di AMDuemila - 9 aprile 2015
Giovanni Mercadante (in foto), medico ed ex deputato di Forza Italia, è stato condannato a dieci anni e otto mesi per associazione mafiosa. Dopo un iter travagliato la vicenda Mercadante si è conclusa ieri con la sentenza della Cassazione che ha confermato la condanna della corte d’appello dello scorso anno.
Arrestato nel 2006, subito dopo l’arresto di Provenzano, con l’accusa di esserne il medico, il radiologo palermitano è stato ritenuto dai pm un soggetto cerniera tra società civile e organizzazione mafiosa, che permise quindi a Cosa Nostra di sopravvivere all’azione di contrasto svolta dagli organi dello Stato.
Ben tre collaboratori di giustizia di grosso calibro hanno parlato della vicinanza dell’ex politico di Forza Italia a Cosa nostra. Secondo il pentito Nino Giuffrè, ex braccio destro del capo di cosa nostra, Mercadante sarebbe stato “una sua creatura”. Mentre Angelo Siino, l’ex ministro dei lavori pubblici di Cosa nostra, lo aveva definito “uno dei suoi più grossi favoreggiatori”, e Giovanni Brusca aveva parlato della sua vicinanza al boss Tommaso Cannella, di cui il politico è cugino. A queste dichiarazioni si aggiungono le conversazioni del 2005 tra il capo mandamento di San Lorenzo Antonino Cinà e il capo mandamento di Pagliarelli Nino Rotolo, entrambi arrestati nell’operazione “Gotha”, dove Cinà raccontava a Rotolo del suo incontro con Mercadante. “Mi sono visto con Giovanni Mercadante” aveva riferito Cinà al suo interlocutore, “gli ho fatto una promessa, sono finiti i tempi che ci potevate prendere per fessi, qua non ci esce tu mi dai io ti do, anche perché ti ho eletto, ti vai a guadagnare 20 milioni al mese più la pensione e tre milioni al mese, sì tre milioni al mese per l’ospedale dopo trent’anni… Nino ci si devono dire queste cose?!”. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Mercadante sarebbe stato votato alle Regionali del 2001 grazie al consenso mafioso. In cambio sarebbe stato chiesto al politico il suo contributo per sistemare Marcello Parisi, nipote di Angelo Rosario Parisi all’interno del Consiglio Comunale, ottenere l’assunzione all’Ismett, l’Istituto trapianti, del figlio di Cinà e assicurare un posto al dott. Massimo D’Aliberti dell’ospedale Niguarda di Milano. “Lei non ha idea di come lo stiamo portando”, affermava Salvatore Alfano, esponente del mandamento della Noce, poi arrestato. “… Tutta Via Noce, guardi… non c’è nessuno che alzi un dito contro Giovanni Mercadante…”. Secondo i pm Mercadante avrebbe fatto parte del gruppo ristretto dei fedelissimi di Provenzano, in modo riservato.
Nel 2011 però l’ex deputato di Forza Italia era stato assolto da un’altra sezione della corte d’appello “perché il fatto non sussiste”. Assoluzione che la Cassazione aveva annullato disponendo un nuovo processo, terminato con la condanna d’appello a dieci anni e 8 mesi ieri confermata dalla Cassazione.
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