La Suprema Corte ha confermato le condanne per associazione mafiosa ed estorsione per il boss Gaetano Scotto (20 anni) e per i fratelli Francesco Paolo Scotto (12 anni) e Giuseppe Costa (12 anni), fratello di Rosaria, vedova dell'agente Vito Schifani, morto il 23 maggio del 1992 nell'attentato di Capaci al giudice Giovanni Falcone, al quale faceva la scorta. I fatti sono avvenuti nel quartiere palermitano dell'Arenella e Rosaria Schifani, saputo dei fatti, aveva subito preso le distanze dal fratello.
Costa, detto Pinuzzu u chieccu (balbuziente), avrebbe fatto parte della famiglia mafiosa di Vergine Maria, facendo l'esattore del pizzo, raccogliendo le estorsioni destinate al sostentamento dei carcerati. Invece Scotto è ritenuto dai magistrati il capo della cosca dell'Arenella: dopo la sua scarcerazione, seguita all'assoluzione nel processo per la strage di via d’Amelio, aveva partecipato con la fidanzata alla tradizionale processione che si tiene ogni anno nel rione marinaro di Palermo, in barca, con la statua di Sant'Antonio da Padova. Da sempre ritenuto il collegamento tra la mafia e i servizi deviati, Scotto si fidava di Costa al punto da affidargli il compito di scoprire l'autore di una serie di ammanchi nelle casse della cosca di cui il principale indiziato era proprio il fratello Francesco Paolo. Gaetano Scotto, inoltre, é stato condannato in primo grado per l'omicidio dell'agente di polizia Antonino Agostino e della moglie incinta, Ida Castelluccio, avvenuto a Villagrazia di Carini (Palermo) il 5 agosto 1989. A indagare sugli Scotto e su Costa erano stati i pm della Dda Amelia Luise (ora alla Procura europea) e Giorgia Righi. Gli imputati erano stati arrestati nel 2020, nell'operazione White Shark della Direzione investigativa antimafia.
Fonte: Agi
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