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palenzona bulgarelladi AMDuemila
Al tribunale del riesame la difesa del vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona ha puntato contro l’accusa avanzata dai pm fiorentini, per il banchiere, di aver aiutato il costruttore Andrea Bulgarella nel tentativo di farlo rientrare da un debito da 60 milioni di euro. Fra i reati ipotizzati c'è l'associazione per delinquere con l'aggravante di aver favorito Cosa nostra, perchè l'imprenditore è considerato legato alla mafia trapanese guidata dal boss latitante Matteo Messina Denaro. “La Procura dice che è stato approvato il piano di risanamento del Gruppo Bulgarella, mentre è vero esattamente il contrario” hanno dichiarato i legali difensori Massimo Dinoia e Nino D'Avirro, che hanno depositato una memoria con le delibere del comitato crediti della Banca datate 23 aprile, 16 giugno e 1° luglio 2015. Da quelle carte, ha spiegato l'avvocato Dinoia, emerge che Unicredit ha riservato solo “sonore bocciature” al piano di risanamento del Gruppo Bulgarella.
Gli inquirenti sostengono inoltre che Unicredit sia stata truffata dal suo dirigente. “Gli organi ispettivi della banca - ha ribattuto Dinoia citando l’Audit - hanno detto che tutto è stato fatto in modo perfetto”.
Sulla vicenda però, ha dichiarato il presidente della Commissione, Giuseppe Vegas, anche la Consob ha “chiesto chiarimenti”. Nello specifico, i dubbi riguarderebbero le indiscrezioni di stampa secondo cui, a differenza di quanto sostenuto dai legali di Palenzona, l'Audit avrebbe rilevato delle irregolarità.

Il legale del vice di Unicredit ha anche negato i rapporti con l’imprenditore Bulgarella, negando qualsiasi coinvolgimento per aiutare l’uomo d’affari ritenuto in strettissimi rapporti con Cosa nostra: "Palenzona e Bulgarella non si sono mi visti - ha poi aggiunto Dinoia - sono due perfetti estranei e in tutto questo anno e mezzo non si sono scambiati nemmeno una telefonata. Ditemi voi come si può pensare che il vicepresidente di Uncredit possa mettersi in testa di favorire un perfetto sconosciuto o Cosa Nostra". Bulgarella, che ha respinto ogni accusa di essere vicino alla mafia trapanese, ha invece dichiarato di aver visto Palenzona solo due volte ma, ha specificato, “non abbiamo mai parlato di affari”. L’imprenditore trapiantato in Toscana è arrivato a citare il giudice Giovanni Falcone, ucciso a Capaci il 23 maggio ’92, sostenendo che “ero suo amico”, per poi aggiungere: "Affitto da 30 anni la sede alla questura di Trapani e da 10 anni gli uffici alla procura di Trapani". La notizia è stata confermata, ma nessuna autorità ha voluto rilasciare commenti in merito. E riguardo le accuse sull'accordo con Unicredit il legale Giulia Padovani, che difende Bulgarella insieme ai colleghi Andrea Bottone e Francesco Marenghi, ha affermato: "C'era una trattativa su una vicenda complessa che riguardava dei tassi di interesse, che Bulgarella considerava eccessivi. C'è stato un atto interlocutorio, informale, senza accordi nemmeno a voce".
Il tribunale del riesame di Firenze si è riservato la decisione sui ricorsi presentati dagli indagati. Nei prossimi giorni, i giudici renderanno nota la loro decisione, che riguarda la revoca del sequestro di alcuni documenti.

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