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palenzona fabrizioL’operazione a Firenze svela rete di fiancheggiatori collegata a Messina Denaro
di AMDuemila
Un’operazione che ha portato a dieci arresti, una rete di fiancheggiatori presumibilmente legata al boss trapanese Matteo Messina Denaro, l’ultimo capomafia di Cosa nostra a godere ancora di una latitanza dorata da oltre vent’anni. Nell’inchiesta è finito anche Fabrizio Palenzona (in foto), vice presidente di Unicredit, indagato dalla Dda di Firenze per reati finanziari aggravati dal favoreggiamento a Cosa nostra. Questa mattina i suoi uffici sono stati perquisiti dai carabinieri del Ros, che hanno condotto l’operazione. Altre perquisizioni avrebbero riguardato anche altri manager e imprenditori, alcune nei dintorni di Pisa e nella zona della Versilia. Al centro del filone investigativo alcune operazioni finanziarie sospette legate a possibili infiltrazioni mafiose nel tessuto economico locale.

Tra gli indagati il costruttore Andrea Bulgarella, sul quale pende l’accusa di reimpiego di beni e favoreggiamento a Cosa Nostra. Secondo gli inquirenti, potrebbe essere collegato proprio alla latitanza di Messina Denaro. Bulgarella, di origini trapanesi, anni fa aveva avviato un’attività imprenditoriale a Firenze, Lucca e Pisa, ma anche al Nord Italia e a Trapani, costruendo imponenti strutture alberghiere ma anche altre opere edilizie, come il Parco delle Torri a Pisa, per il quale Bulgarella ha poi stoppato i lavori quando ha iniziato a collezionare debiti, arrivando a circa 60 di milioni di euro.
Coinvolti nell’inchiesta anche altri funzionari di Unicredit, nei confronti dei quali sono state avviate perquisizioni presso i rispettivi uffici a Roma, Palermo, Trapani, Milano e Firenze. Tra questi un collaboratore di Palenzona, Roberto Mercuri, insieme ad altri due manager, Massimiliano Fossati e il responsabile corporate banking per l’Italia, Alessandro Cataldo. La banca in questione ha dichiarato di avere “piena fiducia” negli inquirenti ma “certa che le indagini dimostreranno con chiarezza la loro estraneità rispetto alle contestazioni mosse".
Per la Direzione distrettuale di Firenze anche gli altri nomi di Unicredit, insieme al suo vicepresidente, sarebbero indagati per truffa, appropriazione indebita e ricettazione, reati ugualmente aggravati dal favoreggiamento alla mafia. Tutti, secondo l’accusa, avrebbero infatti appoggiato le attività di Bulgarella, il quale a seguito della maturazione del debito avrebbe coinvolto una piccola banca di credito cooperativo, la Bcc di Cascina (Pisa), che Bankitalia ha commissariato per considerevoli criticità nella sua gestione. Quindi l’imprenditore si sarebbe rivolto a Unicredit, riuscendo a trovare ulteriori finanziamenti grazie a Palenzona e agli altri manager. Gli inquirenti hanno analizzato diverse operazioni finanziarie che sarebbero collegate ad infiltrazioni mafiose sul territorio toscano, acquisendo a Pisa e Viareggio documenti sui legami tra le due banche e lo stesso Bulgarella.

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