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tagliavia francesco effAl processo d'appello bis una nuova condanna per il boss
di Aaron Pettinari
Il boss mafioso Francesco Tagliavia, capo della famiglia palermitana di Corso dei Mille, accusato di aver messo a disposizione i suoi uomini e prestato il suo assenso alla strage mafiosa del 27 maggio 1993, in via dei Georgofili a Firenze, è stato condannato all'ergastolo al processo d'appello bis.

Nell'attentato, compiuto con un’autobomba di carica 250 chili di esplosivo morirono il vigile urbano Fabrizio Nencioni, sua moglie Angela Fiume, custode della Accademia de’ Georgofili, le loro figlie, Nadia di 9 anni e Caterina di 50 giorni, e lo studente di architettura Dario Capolicchio. Vi furono anche decine di feriti oltre ad ingenti danni al patrimonio artistico (l'Accademia de’ Georgofili fu completamente distrutta, la Galleria degli Uffici fu devastata e il centro di Firenze non rimase illeso, ndr).

Nel settembre 2014 la Cassazione aveva annullato con rinvio la condanna all’ergastolo per la strage, inflitta a Tagliavia, che era stato accusato dal pentito Gaspare Spatuzza. I supremi giudici, invece, lo hanno del tutto prosciolto per gli attentati stragisti di Milano (via Palestro) e Roma (via Fauro, Velabro e stadio Olimpico). Per l’attentato dei Georgofili, Tagliavia era accusato di strage, devastazione, porto di esplosivo e furto di una macchina.

Tagliavia, difeso dagli avvocati Luca Cianferoni e Antonio Turrisi, era stato condannato per le stragi dello stesso anno di Milano (via Palestro) e Roma (basilica di San Giovanni in Laterano e la chiesta di San Giorgio al Velabro) e per il fallito attentato contro i carabinieri allo stadio Olimpico di Roma (23 gennaio ’94) ma fu poi assolto in Cassazione. Per la strage dei Georgofili dispose invece un nuovo processo.

Tagliavia venne arrestato nel maggio 1993. Uno dei suoi “soldati”, Pietro Romeo, l’aveva chiamato in causa già nel corso della prima inchiesta avviata immediatamente dopo gli attentati, ma le sue dichiarazioni non erano state ritenute sufficienti per procedere a carico del boss. Cosa che è stata resa possibile quando nel 2008 sono sopraggiunte le dichiarazioni d'accusa di Gaspare Spatuzza che ha contribuito a riaprire le indagini non solo sui fatti del '93 ma anche su quelli del '92 con le stragi di Capaci e via d'Amelio.

Nel ricorso in Cassazione la difesa di Tagliavia aveva sostenuto il vuoto probatorio a carico del boss in quanto non vi sarebbero state prove che Tagliavia partecipò, come invece ha sostenuto Spatuzza, alla fase ideativa della strage. La procura della Cassazione aveva chiesto la conferma della condanna di Tagliavia emessa dalla Corte d’Assise d’appello di Firenze il 10 ottobre 2013 e la Corte di assise di appello, presieduta da Luciana Cicerchia (giudice a latere Maria Cannizzaro, ndr) ha emesso la sentenza di condanna e l'avvocato Cianferoni ha già annunciato un altro ricorso per Cassazione. Le motivazioni della sentenza saranno rese disponibili tra 90 giorni.

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