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scaduto-luogo-ritrovamentoCrivellati di colpi e carbonizzati i corpi di “Joe Bravo” Fernandez e Pimentel
di Aaron Pettinari - 10 maggio 2013
Erano spariti nel nulla dallo scorso 9 aprile, ricercati nell'ambito dell'inchiesta Argo che l'altro ieri ha portato al fermo di 21 esponenti del mandamento di Bagheria. Ieri sono stati rinvenuti i corpi di Juan Ramon Fernandez e Fernando Pimentel. I cadaveri, crivellati con trenta colpi di una calibro 38 e carbonizzati, erano nascosti nei pressi della discarica abusiva di contrada Fiorilli, fra Casteldaccia e Altavilla. Decisivo per il ritrovamento l'apporto di un nuovo pentito nel clan di Bagheria, tra i 23 fermati nel blitz di mercoledì. Gli investigatori erano già riusciti a ricostruire quasi totalmente quanto avvenuto.

Proprio il 9 aprile era stato organizzato un summit di mafia a Bagheria al quale dovevano partecipare anche i due canadesi. In realtà questo sarebbe stato un'imboscata per ucciderli, su ordine venuto direttamente d'oltreoceano. E ricostruendo tutti i movimenti delle due vittime si è riusciti ad individuare i nomi dei presunti assassini. Così ieri sono già stati fermati, su provvedimento firmato dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dei sostituti Sergio Demontis, Francesca Mazzocco e Caterina Malagoli, Pietro e Salvatore Scaduto, figli di Bartolomeo, un vecchio indiziato di mafia ucciso nel 1989. I due fratelli si erano trasferiti in Canada dopo la morte del padre ed il primo era anche ritenuto molto vicino alla famiglia Rizzuto (nel 2004 ferito nel corso di una sparatoria a Montreal).
L'ordine di morte sarebbe venuto proprio dal Canada attraverso canali che gli investigatori stanno cercando di ricostruire. Un vero “colpo di scena” in quanto erano stati gli stessi fratelli Scaduto ad accogliere Fernandez a Bagheria al momento della sua espulsione dal Canada, lo scorso giugno, al termine dell’espiazione di una condanna a 10 anni di reclusione per estorsione, traffico di stupefacenti e possesso di armi.
Nello Stato nord americano la situazione è particolarmente calda con una guerra di mafia scoppiata all'interno del clan Rizzuto. Da una parte Vito Rizzuto, storico capomafia scarcerato nell'ottobre 2012. Dall'altra il suo ex fedelissimo, Raynald Desjardin, attualmente in carcere, che durante il periodo di detenzione aveva avviato una vera scalata al potere uccidendo il figlio di Rizzuto, Nick, il padre ed il cognato.

Più ipotesi d'omicidio
Juan Ramon Paz Fernandez, spagnolo classe 1956, è ritenuto come uno dei più fidati collaboratori di don Vito Rizzuto. “Era seduto alla destra di Dio” dicevano gli investigatori della Royal Canadian Mounted Police, dove “Dio” è Vito Rizzuto. Fra il 1999 e il 2001 viene espulso due volte dal Canada, verso la Spagna, ma ogni volta riesce a rientrare a Montreal. Nell'aprile 2012 la nuova espulsione e dopo due mesi l'arrivo a Bagheria. “Joe Bravo” ha i suoi contatti in terra siciliana e sa dove andare a chiedere per dare il via ad un traffico di stupefacenti alquanto redditizio (dal valore di 110 mila dollari a spedizione) con l'esportazione di pillole di ossicodone, una particolare sostanza stupefacente largamente diffusa nel Nord America ed in Italia facilmente reperibile anche in farmacia grazie alla presentazione di una ricetta medica.
In base alle indagini le pillole, una volta arrivate in Canada, sarebbero state destinate a due associati della famiglia Rizzuto di Toronto ed altri soggetti incaricati della distribuzione nel territorio canadese.
scaduto-pietro-salvatoreA questo punto una domanda sorge spontanea. Per quale motivo si è reso necessario uccidere Fernandez, che tanto si era adoperato per mettere in atto il traffico di droga? Gli investigatori si muovono in più direzioni. Non è da escludere la vendetta da parte di Vito Rizzuto per un “tradimento” subito, se non in maniera formale con un appoggio al rivale Desjardin, con una mancata azione di vendetta dopo la morte del figlio. Fernandez, infatti, temuto e rispettato in Canada, avrebbe anche potuto attivarsi in prima persona contro la scalata, invece da un anno aveva trovato “riparo” in Sicilia tra Bagheria e Casteldaccia.  
“Quando Vito Rizzuto viene estradato negli Stati Uniti il suo clan subisce pesanti colpi, come l’assassinio del figlio Nick, del cognato, del padre. Poi quando Rizzuto torna libero in Canada parte la controffensiva e in questi mesi sono stati uccisi diversi uomini vicini a Desjardin – racconta Antonio Nicaso, storico della criminalità organizzata specializzato proprio sulle dinamiche nord americane – L'omicidio di Fernandez, visto da fuori, può prestarsi a più letture. Tra queste quello di un disimpegno nella guerra che non sarebbe piaciuto allo storico capomafia. Con questa lotta intestina si decide non solo la leadership di una famiglia ma anche il controllo del porto di Montreal il che significa il controllo dei traffici internazionali di droga con il Canada”.

Un omicidio che fa “scruscio”
L'esecuzione compiuta per mano dei fratelli Scaduto impone un'attenta riflessione in merito a quel che sta accadendo in seno a Cosa nostra. Le indagini degli ultimi anni parlano di una mafia camaleontica, continuamente capace di riorganizzarsi con figure sempre pronte a subentrare ai vecchi capi già immediatamente dopo gli arresti. “L'anomalia” se si vuole è quella di una mafia che torna ad uccidere su commissione, così come era negli anni '80. Un omicidio che fa “scruscio” in terra siciliana per rispondere ad un favore chiesto dai Rizzuto di Montreal, la “sesta famiglia” collegata direttamente con i Gambino di New York. Un omicidio tecnicamente “impossibile” senza l'assenso delle famiglie di Bagheria ed, ovviamente, senza quello dell'ultimo padrino in libertà: Matteo Messina Denaro. Un “favore” che sancisce un legame sempre più saldo tra Cosa nostra siciliana e quella nord americana con un solo comun denominatore legato agli affari e all'onore.

In foto: la discarica abusiva di contrada Fiorilli, fra Casteldaccia e Altavilla dove sono stati ritrovati i corpi carbonizzati e Pietro Scaduto insieme al fratello Salvatore

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