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La difesa chiede una perizia per accertare se l’imputato possa seguire il processo. Il tribunale dispone la valutazione medica

Antonio Messina, ex avvocato di Campobello di Mazara, figura che gli inquirenti hanno collocato all’interno della rete economica di Cosa nostra legata a Matteo Messina Denaro, potrebbe non essere in grado di partecipare al processo in cui compare come imputato, a causa delle sue condizioni di salute. A sollevare la questione è stata la difesa durante l’apertura dell’udienza, parlando di condizioni troppo precarie per poter essere presente in aula e depositando una documentazione medica che ne descrive il quadro clinico. 

Da qui la richiesta di una perizia, una valutazione tecnica indipendente per stabilire se l’imputato sia capace di seguire il processo oppure no. Il pubblico ministero si è opposto, ma il tribunale ha scelto una linea diversa: non si può rifiutare una perizia senza motivazioni solide. 

Per la Direzione distrettuale antimafia di Palermo, l’ex avvocato Messina non è un imputato qualunque, ma un ingranaggio fondamentale nella gestione economica del sistema mafioso di Campobello di Mazara. Un “colletto bianco”, uno di quelli che tengono in piedi i flussi di denaro, amministrano risorse e garantiscono continuità. Anche per questo motivo, gli investigatori ritengono che l’ex avvocato avrebbe avuto un ruolo centrale nella gestione della cassa del clan, oltre che nel sostegno economico durante la lunghissima latitanza del boss di Castelvetrano. 

Una figura, quella dell’ex avvocato Messina, tutt’altro che marginale. A confermarlo, oltre alla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, anche alcuni pizzini che non restituiscono l’immagine del classico fiancheggiatore occasionale. E anche se non viene descritto come un uomo di fiducia assoluta, resta comunque una persona perfettamente inserita nelle dinamiche più complesse e operative di Cosa nostra. 

Fonte:
Tp24.it

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