cerca di ricostruire scavando proprio nelle tempistiche dell’omicidio. Secondo i pm “all’epoca dell’incontro fra il Provenzano e l’Ilardo (31/10/95) questi non era soggetto sospettato di ‘doppio gioco’ da parte dell’organizzazione criminale”. Il suo omicidio, quindi, “venne ideato non prima della primavera 1996 ed eseguito in tutta urgenza il 10/5/96 per evitare la sua formale collaborazione con l’Autorità Giudiziaria”.

In foto: Piddu Madonia in uno scatto d'archivio (© Ansa)

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