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profeta salvatore frontScagionato dalla strage di via D’Amelio, aveva ripreso a dirigere gli affari del clan
di AMDuemila
E’ l’operazione “Stirpe” che ha colpito il mandamento palermitano della Guadagna. La Polizia ha eseguito una decina di ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip del Tribunale di Palermo, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dagli investigatori della Mobile diretti da Rodolfo Ruperti. Tra gli arrestati il boss Salvatore Profeta, 66 anni, in passato finito nell’inchiesta sulla strage di via D’Amelio in cui fu ucciso il giudice Paolo Borsellino.

Profeta è considerato capo della famiglia di Santa Maria di Gesù. Già condannato per mafia, estorsione e droga, precedentemente era stato accusato dal falso pentito Vincenzo Scarantino, suo cognato, di aver preso parte all’eccidio del 19 luglio ’92 e per questo venne arrestato. Poi le dichiarazioni di Scarantino che portarono al depistaggio sull’omicidio di Borsellino furono smentite dal collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, e Profeta venne rilasciato a ottobre del 2011. Stando alle indagini, Profeta una volta tornato in libertà avrebbe nuovamente diretto il mandamento, in quanto la sua posizione di comando sarebbe stata immediatamente riconosciuta anche da altri esponenti mafiosi con ruoli di vertice che in varie occasioni si erano sottoposti al "rito del bacio in fronte" dispensato dal capo famiglia. Profeta era indicato da alcuni collaboratori di giustizia come "uomo d'onore" del clan sin dai tempi del suo storico capo Stefano Bontate. Dall'indagine è emerso come, ancora oggi, i clan siano legati a rituali di affiliazione arcaici. Le accuse per gli arrestati sono di mafia ed estorsione.
profeta salvatore postArrestati anche i vertici della famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù, insieme ad alcuni familiari del boss. Il provvedimento cautelare è stato eseguito anche nei confronti di Rosario e Antonino Profeta, nipote e figlio del capomafia. In carcere anche Francesco Pedalino, Giuseppe Galati e Antonino Palumbo, impegnati, per conto della famiglia, nel controllo della zona di via Oreto.
"Quello della Guadagna è sicuramente un quartiere chiuso e molto difficile - a spiegarlo Rodolfo Ruperti, capo della mobile - l'attività investigativa ha dimostrato come Salvatore Profeta aveva ripreso in mano le redini del mandamento mafioso grazie al suo carisma. Carisma che abbiamo constatato anche stanotte, visto che quando lo stavamo arrestando c'è stata una lunga processione intorno che ha reso molto complicate anche le fasi dell'arresto". "E' stata una indagine complessa in una zona del capoluogo che non sembra Palermo: il quartiere Guadagna rappresenta un fortino. E' stato difficile eseguire pedinamenti e intercettazioni, e anche stanotte centinaia di persone si sono riversate in strada, mentre arrestavamo il boss Salvatore Profeta; gente commossa che voleva farsi vedere da lui, attestare la presenza e la loro vicinanza al boss. - ha continuato Ruperti - Profeta fin dalla sua scarcerazione ha ripreso in mano le redini della famiglia che ricorda, dal punto di vista organizzativo, i clan della 'Ndrangheta, visto il coinvolgimento dei familiari più stretti ai vertici della cosca. Non a caso oggi abbiamo arrestato il figlio e il nipote di Profeta".
Sequestrate, inoltre, tre società intestate a prestanome, ma in realtà secondo quanto accertato dalle indagini riconducibili allo stesso Profeta. Si tratta della 'Mg Express', della 'Dpv' e della 'Distribuzione Srl'. Nel corso dell'attività investigativa sono stati anche sequestrati conti correnti per centinaia di migliaia di euro e diversi documenti attualmente al vaglio della polizia. 
"Nelle indagini che hanno portato all'arresto di Profeta ho rivisto scene di 20 anni fa, quando mi occupavo di mafia. Come il bacio in bocca tra i boss o l'omaggio reso alla famiglia del capo mafia nel corso della processione della Madonna Dormiente, durante la quale, il corteo religioso ha deviato il suo naturale percorso, in segno di riverenza, passando sotto il balcone dell'abitazione del boss mafioso - ha detto il questore di Palermo Guido Longo - L'operazione di oggi mette in luce una certa fibrillazione nel quartiere della Guadagna. Ci sono giovani mafiosi agguerriti e disposti a tutto pur di emergere nelle gerarchie. Giovani determinati e cruenti che vogliono scalare le gerarchie mafiose con qualunque mezzo e sono pronti a tutto".

Foto by palermo.repubblica.it

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