
L’inchiesta di Giorgio Mottola, “Un mafioso per amico”, andata in onda ieri su Rai 3
Documenti e testimonianze inedite raccontate da Report hanno rivelato i rapporti tra Gioacchino Amico – poi diventato collaboratore di giustizia – e esponenti di primo piano di Fratelli d’Italia.
L’uomo è indicato dai magistrati milanesi come coordinatore del “consorzio mafioso” tra Camorra, ‘Ndrangheta e Cosa Nostra in Lombardia. La cosa inquietante è stata la facilità con cui è riuscito ad entrare in contatto con figure politiche di altissimo livello.
Il 2 febbraio 2019 Amico, come riportato dalla trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci, fu presente alla manifestazione “Sistema Italia” al Marriott di Milano con il gotha del partito: Paola Frassinetti, Carlo Fidanza, Ignazio La Russa, Daniela Santanché, Adolfo Urso e Giorgia Meloni.
Alla fine dell’evento, l’uomo – già condannato in via definitiva per truffa e ricettazione – si avvicinò all’attuale premier e si scattò un selfie con lei. Qualche ora dopo inviò la foto via WhatsApp alla sua rete di contatti, compreso un ex parlamentare della Lega che aveva incontrato Amico più volte: “Gioacchino era molto spaccone perché sosteneva di poter arrivare a contattare personaggi molto in alto all’interno di Fratelli d’Italia”. Gli inviò foto per fare vedere “fin dove riusciva ad arrivare”. Nell’ottobre 2018 lo stesso ex parlamentare fu invitato da Amico a Montecitorio, negli uffici di Fratelli d’Italia. “La mattina mi porta negli uffici di Fratelli d’Italia Gioacchino Amico e lì ci accoglie Donzelli in maniera abbastanza gentile. Poi a un certo punto sono entrati anche Delmastro e Lollobrigida”. L’ex leghista notò una stranezza: Amico entrò senza mostrare documenti. “Di solito capita a chi ha un passi particolare”. Giovanni Donzelli, organizzatore nazionale di Fratelli d’Italia, ha replicato di non aver mai incontrato Amico, “non lo posso escludere perché incontro centinaia e centinaia di persone ma per la modalità con cui è stato raccontato è una modalità così strana che la escludo e che la ricorderei”.
Amico stesso, in altre occasioni, sostenne di disporre di un tesserino parlamentare che gli consentiva accesso libero alla Camera. Le sue dichiarazioni furono messe al vaglio dei pm.
Amico come ‘referente di Fratelli D’Italia’
Oltre a questo Amico si sarebbe accreditato come referente territoriale di Fratelli d’Italia. Monica Rizzi, già vicina a Umberto Bossi e poi fondatrice di Grande Nord, ha raccontato in trasmissione che “un nostro iscritto di Milano ce lo presentò come un referente di Fratelli d’Italia in grado di poter raggiungere i vertici e portare qualcuno di significativo al congresso”. 
Amico promise e mantenne: portò Carlo Fidanza al congresso fondativo di Grande Nord il 17 febbraio 2019, meno di due settimane dopo il selfie con Meloni. Successivamente Amico divenne insistente nel chiedere a Rizzi contatti con Giulia Martinelli, segretaria del presidente Attilio Fontana. Rizzi, successivamente, chiuse i rapporti: “Diventò talmente insistente che mi inquietava un po’ la cosa. Chiaramente io non ho mai fatto neanche un atto, neanche mezza telefonata”. Carlo Fidanza, invece, si affidò ad Amico per l’organizzazione di alcuni eventi della sua campagna elettorale per le europee 2019.
La collaborazione con la giustizia
L’inchiesta Hydra, coordinata dal pm Alessandra Cerreti, ha rivelato che Gioacchino Amico, siciliano di nascita, fungeva da trait d’union: coordinava summit, procacciava affari e rappresentava il clan Senese, guidato da Michele Senese, detto “O’ Pazzo”, potente camorrista romano con ramificazioni in droga e riciclaggio. Nunzio Perrella, collaboratore di giustizia, descrisse così il ruolo di Senese a Roma: “Michele Senese era un ottimo amico mio. Era uno dei primi camorristi a comandare su Roma. Collegato con tutte le famiglie romane, calabresi e siciliane”. Amico partecipava ai vertici del consorzio. Gli incontri si tenevano anche negli uffici di Paolo Errante Parrino, detto “Zio Paolo”, parente di Matteo Messina Denaro, condannato a oltre dieci anni per mafia e ritenuto dalla Procura uno dei capi del tavolino lombardo. Una prova concreta dello spessore di Amico arrivò dal suo matrimonio in Sicilia, a Montelepre. Al ricevimento si presentò il gotha delle tre mafie. Nel frattempo Amico entrò in Fratelli d’Italia. Tra il 2019 e il 2020 la tessera gli fu fatta da Alice Murgia, assistente parlamentare dell’attuale sottosegretaria Paola Frassinetti. Nelle intercettazioni Murgia comunicò ad Amico di aver firmato il modulo di iscrizione al posto suo. Nel febbraio 2026, durante la prima udienza del processo Hydra, il pm Alessandra Cerreti annunciò: “Da questa mattina sono a disposizione delle difese copie in formato cartaceo del verbale di interrogatorio reso in data 3 febbraio 2026 dal neo collaboratore di giustizia Amico Gioacchino”. Amico iniziò a collaborare con la giustizia dopo una “conversione religiosa” in carcere: “Ho incontrato Gesù nelle mura carcerarie, nel periodo di sofferenza. Non sono qui a parlare delle situazioni, delle problematiche di indagine o degli addebiti penali che ho ricevuto, perché quegli addebiti penali ricevuti sono abbastanza così enormi e grandi che solo la potenza di Dio ha potuto portarmi fuori dal carcere”. Pochi giorni prima un altro collaboratore di peso, Bernardo Pace – uomo di Cosa Nostra vicino a Messina Denaro e rappresentante del mandamento di Castelvetrano in Lombardia – era stato trovato impiccato nella cella di massima sicurezza a Torino. Pace aveva iniziato a fare nomi sui rapporti tra il consorzio e la politica. I pm aprirono un fascicolo per istigazione al suicidio. La dinamica presentò elementi non chiariti: il laccio usato non sarebbe stato quello delle scarpe, ma un filo di ferro preso da una stanza adiacente alla quale Pace non aveva accesso. Pochi giorni prima aveva espresso timore di essere ucciso ed era stato trasferito proprio per questo.
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