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Malta è da tempo meta privilegiata per Cosa nostra, un luogo dove fare affari con relativa tranquillità. Qui la mafia siciliana ricicla i proventi del narcotraffico tra casinò, resort e circuiti finanziari opachi, favorita da un sistema fiscale particolarmente vantaggioso che rende l’isola un crocevia ideale per capitali di dubbia provenienza.
Non solo. Le indagini della Direzione Investigativa Antimafia e diversi procedimenti giudiziari italiani hanno messo in luce collegamenti stabili tra Cosa nostra e l’Isola dei Cavalieri: dal maxi riciclaggio degli anni ’90 fino al controllo delle scommesse online. Affari finiti anche al centro delle inchieste della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, uccisa con un’autobomba nel 2017, un attentato per il quale emersero legami con ambienti criminali siciliani.
Gli investigatori della Dia di Trapani arrivarono a pedinare - come riportato dal giornalista Rino Giacalone su La Sicilia - l’imprenditore Carlo Cattaneo, originario di Castelvetrano e vicino alla cerchia dell’allora latitante Matteo Messina Denaro, documentando i suoi incontri con esponenti della criminalità maltese. Secondo il collaboratore di giustizia Lorenzo Cimarosa, cugino dei Messina Denaro e primo pentito della famiglia, Cattaneo rappresentava un terminale operativo per uomini fidati del boss: prima il nipote Francesco Guttadauro, poi il commercialista Saro Allegra, cognato dello stesso Messina Denaro.
Cattaneo, inoltre, avrebbe avuto accesso a “17 Black”, una piattaforma opaca registrata a Dubai, su cui la stessa Caruana Galizia aveva a lungo indagato, collegandola a flussi finanziari sospetti e a figure di primo piano dell’economia e della politica maltese. Le connessioni tra Sicilia e Malta affondano le radici nei decenni. Già negli anni Novanta emerse il tentativo di un imponente riciclaggio di denaro destinato all’acquisto dell’isolotto di Manoel Island, attraverso capitali riconducibili a interessi mafiosi. La vicenda, emersa nel processo scaturito dall’operazione “Petrov”, fece affiorare un sistema complesso di relazioni in cui si intrecciavano mafiosi, massoni, professionisti e soggetti legati anche a contesti istituzionali maltesi.
Oggi, a distanza di anni, quel reticolo non appare del tutto dissolto. Piuttosto, sembra essersi adattato ai nuovi strumenti della finanza globale e alle opportunità offerte dal digitale. Malta continua così a rappresentare non solo una piattaforma economica strategica nel Mediterraneo, ma anche un terreno sensibile in cui interessi leciti e illeciti rischiano di sovrapporsi. Ed è proprio in questa zona grigia che si gioca una partita cruciale: quella tra la capacità delle organizzazioni criminali di reinventarsi e la tenuta degli strumenti di controllo e trasparenza degli Stati europei. 

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