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summit-palermo-webIl ruolo centrale del mandamento di Tommaso Natale
di Aaron Pettinari - 30 novembre 2011
Nel corso della storia il mandamento di Tommaso Natale – San Lorenzo ha sempre svolto un ruolo epicentrico all'interno dell'organizzazione criminale di Cosa Nostra. Un dato che emerge anche nell'inchiesta “Idra”, inserita nella maxioperazione che ieri ha portato all'arresto di 36 boss.

Un territorio che sin dai tempi della reggenza di Salvatore Lo Piccolo ha sempre cercato di tessere importanti alleanze, conquistando sempre più “peso politico” nell'area palermitana e non solo. E proprio come i Lo Piccolo anche Giulio Caporrimo, uscito dal carcere appena un anno fa, ha da subito messo in atto questa strategia di accentramento dei poteri mafiosi nelle mani del mandamento Tommaso Natale - S. Lorenzo. Proprio il summit di mafia, che ha avuto luogo lo scorso 7 febbraio presso Villa Pensabene, territorio controllato da Caporrimo, viene inteso dagli investigatori come il tentativo dello stesso capomafia di rivendicare a lui e al suo mandamento una centralità di ruolo e di direzione.
Un summit importante a cui hanno preso parte i vertici del gotha mafioso in quel momento in libertà.
E il tutto è stato ripreso dalle telecamere delle forze di polizia che sono riusciti a seguire i padrini fino all'ingresso dello stabile. Addirittura c'era Giuseppe Calascibetta, boss di Santa Maria di Gesù, poi ucciso davanti la propria abitazione lo scorso settembre. La telecamera piazzata dagli inquirenti riprende tutto. Che quello di Villa Pensabene sia un summit mafioso lo si intuisce in poco tempo, con l'arrivo di altri ospiti. Dallo stesso Giulio Caporrimo, ai giovanissimi Amedeo Romeo, Stefano Scalici e Andrea Luparello, che viene ritenuto il reggente della famiglia di Sferracavallo. Poi ecco il gruppo di Brancaccio con Giuseppe Arduino, Cesare Lupo, e Antonino Sacco, monitorati dal gruppo di polizia della sezione Criminalità organizzata. C'erano anche Salvatore Seidita e Gaetano Maranzano del Mandamento della Noce.
Quindi ecco anche Giovanni Bosco, il capomandamento di Passo di Rigano, seguoto da Alfonso Gambino, di Boccadifalco; Ignazio Mannino, di Torretta e Matteo Inzerillo, di Passo di Rigano. Rappresentano il gruppo degli “scappati”, ovvero le famiglie della vecchia mafia che negli anni ottanta si erano scontrati ferocemente con i Corleonesi. Ora però non ci sono più divisioni e contrasti e anche loro prendono parte al summit. Anche per questo il pranzo tra i boss del 7 febbraio assume una notevole importanza. Purtroppo per gli investigaotri, colti alla sprovvista, non è stato possibile ascoltare le parole di quell'incontro.
Qualche tempo dopo, il 14 giugno 2011, sempre a Villa Pensabene c'è stato anche un nuovo summit, più ristretto, a cui parteciparono appartenenti al mandamento di San Lorenzo-Tommaso Natale, Pagliarelli e della Noce. In questa occasione gli inquirenti riuscirono a piazzare le cimici. Un incontro in cui Caporrimo svolse anche il compito di paciere tra lo stesso titolare di “Villa Pensabene”, Michele Di Giovanni, e Valerio Fontana, cognato di Giuseppe Calvaruso (esponente della famiglia di Pagliarelli attualmente detenuto), per questioni di concorrenza legata alla ristorazione tra i locali gestiti dai due. I boss ne parlarono alla fine del summit. Una questione che doveva essere diramata prorpio su richiesta di Calvaruso, che era riuscito a far arrivare una missiva dal carcere.


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