Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

La scomparsa di Bruno Contrada non suscita in Sonia Alfano, responsabile Legalità di Azione, alcun sentimento di cordoglio. Per lei, la morte dell’ex alto funzionario dei servizi rappresenta piuttosto "la conferma di una sconfitta per la giustizia italiana". Contrada, figura centrale in alcune delle pagine più oscure della storia repubblicana, ha scelto di portare con sé nella tomba "segreti indicibili", lasciando senza risposta domande cruciali sulla morte di Beppe Alfano e di tante altre vittime della mafia. Secondo Sonia Alfano, i primi anni ’90 in Sicilia furono segnati da "zone d’ombra" che avvolsero l’operato dei servizi segreti, in particolare la cosiddetta "Squadra Fiore", una "struttura parallela" attiva nel Messinese, "di cui Contrada era riferimento indiscusso". Questa cellula del Sisde agiva "fuori da ogni controllo istituzionale", soprattutto a Barcellona Pozzo di Gotto, il territorio in cui suo padre, Beppe Alfano, fu isolato e ucciso mentre tentava di denunciare la presenza del boss Nitto Santapaola. "Qual era il vero ruolo di Contrada e della sua squadra in quelle settimane? Perché la cattura di Santapaola fu impedita o ritardata?", si chiede Alfano. Domande che restano senza risposta, sepolte insieme ai "segreti indicibili" di un uomo che "ha preferito il silenzio alla dignità della verità". La decisione della CEDU di revocare la condanna a Contrada, sottolinea Alfano, "non cancella il dato storico e morale": "Un uomo dello Stato ha scelto il silenzio invece della collaborazione, impedendo ai familiari delle vittime di conoscere i mandanti occulti e i complici istituzionali di quegli anni di sangue". Vedere Contrada morire "senza aver mai reso conto di ciò che sapeva" è, per la figlia di Beppe Alfano, "un’offesa permanente nei confronti di chi ha pagato con la vita il prezzo dell’onestà e della verità". "Mio padre è morto per denunciare i santuari inviolabili della mafia e della politica; Contrada è stato un custode di quei santuari", accusa. A pesare è anche "l’amarezza di uno Stato che non ha saputo o voluto pretendere la verità dai suoi stessi apparati". Contrada, per Alfano, incarna il simbolo di un sistema che ha protetto i suoi segreti, lasciando le vittime e i loro familiari senza giustizia.

Fonte: Ansa 

Foto © Davide de Bari 

ARTICOLI CORRELATI

È morto Bruno Contrada: lo 007 indicato da Falcone come una delle 'menti raffinatissime'

Contrada, il colpevole di mafia risarcito dallo Stato
di Giorgio Bongiovanni 

''Il Caso Contrada'': la ''disponibilità a Cosa Nostra'' e il servizio ad un certo Stato

Caso Contrada, il concorso esterno e la ''revoca che non c'è''
di Giorgio Bongiovanni e Aaron Pettinari

Contrada, ''l'onore'' e la ''coerenza'' di chi ha servito (un certo) Stato
di Lorenzo Baldo 

  

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos