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mori-cavalli-carabinieriLa Procura generale chiede l'acquisizione dei verbali dell'ex Sisde Venturi, deceduto
di Aaron Pettinari - 27 ottobre 2014
Dovrà passare un altro mese prima che la corte d’Appello, presieduta dal presidente Salvatore Di Vitale, possa esprimersi sulla richiesta di riapertura dibattimentale nel processo al generale Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura di Bernardo Provenzano a Mezzojuso, nell'ottobre '95. Oggi all'aula bunker del Pagliarelli era il giorno previsto per le repliche delle difese dei due ufficiali del Ros dopo che all’ultima udienza il Pg Roberto Scarpinato ed il sostituto Luigi Patronaggio avevano presentato una lunga memoria in cui veniva ricostruita una serie di fatti riguardanti la storia dei due imputati, e non solo, offrendo una chiave di lettura ulteriore sui motivi che hanno portato al mancato blitz a Mezzojuso nell’ottobre del 1995.

In apertura d'udienza a prendere la parola è stato il Pg Patronaggio che ha richiesto alla Corte l'acquisizione dei verbali d'interrogatorio resi dall'ex ufficiale del Sid, Mario Venturi in quanto “atto irripetibile”. Quest'ultimo, che nel '71 ricopriva il ruolo di capo della segreteria del Raggruppamento centri controspionaggio di Roma, allora diretto da Federico Marzollo, è deceduto “per cause naturali” la scorsa settimana. Una comunicazione preceduta di poco dalla comunicazione della stesso presidente Di Vitale sull'arrivo di un esposto, presentato dalle difese di Mori ed Obinu, con cui “si lamenta che il tenente colonnello Massimo Giraudo ha assunto ‘a sommarie informazioni’ il colonnello Mauro Venturi”.
Venturi aveva dichiarato ai pm che Mori ““eseguiva intercettazioni abusive sui suoi superiori, stilava esposti anonimi, alcuni dei quali redigeva recandosi nell’agenzia di stampa di Mino Pecorelli, direttore della nota rivista Op”. Tra le comunicazioni iniziali anche quella della richiesta giunta da parte dei boss mafiosi Salvatore Rinella e Cristofaro Cannella, affinché possano essere sentiti in aula. Entrambi sono inseriti all'interno dell'elenco d'accompagnamento al protocollo farfalla, firmato nel 2004 tra i servizi segreti e il Dap sulla gestione dei detenuti al 41bis, in cui venivano evidenziati quei membri all'organizzazione mafiosa che avevano dato una prima disponibilità a riferire informazioni in cambio di compensi da concordare. Cannella, intervenendo in una serie di processi in cui è imputato ha detto più volte di non “avere mai ricevuto proposte o avuto contatti con soggetti appartenenti ai servizi segreti”. Per questo motivo ora vorrebbe essere sentito anche all'appello Mori.

La tesi della difesa
Durante le loro controdeduzioni, i due avvocati hanno tentato di “depotenziare” le richieste della Procura generale sottolineando che “la riapertura dell’istruttoria dibattimentale del processo d’appello è illegittima ed inammissibile in quanto nella sua memoria la procura generale fa una serie di richieste concentrandosi non sui fatti contestati, ma sulla stessa vita professionale del generale Mori”. L’avvocato Enzo Musco, difensore di Obinu, oltre ad evidenziare più volte nel corso dell’udienza come entrambi gli imputati mori-processo-20141026abbiano rinunziato alla prescrizione, ha poi dato una stoccata al lavoro istruttorio svolto dal Pg: “Il Procuratore generale della Repubblica non può compiere attività integrativa di indagine e questo è confermato da due sentenze della Corte costituzionale, la 462 del 1993 e la 463 dello stesso anno. Le richiesta fatte dal Pg sono inutili se si considera che il tema del processo è stato già allargato in primo grado. Un attività durata oltre cinque anni e con centinaia di udienze. Si è poi arrivati ad una sentenza di oltre mille e trecento pagine. Dimostrazione proprio del lavoro svolto”. E’ stato poi l’avvocato Basilio Milio ad evidenziare i motivi che hanno portato le difese a dichiarare inammissibili o non pertinenti le varie prove richieste dai pm: “Molti dei documenti presentati, come i documenti del Sisde, il Protocollo farfalla e quant’altro, esulano da questo processo – ha detto l’avvocato – O si teorizza che Mori ha trattato con Provenzano per evitare le stragi o si teorizza che questi era parte di un gruppo criminale che voleva destabilizzare il Paese”. Nella sua analisi il difensore di Mori ha anche affrontato la vicenda del pentito Sergio Flamia “le cui dichiarazioni confermano niente di più di quanto già riferito da Brusca ovvero che Ilardo era uno sbirro. Ma la teoria che questi possa essere stato indirizzato da qualcuno dei Servizi nulla ha a che vedere con i due imputati. Mori non è più parte dei Servizi dal 2006. Obinu dal 2005 non si occupa di certe tematiche e Flamia diventa confidente dal 2008. L’impressione è che tutte queste note, questi interrogatori, questi nuovi atti siano raccolti per introdurre un reato permanente sugli imputati e su cui si indaga in altri fascicoli”. Al termine dell’udienza la Procura generale ha quindi richiesto di produrre una nota scritta per poter replicare ulteriormente alle deduzioni della difesa dei due imputati ottenendo quindici giorni di tempo per poter presentare la propria replica in forma scritta. Il processo è stato quindi rinviato al 21 novembre.

In foto: Mario Mori e un momento dell'udienza (© ACFB)

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