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Inammissibile" il ricorso straordinario contro la sentenza definitiva di condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa di Marcello Dell’Utri. La V sezione penale della Cassazione ha rigettato con queste parole il ricorso straordinario presentato dai legali dell’ex senatore e fondatore di Forza Italia.
I difensori hanno riprovato una seconda volta ad usare la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sul caso Contrada a favore del loro assistito.

Nella sentenza su Bruno Contrada (anch'egli condannato per concorso esterno in associaizone mafiosa) i giudici europei, con stupore di tutti, condannavano l'Italia ad un risarcimento di 10 mila euro in quanto, secondo la Cedu, l'ex capo della Mobile non doveva essere condannato perché, all'epoca dei fatti, il reato non “era sufficientemente chiaro”. A loro dire “il reato di concorso esterno in associazione mafiosa è stato il risultato di un'evoluzione della giurisprudenza iniziata verso la fine degli anni '80 e consolidatasi nel 1994 e che quindi la legge non era sufficientemente chiara e prevedibile per Bruno Contrada nel momento in cui avrebbe commesso i fatti contestatigli”. Il primo tentativo dei legali di Dell’Utri risale ad ottobre scorso quando avevano chiesto l’annullamento della condanna inflitta dalla Suprema corte il 9 maggio 2014 per incidente di esecuzione, ritenendo il caso di Contrada identico a quello del loro assistito. In tutta  risposta la Corte D’Appello dI Palermo aveva rigettato il ricorso con il primo “inammissibile”.

Fonte ANSA

Foto © S. F.

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