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grasso-valeria-web7L’imprenditrice chiede una maggiore attenzione dal parte dello Stato
di Francesca Mondin - 25 marzo 2015
“La vita è fatte di scelte, e quando scegli di dire no ad un clan mafioso noto per stragi e omicidi metti in conto tutto, ma non puoi trovarti nell’imbarazzo di dover elemosinare la tua sicurezza, che dovrebbe invece essere garantita dallo Stato”. Poche parole, chiare e concise, quelle di Valeria Grasso, imprenditrice di Palermo che da anni ha denunciato i suoi estorsori. Parole che vanno subito alla radice di uno dei problemi più grandi dei testimoni di giustizia in loco, il sentirsi abbandonati dalle Istituzioni in una lotta contro un “mostro”, vigliacco e dai mille volti, che mette in moto ogni possibile mezzo per raggiungere i suoi obiettivi. L’ultimo grave atto di cui è stata vittima Valeria Grasso è avvenuto poco più di due giorni fa. “Uno sconosciuto si è presentato alla mia palestra per chiedere informazioni dicendo che lo mandava il proprietario di un’attività qui vicino semplicemente per dirci che la mia ‘è una bella palestra’” ha raccontato la stessa imprenditrice. A raccogliere quegli insoliti complimenti era stata la madre della stessa Valeria Grasso. Quest’ultima, venuta a sapere dell’accaduto, ha cercato di capire le motivazioni di un’azione tanto strana. “Con una scusa lo abbiamo fatto tornare in palestra. Gli abbiamo detto che aveva dimenticato un mazzo di chiavi sul bancone. E questi, sebbene non avesse dimenticato nessun mazzo di chiavi, è subito tornato indietro ed ha ripetuto le stesse parole che aveva detto poco prima a mia madre. Quando ho chiesto di avere i suoi dati anagrafici questi me li ha forniti senza batter ciglio”. Un episodio così inusuale, in un ambiente come quello palermitano, dove uno sguardo, una parola o un cenno possono voler dire molto più che mille parole, non può essere sottovalutato. Tanto più che l’attività commerciale indicata dall’individuo è un posto dal quale la testimone di giustizia si tiene ben alla larga. “Lì vi sono persone vicine a quel ambiente che io ho denunciato in passato. La loro abilità – spiega Valeria Grasso - sta proprio nel farti arrivare il messaggio mettendoti nelle condizioni che non puoi fare niente”. Il classico modus operandi mafioso dove con poche parole si fa capire che si ha il controllo del territorio e che qualsiasi imprenditore non può far nulla. “Spesso - continua la Grasso - possono arrivare dei segnali obliqui che apparentemente non corrispondono a nessun reato” però intanto sfiancano e minano la serenità e la sicurezza.

Basta propagande di legalità
Spesso si parla di sicurezza per i testimoni di giustizia. Dovrebbe essere garantita dallo Stato ma quando viene a mancare ecco che il testimone di giustizia viene colpito due volte, dalla mafia prima e dalle Istituzioni poi. Un messaggio devastante nei confronti di chi è sul punto di denunciare.
Poco tempo prima di questa visita, l’imprenditrice di Palermo era stata destinataria di un altro inquietante messaggio. Questa volta mentre passeggiava per le vie del centro in compagnia di un amica, seguita dal unico uomo della tutela si era avvicinato un personaggio dicendo: “Tutto bene con la palestra?” E poco dopo voltandosi “sei ancora  viva?”.  Un messaggio gravissimo colto anche dalla sua scorta che è intervenuta per proteggerla senza poter identificare lo sconosciuto. Attualmente la tutela della testimone di giustizia è al quarto livello, composta da due militari, uno che guida e l’altro che l’accompagna. Quanto accaduto nei giorni scorsi però dimostrerebbe la limitazione di questo livello di tutela per una persona come Valeria Grasso che rischia quotidianamente la vita dal momento che alcuni degli esponenti mafiosi che ha fatto condannare ora sono a piede libero, motivo per cui la testimone di giustizia chiede maggiori tutele. “Penso che la mafia non risparmia, se decide una cosa utilizza tutti i mezzi possibili per arrivare al suo obiettivo – dice Valeria Grasso provata - allora lo Stato non può risparmiare sulle misure di sicurezza e fare dei tagli quando in gioco c’è la vita delle persone. Devono essere dati i giusti strumenti a Prefetti e forze dell’ordine per consentire loro di lavorare, considerato che dinnanzi al peggio loro ne rispondono”. La Grasso si è detta anche dispiaciuta per l’allontanamento dell’uomo della scorta che non è riuscito ad effettuare l’identificazione: “Invece di supportare e dotare dei giusti mezzi quei pochi rappresentanti dello Stato, carabinieri e forze dell’ordine che veramente proteggono con il loro corpo i testimoni di giustizia, si utilizzano come capro espiatorio quando qualcosa non funziona”. “Questo è momento in cui si stanno ottenendo tanti risultati nell’antimafia – continua l’imprenditrice di Palermo - tanta gente denuncia e tanti imprenditori stanno cercando di alzare la testa ma altrettanti si lamentano di non sentirsi protetti adeguatamente. La tutela va data con grande senso di responsabilità”. Sono moltissimi gli imprenditori che continuamente chiedono di non essere abbandonati dallo Stato, da Ignazio Cutrò all’imprenditore Alessandro Marsicano, ma la maggior parte delle richieste sembrano cadere nel vuoto. L’imprenditrice palermitana da tempo chiede al Ministro Alfano di essere ascoltata ma ancora non avrebbe ricevuto nessun tipo di risposta. “Lo stato non può più fare propaganda di legalità - dice seccata la testimone di giustizia - noi non abbiamo fatto propaganda, abbiamo fatto una scelta che continuiamo a portare avanti ogni giorno”.

Io non mollo
Valeria Grasso infatti è una delle poche testimoni di giustizia che dopo essere stata portata in località protetta ha deciso di tornare nella propria terra perché è a partire da lì che bisogna lanciare il messaggio di riscatto dalla mafia. “Non voglio più che si parli di tragedie io voglio che si parli di successi di chi combatte la mafia, di storie vincenti - afferma sicura la Grasso - Dovrebbe diventare una normalità dire no alla mafia”. Valerio Grasso è una donna che rappresenta quella parte di società che si ribella e resiste e che per questo andrebbe tutelata nel miglior modo possibile. “Se qualcuno pensa che facendomi spaventare io mollo perché non mi sento supportata dallo Stato si sbaglia di grosso - dice convinta - Io rinuncio  a quello che  lo stato mi da se lo ritengo inadeguato e rischioso anche per chi mi tutela, ma certo io non abbandono il mio percorso perché finché avrò l’ultimo respiro sarò coerente con la mia scelta”.

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