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cutro-ignazio-firmadi AMDuemila - 21 luglio 2015
Un altro passo avanti verso il riscatto dallo strapotere mafioso è stato compiuto oggi. Quattordici testimoni di giustizia hanno firmato i contratti d’assunzione che permetteranno loro di lavorare nella pubblica amministrazione regionale. Al momento, tutti i testimoni di giustizia che potevano essere assunti hanno firmato i contratti, i rimanenti devono ancora chiarire la loro posizione finanziaria.
“Il provvedimento… è certamente lo strumento più incisivo per restituire pace e serenità alle nostre famiglie” ha dichiarato Ignazio Cutrò, presidente dell’Associazione Nazionale testimoni di giustizia.

Quello di oggi infatti è un grande risultato per l’Associazione che ha ideato la legge e si è battuta affinché venisse approvata, anche se è innegabile dire che si è trattato di un percorso per nulla semplice, pieno di ostacoli e rallentamenti burocratici. Basti pensare, ad esempio, che queste firme erano state previste per il 23 maggio scorso e che la legge a livello nazionale è ancora ben lontana dalla sua applicazione.
Il 9 aprile di quest’anno c’erano state le prime tredici firme in Sicilia. In seguito si era creata però una complicazione non indifferente, poiché all’amministrazione siciliana era stato imposto di distaccare quel personale nell’ufficio di rappresentanza a Roma, impedendo così ai testimoni di lavorare nella propria terra. Il motivo, spiegato dal Servizio centrale di protezione, era che il rischio per le loro vite è ancora altissimo.
Cutrò ha ringraziato, a nome di tutta l’Associazione, il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta e “tutte le forze politiche dell'Ars nella persona del Presidente Giovanni Ardizzone”. “Il prossimo traguardo nell'azione di una buona politica regionale e nazionale - ha concluso Cutrò - dovrà essere l'approvazione di misure legislative a favore di imprenditori e commercianti per scongiurare la chiusura delle loro aziende dopo avere denunciato le mafie".

ANTIMAFIADuemila
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