Il ritorno di un collaboratore di giustizia riaccende i riflettori su Brancaccio e sui nuovi equilibri mafiosi che si sono consolidati negli ultimi anni. Il 3 novembre 2025, infatti, Francesco Centineo si presenta alla stazione dei carabinieri del quartiere palermitano deciso a raccontare ciò che sa. Non è un volto sconosciuto: nel 2015 era stato arrestato e condannato per la sua appartenenza alla famiglia mafiosa di Bagheria. Ora, però, sceglie di collaborare con la giustizia, offrendo un contributo che si inserisce in un contesto investigativo già caldo, segnato dal recente fermo di 32 persone, tra cui Nino e Carmelo Sacco.
Alla base della sua decisione c’è una vicenda personale che si trasforma rapidamente in una questione di mafia. Centineo racconta di essere finito al centro di una richiesta estorsiva legata all’abitazione in cui viveva da quattro anni. Dopo aver investito 72 mila euro per ristrutturarla, si era visto intimare di lasciarla perché formalmente destinata al figlio della proprietaria. La controversia, però, non resta confinata a un ambito privato: intervengono esponenti mafiosi della famiglia di Corso dei Mille e, infine, Carmelo Sacco impone la sua decisione. Per restare nell’immobile, Centineo avrebbe dovuto pagare altri 40 mila euro entro un anno. “Quello che dico io è legge”, gli avrebbe detto. È a quel punto che decide di rivolgersi ai Carabinieri.
Le sue dichiarazioni delineano subito il ruolo centrale di Nino Sacco, tornato in libertà a maggio 2024 e, secondo il collaboratore, immediatamente rientrato al comando. Centineo descrive una leadership ristabilita con decisione: “ripreso in mano tutte le attività”, afferma, indicando come il boss abbia riacquisito il controllo della famiglia di Corso dei Mille e delle aree di via Messina Marine, con l’obiettivo di estendere nuovamente la propria influenza anche su Brancaccio. Un progetto che si scontra con la presenza di Giuseppe Caserta, figura altrettanto radicata nel territorio.
Il racconto del collaboratore offre uno spaccato diretto delle tensioni tra i due. “Da quando è stato scarcerato, ha ripreso in mano tutte le attività. È a capo della famiglia di Corso dei mille, comprendente anche il territorio di via Messina Marine e voleva riprendere potere anche su Brancaccio – dice Centineo – dove però c’è Giuseppe Caserta, il testone. L’inverno scorso mi sono recato nell’officina di Caserta, che per parlare mi aveva condotto all’interno del laboratorio perché aveva paura di eventuali cimici. Mi aveva detto che il suo rivale, intendendo evidentemente Sacco appena scarcerato, voleva prendersi anche Brancaccio ma avevano trovato un accordo suddividendosi il territorio; a Nino Sacco era andata tutta la zona di Corso dei Mille, via Messina Marine, Sperone, utilizzando suo nipote Carmelino come rappresentante”.
Alla base dell’accordo ci sarebbe stato un contrasto legato a un’estorsione. “Sacco voleva fare l’estorsione alla sala scommesse che c’è in piazza dei Signori, a Brancaccio, gestita da Francesco Russo (nipote di Nino Sacco, ndr) e dal figlio di Jimmy Celesia (altro mafioso di Brancaccio, ndr); ci aveva mandato proprio Carmelino Sacco a chiedere il denaro. Giuseppe Caserta era venuto a conoscenza di questa circostanza, per questo poi c’è stato l’accordo sui territori”.
Secondo Centineo, la divisione del territorio sarebbe avvenuta dopo un evento preciso: “Questa spartizione è stata fatta dopo la morte di Giancarlo Romano (assassinato due anni fa allo Sperone, ndr) – aggiunge il neo pentito di Brancaccio – prima era un unico territorio, Giuseppe Arduino (altro boss che lo scorso novembre è stato condannato a 18 anni, ndr) si riferiva a Nino Sacco”.
Il collaboratore ricostruisce anche le radici della rivalità tra Sacco e Caserta, riportandola al 2011, quando quest’ultimo subì un violento pestaggio. “Ho appreso del pestaggio mentre mi trovato in carcere, direttamente da Caserta che io ho conosciuto lì tramite Daniele Lauria. Una volta eravamo in socialità e mi aveva raccontato che il pestaggio era avvenuto di fronte a Giorgio Gomme, sul prato sotto il ponte dell’Ammiraglio; erano stati Giuseppe Burno detto Formaggino, Natale Bruno, Carlo Composto e un altro, li vide levando il passamontagna a Giuseppe Bruno, erano soggetti tutti sottoposti a Nino Sacco”.
Le dichiarazioni di Centineo si estendono poi agli interessi economici del boss. Secondo il suo racconto, Sacco gestirebbe diverse attività, tra cui parcheggi e un panificio, oltre a ricevere quote mensili da attività riconducibili a familiari. Descrive anche tentativi di investimento più ambiziosi, come l’acquisto di un terreno per realizzare un distributore di carburante. Un sistema economico alimentato, secondo il collaboratore, da traffici illeciti e in particolare dallo spaccio di stupefacenti.
“I soldi da investire nello stupefacente sono di Nino Sacco ma la gestione è rimessa ad Asaro (Pietro Asaro, fra i fermati nell’operazione di due giorni fa, ndr); lo stupefacente acquistato deve andare nelle piazze del territorio: Sperone, Case Rosse, Roccella e la nuova piazza dei Cancelli; se avanza qualcosa fanno anche delle forniture ma in provincia, fuori Palermo e, in particolare, Marsala e Mazara del Vallo (ma non so a chi). Questa nuova piazza dei Cancelli la gestiva il nipote di Nino Scintillone (Antonino Lauricella, ndr), che poi è stato arrestato”.
Un altro capitolo riguarda il sistema delle estorsioni, che Sacco definirebbe “mensilità”. Il collaboratore sottolinea come il pagamento sia generalizzato, senza eccezioni: anche membri della stessa cerchia familiare sarebbero coinvolti. Racconta inoltre che la gestione operativa delle richieste di denaro sarebbe affidata a Carmelo Sacco, mentre il boss riceverebbe direttamente i proventi nei casi più vicini al proprio ambito familiare.
Infine, emerge il profilo di un capo che evita l’esposizione diretta, delegando al nipote il controllo quotidiano delle attività. Carmelo Sacco viene descritto come il tramite operativo, incaricato di aggiornare costantemente lo zio su quanto accade sul territorio. In una riunione, secondo il racconto di Centineo, sarebbe stato presentato ufficialmente come “personale rappresentante” del boss, alla presenza di altri soggetti poi finiti tra i fermati.
Il messaggio lanciato in quell’occasione sintetizza il clima che si respira nel mandamento: “Voi siete con me o contro di me…”, avrebbe detto il boss tornato a esercitare il proprio potere dopo la scarcerazione.
Fonte: livesicilia.it
ARTICOLI CORRELATI
Mafia, boss scarcerati tornano al comando: pizzo, incendi e affari nelle aste giudiziarie
Blitz antimafia a Palermo, 32 fermi a Brancaccio: tra gli arrestati il boss Nino Sacco
