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cutro-marsicanoCutrò: “Far chiudere pasticceria Marsicano è la vittoria della mafia”
di Francesca Mondin - 28 febbraio 2015
Due fori nel muro esterno della sua pasticceria, è questo l’ennesimo segnale intimidatorio ricevuto dal proprietario Alessandro Marsicano, imprenditore di Palermo che nel 2010 ha cominciato a denunciare i sui estorsori ai carabinieri. Denunce che assieme ad altre nel 2011 permisero di scoprire la nuova mappa del pizzo in città e che con l’operazione "Hybris” portarono all’arresto di 35 persone.
Il vile atto è stato scoperto giovedì dai carabinieri che negli ultimi mesi provvedono alla sua tutela. A sorvegliare l’esterno del locale fino a poco tempo fa c’era una telecamera dalla quale i carabinieri potevano monitorare la zona ma “senza nessuna spiegazione è stata tolta” ha spiegato Marsicano che ora, sconfortato vuole abbandonare tutto: “Non ce la faccio più ho paura, voglio chiudere”. “Io credo nella giustizia - ha aggiunto - ma non voglio essere lasciato solo”.

Dal giorno degli arresti infatti per il titolare della pasticceria è iniziato l’inferno, “Già dopo qualche mese sono venuti a minacciarmi - ha raccontato - da quel giorno ho sempre avuto ritorsioni, da lettere intimidatorie all’Attack nelle serrature, dagli stuzzicadenti nel campanello fino ad una vera e propria rapina in casa, dove oltre a portarmi via tutti i risparmi hanno lasciato un coltello sul letto di mia madre”.  
La realtà di Marsicano è particolare perché non sono tante le aziende che riescono a sopravvivere dopo le denunce infatti “ho subito un danno economico - ha spiegato l’imprenditore - l'intero rione mi ha boicottato e se non fosse per l'università lavorerei poco”. Per questo il presidente dell’Associazione Nazionale testimoni di giustizia Ignazio Cutrò, arrivato a Palermo per sostenere l’amico Alessandro ha ricordato: “Chiudere questa attività significa far vincere la mafia.”
marsicano-foro-negozioSebbene il problema economico per Marsicano sia superabile negli ultimi sei mesi però si sono susseguiti una serie di episodi che hanno preoccupato e intimorito sempre più l’imprenditore e la famiglia e che lo stano spingendo alla tentazione di abbandonare tutto. “A settembre è venuto in negozio a minacciarmi di morte lo zio, appena uscito dal carcere, di un uomo che ho fatto arrestare - racconta il negoziante - dicendomi che per colpa mia suo nipote era in prigione, che lui era stato in carcere per un tentato omicidio e che non si  sarebbe dimenticato di me, ammonendomi di iniziare a guardarmi attorno e che avrei pagato per quello che avevo fatto.” Poco dopo è stato conficcato un coltello nella ruota della macchina del figlio della sua compagna. Nei mesi a seguire svariate sono state le visite a scopo intimidatorio “ultimamente sono entrati anche dei soggetti vicino al fratello del capomandamento del rione” ha raccontato Marsicano. Non sono mancate poi le rapine in negozio con chiaro riferimento al titolare. Addirittura c’è stato un tentativo di estorsione da parte delle stesse persone che avevano chiesto il pizzo all’imprenditore molti anni addietro. Finalmente a dicembre, dopo un esposto della compagna al prefetto, è stata affidata la scorta ad Alessandro Marsicano.

“La situazione che vivo è veramente pesante ed io sto crollando” ha raccontato disperato l’imprenditore. Marsicano infatti, in seguito a questi continui atti intimidatori sta seguendo una cura neuropsichiatrica: “Sto male, ho crisi di panico e prendo psicofarmaci - ha spiegato l’imprenditore - mi è stata riconosciuta un'invalidità del 40%”.

Ora la paura maggiore è per la famiglia, spiega il titolare della pasticceria: “Quando io me ne vado rimane mia moglie sola dentro l’attività e lei non è tutelata e non ci sono nemmeno più le telecamere. Io ringrazio i carabinieri che mi tutelano, e denuncerei ancora una volta, l'ho fatto per i miei figli, però ora chiedo che lo Stato e l'opinione pubblica mi siano vicini".

marsicano-foro-negozio-2“Non è accettabile che lo Stato da un lato provveda ad assegnare al signor Marsicano, un dispositivo di scorta, e dall'altro lascia totalmente sguarnito e privo di sistema di videosorveglianza l'attività commerciale - hanno dichiarato i testimoni di giustizia Ignazio Cutrò, Piera Aiello e Giuseppe Carini, in rappresentanza di tutta l’Associazione Nazionale - attività che resta preda, come verificatosi nella notte pochi giorni fa, di gravi atti di intimidazioni dagli esiti potenzialmente disastrosi.”
“Marsicano non è solo - ha sottolineato il testimone di giustizia Ignazio Cutrò - noi siamo qui per stare accanto a lui, la pasticceria “Marsicano” non deve chiedere, sono pronto a venire tutte le mattine ad aprire la saracinesca”. “Voglio ringraziare tutte le forze dell’ordine per quello che stanno facendo - ha aggiunto parlando a nome dell’intera Associazione di cui è presidente - però voglio lanciare un appello al prefetto di Palermo Cannizzo affinché convochi con urgenza il Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza e si decida di mettere in sicurezza anche l'attività commerciale attraverso il ripristino del sistema di videosorveglianza.” Rifacendosi poi alla sua personale storia Cutrò, ex imprenditore edile di Bivona che in seguito alle denunce ha dovuto chiudere l’azienda perché sormontato di debiti e abbandonato dalle Istituzioni ha detto: “La mafia ha vinto a Bivona non vorrei che vincesse pure a Palermo”.

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